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Una mostra dedicata a foto e incisioni di alberi spettacolari diventa occasione per un breve percorso in tema vegetale

A Trento, una giornata all'insegna del verde

di 
Giancarlo Fina
11 Gennaio 2017
 
Oltre il 50 per cento del comune di Trento è ricoperto da boschi: facile quindi immaginare una sensibilità particolare dei suoi abitanti nei confronti delle aree verdi e la nascita di iniziative come "Arborea", mostra in cartellone fino al prossimo 12 febbraio presso il Muse (Museo delle Scienze), che raccoglie stampe e incisioni di piante maestose e secolari. In attesa del bel tempo e di germogli primaverili su rami e siepi, abbiamo visitato l'esposizione e siamo andati alla ricerca di dettagli cittadini in tema.
 
MAESTÀ ARBOREE
In Italia sono presenti almeno 61 alberi monumentali, che si distinguono per l'eccezionale valore (storico, culturale, paesaggistico...). Una trentina sono visibili in mostra, ritratti dalle incisioni di Federica Galli, artista italiana contemporanea nota per le acqueforti di Milano e Venezia così come per le raffigurazioni di piante. La loro presenza è così maestosa da giustificare da sola la rappresentazione, anche se figurano composizioni che le ritraggono vicini a case o inserite nel paesaggio. Alcuni di questi organismi verdi vantano esistenze che sorpassano di gran lunga quella degli uomini. 


"I platani di Napoleone a Cherasco", "Fa ancora olive la pianta degli Etruschi" e "Il larice di 2.300 anni" accrescono stupore alla meraviglia nel riconoscere il talento con cui sono state eseguite queste incisioni, opere sempre più inconsuete per la poca valorizzazione del mercato e il notevole sforzo di realizzo. Più sognanti le fotografie stampate al platino palladio firmate dall'americana Beth Moon, che ha punteggiato alcuni sfondi notturni con stelle minuscole e lucenti, quasi a raggiungere un effetto di sottile magia. Ma è la forma della vita vegetale la vera protagonista che affascina l'autrice: gli scatti in bianco e nero immortalano rami e radici piramidali, conici, spiralati... Azzeccatissimo l'allestimento dell'esposizione, che gioca su pannelli verdi disposti in modo da sembrare una sorta di labirinto boschivo: a mano a mano che ci addentravamo nel percorso artistico della mostra abbiamo avuto l'impressione di essere cinti da una sorta di radura bidimensionale.
 
 
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PIANTE A MURO
Numerosissimi gli edifici storici trentini, che da soli meriterebbero una visita alla città in un giro dedicato. In aggiunta al cinquecentesco Palazzo delle Albere, così nominato perché in passato era raggiungibile percorrendo un viale orlato di cipressi, figura anche Palazzo Quetta Alberti Colico, che abbiamo scelto di vedere per la decorazione ad affresco della facciata. Lo stemma della famiglia de Ziliis di Quetta, presente sull'architrave del portale, era infatti sviluppato sulla figura del giglio, e una stilizzazione della pianta, simbolo di purezza, è ripetuta in un'ampia fascia che adorna la parte sinistra della costruzione. Incerta la datazione, che si suppone tra il Quattro e il Cinquecento, cioè quando era in vita Antonio Quetta, giurista e autore di un codice legislativo in vigore in città fino a inizio Ottocento. Il giglio è usato anche a fregio di alcuni capitelli delle finestre, e una simile insistenza iconica, poco comune, ci è sembrata degna di nota: certo, il tempo ha sbiadito queste e altre raffigurazioni che ornavano il palazzo, ma il risultato odierno è quello di un tripudio vegetale del tutto insolito. Così particolare da indurci, per una volta, contenti di un mancato restauro: nel nostro ricordo, Palazzo Quetta Alberti Colico è stato soprannominato "la casa dei gigli".
 
 
GUSTO ERBACEO
Gelato alla corteccia, crema di castagne, lichene bianco e burro al ginepro: valorizzano il mondo vegetale le ricette create da Alessandro Gilmozzi, chef che ha studiato con big della cucina come Adrià e Ducasse e ora è attivo nel ristorante El Molin di Cavalese, circa 60 km a nord di Trento. L'uso di erbe montane come base per piatti che ripercorrono la tradizione locale, in linea con la filosofia del km zero, va di pari passo con l'esaltazione del panorama dolomitico e il rispetto per l'ambiente. Chi non dispone del tempo necessario a recarsi a Cavalese, può terminare il suo itinerario in città all'insegna del mondo vegetale ordinando un piatto di canederli agli spinaci, tradizionali nel vicino sud Tirolo: morbidi e sapidissimi, sono così appetitosi che, mentre li si gusta, si prova il desiderio di diventare vegetariani. Noi ci stiamo provando.
 
 
INFO
Arborea, in esposizione fino al 12 febbraio 2017 presso Muse (Museo delle Scienze di Trento, corso del Lavoro e della Scienza 3, www.muse.it). Gli orari della mostra sono gli stessi del museo (da martedì a venerdì dalle 10 alle 18, nel weekend la chiusura è protratta di un'ora) e il biglietto d'ingresso è incluso a quello di accesso al museo (intero 10 euro, soci Touring ridotto a 8 euro).