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Vince il sì al referendum (senza quorum): il Comune aggiunge la denominazione degli storici templi

Capaccio cambia nome: ora è Capaccio Paestum

di 
Stefania Marino
18 Giugno 2014
A gennaio è arrivato il titolo di “Città”. Domenica scorsa, un referendum consultivo, ha stabilito che alla denominazione di Città di Capaccio si debba aggiungere “Paestum”, toponimo che rimanda al noto sito archeologico con i suoi straordinari templi dorici, inserito nel Patrimonio mondiale Unesco.

Così hanno deciso i cittadini: i “sì” sono stati 3330 mentre i “no” 2180, il 60,4% contro il 39,6%. L’affluenza alle urne è stata del 31% e non c’era nessun quorum da raggiungere. Entusiasta il sindaco di Capaccio Paestum Italo Voza che ha così commentato il risultato «Votando sì la cittadinanza ha istituzionalizzato una denominazione che era da anni nell’uso comune e ha restituito dignità alla storia millenaria di Paestum. Oggi è sicuramente un giorno storico per il nostro territorio, abbiamo aggiunto il “cognome” Paestum al nome “Capaccio” e siamo certi che questa scelta non potrà che accrescere il prestigio della nostra città».

La storia registra che nel 1947, una delibera comunale, proponeva che la frazione Paestum divenisse Comune. Dopo 65 anni, a novembre del 2012, si rispolvera in parte quel tentativo e viene avviato l’iter amministrativo che ha visto approvare la proposta all’unanimità dal consiglio comunale e dal consiglio provinciale di Salerno e che ha trovato poi il parere favorevole anche da parte del Consiglio regionale della Campania. Domenica 15 giugno il “sì” vince. Per il primo cittadino Italo Voza il “grande attrattore” Paestum può essere l’elemento trainante del turismo e del settore agroalimentare. E conclude : «E’ un capitale che avevamo nel cassetto».

In provincia di Salerno, nell’area del parco nazionale del Cilento Vallo di Diano e Alburni, altri due Comuni in passato hanno fatto lo stesso tentativo di istituzionalizzare delle località note per il loro richiamo turistico, storico ed archeologico. E’ accaduto nel 2002 quando il Comune di Ascea prova a cambiare la denominazione partendo dalla notorietà internazionale dell’area archeologica di Elea-Velia. Non si arriva ad un referendum. L’iter vide giungere direttamente una legge della Regione Campania che stabiliva che il Comune si chiamasse Ascea-Velia. Una sentenza della Corte costituzionale dichiarò l’illegittimità costituzionale. Qualche anno dopo nel 2011, un referendum consultivo ha chiesto agli elettori di Centola di aggiungere sul gonfalone, “Palinuro”, rinomata località balneare della costiera cilentana. Vigeva ancora l’obbligo del quorum e a fronte di un’affluenza del 28% la proposta si fermò.