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Alle regioni 14,8 milioni per mettere in sicurezza 70 chilometri di percorsi ciclabili

Approvata la legge quadro sulla mobilità ciclistica

di 
Tino Mantarro
22 Dicembre 2017
Un bel regalo di Natale per gli amanti della bicicletta. Il Senato ha approvato definitivamente la legge Decaro/Gandolfi che per la prima volta in Italia assegna allo Stato e al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti il compito di sviluppare la mobilità in bicicletta. Soddisfatto l'onorevole Paolo Gandolfi, grande promotore della legge. E con lui anche il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Graziano Delrio, che commenta: «La mobilità ciclistica è una priorità per le città. Oggi è legge. La Cenerentola della mobilità, la bicicletta, assume pari dignità in città, in periferia e nei percorsi turistici, rispetto agli altri mezzi e guida il cambiamento verso la mobilità dolce e alternativa. Uno scatto culturale e nella pianificazione delle opere, per il quale il nostro Paese è pronto».
 
 
I PRIMI SOLDI IN ARRIVO
Va dunque in questa direzione il decreto firmato oggi sempre da Del Rio che assegna alle Regioni 14,8 milioni per creare o mettere in sicurezza 70 percorsi e piste ciclabili.  «Per avere sempre più ciclisti dobbiamo avere più piste ciclabili e più sicure» ha spiegato il ministro. Con questi soldi le amministrazioni locali potranno finanziare interventi che prevedono la realizzazione di piste ciclabili, attraversamenti semaforizzati, attraversamenti mediante sovrappassi o sottopassi destinati a ciclisti; messa in sicurezza di percorsi ciclabili; creazione di una rete di percorsi ciclabili protetti o con esclusione del traffico motorizzato da tutta la sede stradale.
 
IL SITEMA DELLE CICLOVIE TURISTICHE
Un ulteriore passo assai concreto per lo sviluppo della mobilità ciclistica. Passo che segue l’approvazione, due anni fa, del Sistema nazionale delle ciclovie turistiche, grazie all’impegno congiunto del Ministero per le infrastrutture e i trasporti e del Mibact di Dario Franceschini. Sistema che al momento comprende dieci itinerari, per oltre 3mila chilometri di piste, tra cui il Grab, l'annello intorno a Roma, e Vento, la Torino-Venezia lungo l'asse del Po.
 
 
Si tratta, va da sé, di infrastrutture leggere, necessarie per sviluppare il cicloturismo, perché la sicurezza è un requisito essenziale, ancor più della certezza di poter godere di tutti i servizi turistici collegati all’indotto. Infrastrutture che allora diventano non grandi opere, ma possibilità concrete di sviluppo di un turismo sostenibile e attento ai territori, specie quelli meno battuti. Ma sono soldi ben spesi ? Si chiede più di qualcuno.
 
 
IL CASO TEDESCO
Il caso tedesco – nel settore l’esempio da seguire – dimostra di sì. In Germania sono 209 le dorsali cicloturistiche, ovvero ciclovie di oltre 150 chilometri su cui compiere un viaggio di almeno due giorni. Nonostante la stagione turistica tedesca in confronto a quella italiana sia molto ridotta, lo scorso anno il sistema ha generato 175milioni giornate/vacanza in sella. Per un indotto stimato di 8 miliardi di euro, con una ricaduta occupazionale legata alle economie del cicloturismo di circa 180mila persone impiegate a tempo pieno. A riprova che gli investimenti pubblici in infrastrutture cicloturistiche hanno un grande ritorno.