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Si chiama Deo Gratias il progetto fotografico dedicato al piccolo stato africano

Alla Triennale di Milano è in mostra il Burkina Faso

di 
Barbara Gallucci
27 Marzo 2015
Qualcuno forse lo ricorda ancora come Alto Volta, la terra degli uomini integri, ovvero il Burkina Faso nella lingua Morè. Prima colonia francese, poi repubblica indipendente dal 1958 (anche se la Francia riconobbe l'indipendenza solo due anni dopo), questo stato incastrato tra il Mali, il Niger, il Benin, il Togo, il Ghana e la Costa d'Avorio è uno dei più poveri del mondo, con la desertificazione che incombe e un'aspettativa di vita che non supera i cinquant'anni. Eppure il Paese vanta una tradizione culturale in costante evoluzione, ospita un festival cinematografico e decine di eventi musicali e teatrali. Per scoprirlo, la mostra gratuita Deo Gratias con le foto di Silvia Amodio, allestita fino al 2 agosto alla Triennale di Milano nello spazio Tim4Expo, è un ottimo punto di partenza.
 
RITRATTI FUORI DAI CLICHÉ
Occhi languidi, pance gonfie e braccia magre, mosche intorno alla faccia. Lo stereotipo dell'immagine di molti Paesi africani, Burkina Faso in testa, spesso si limita a questo. Silvia Amodio ha scelto un approccio completamente diverso. Il progetto Deo Gratias nasce in collaborazione con la Coop Lombardia che sostiene nel Paese, insieme all'associazione Donne per le donne, alcune attività femminili per contrastare l'evidente discrepanza tra maschi e femmine costrette a una vita più dura avendo meno accesso all'istruzione e subendo ancora, nel 30 per cento dei casi, la tremenda pratica delle mutilazioni genitali.
 
“Ho voluto raccontare questo luogo attraverso il ritratto, spostarmi dai cliché africani per concentrarmi sul singolo individuo”, racconta la fotografa Silvia Amodio, “guardando le immagini mi è stato chiesto molte volte se avevo vestito e pettinato le persone prima di ritrarle, tanto apparivano belle e in posa in queste foto. Invece no, ho lavorato improvvisando un set al mercato, nelle strade, in luoghi affollati portandomi dietro un semplice telo che ho usato come sfondo per estrapolare dal contesto le persone. Chi voleva posava per me. Il filo conduttore di questi volti è la fierezza, poveri sì, ma nella dignità”. Sguardi potenti che cancellano stereotipi e stimolano voglia di conoscenza. Perché il Burkina Faso non sia più solo un cliché.
 
INFORMAZIONI
Deo gratias, di Silvia Amodio

Triennale di Milano, viale Alemagna 6, Milano; spazio Tim4Expo
dal 24 luglio al 2 agosto 2015
Ingresso libero
www.e-coop.it; www.triennale.org