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L’ultima dittatura europea apre al turismo: per 5 giorni si entra solo con il passaporto

Bielorussia, addio al visto per i turisti. La rivoluzione di Minsk

di 
Tino Mantarro
8 Febbraio 2017

Probabilmente non ne avete mai sentite il bisogno. Però dall'8 febbraio entrare in Bielorussia per turismo sarà molto, molto più facile. Nel momento in cui la Nazione più aperta del mondo inizia a chiudere le sue frontiere, ecco che la Bielorussia, il Paese più chiuso d’Europa, le apre. Timidamente, ma le apre ed elimina il visto di ingresso per chi si reca a Minsk per turismo per meno di 5 giorni
 
 
L'APERTURA DEL PAESE
A inizio gennaio infatti Aleksandr Grigor'evič Lukašenko, il più longevo dittatore d’Europa presidente dal 1994, ha firmato un decreto con cui elimina il visto per entrare nel suo Paese ai cittadini di 80 Stati: tra questi tutti i residenti nell’Unione Europea, negli Stati Uniti e in Giappone. Un tentativo neanche tanto velato per agganciare il Paese al resto del mondo con la scusa del turismo, specie in questi mesi in cui lo stretto rapporto con Mosca inizia a vacillare.
 
Dall’8 febbraio dunque chi vorrà visitare le bellezze della capitale Minsk o vorrà perdersi tra le steppe e le foreste bielorusse, potrà farlo liberamente, ovvero senza dover richiedere il visto all’Ambasciata di Roma o al consolato di Milano. L’ingresso libero è garantito a patto di arrivare in aereo e di non trattenersi più di cinque giorni, avendo comunque cura di registrarsi al Ministero dell’Interno come da tradizione sovietica. Per soggiorni più lunghi bisognerà invece sempre chiedere il visto: valido per soggiorni fino a 90 giorni, costa 60 euro e si ottiene facendo richiesta all'ambasciata di Roma o al consolato di Milano, presentando una prenotazione alberghiera (in russo e su carta intestata) e un’assicurazione sanitaria valida.
 
 
Del resto la Bielorussia è un Paese in cui il Kgb continua orgogliosamente a chiamarsi Kgb e usa metodi di controllo capillare sulla società come ai vecchi tempi. Mentre lo Stato pianifica l’economia e le fattorie sono ancora collettivizzate. Una passione nazionale quella per le fattorie: prima di buttarsi in politica Lukašenko – che si fa chiamare “bat’ka”, piccolo padre – dirigeva proprio un kolchoz, una fattoria statale, e due anni fa ha stabilito che ai contadini fosse proibito abbandonare le loro aziende prima della fine dei lavori nei campi introducendo la “legge marziale” durante il periodo della raccolta del grano.
 
 
PIÙ TURISTI?
Con questa mossa il governo di Minsk spera di far aumentare esponenzialmente il numero di turisti che visitano il Paese. «Puntiamo a una crescita degli arrivi di almeno il 20%» si è affrettato a dire il ministro degli Esteri. Crescita non impossibile da raggiungere considerando che le ultime statistiche ufficiali, da prendere con le molle vista la tradizione sovietica nel falsificare i numeri, raccontavano di poco più di centomila visitatori nel 2014, in maggioranza provenienti dai Paesi ex sovietici, che non necessitavano di visto. Le prove generali dell’apertura si erano avute in due distinte occasioni negli ultimi venti mesi. Prima, nell’estate del 2015, era stato garantito l’accesso senza visto a tutti i turisti che passavano il confine polacco per visitare la foresta di Bielavieža, dove si trovano gli ultimi bisonti europei. Però bisognava avere un biglietto valido per il parco e si poteva rimanere nel Paese giusto il tempo della visita.
 
Poi, lo scorso ottobre, Lukašenko ha autorizzato l’ingresso senza visto per i visitatori diretti nel parco di Augustow Canal, una piccola zona al confine tra Polonia e Lituania. Qui i turisti potevano stare fino a cinque giorni muovendosi per tutto il distretto di Hrodna. Pare che quest’ultima prova generale sia stato un successo, e così Lukašenko ha deciso il grande passo: liberi tutti. Curiosi e non.