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A Torino scatti del primo Novecento nelle Valli di Lanzo

di 
Piero Carlesi
25 Ottobre 2010

Le valli di Lanzo sono uno dei grandi comprensori alpini a monte di Torino, con diverse località di villeggiatura estiva frequentate dai torinesi fin dalla fine dell'Ottocento. Da Lanzo Torinese si distacca la vallata più meridionale, la valle di Viù, con l'omonimo paese; più avanti, risalendo la valle percorsa dalla Stura, a Ceres vi è l'altra biforcazione: a sinistra si sale in val d'Ala, ad Ala di Stura e al Pian della Mussa, a destra si entra in val Grande, il solco principale, con gli abitati di Cantoira, Chialamberto e Groscavallo.


L'occasione per parlare delle valli di Lanzo è data da una mostra fotografica appena inaugurata (il 16 ottobre) al Museo nazionale della Montagna di Torino. Si tratta di una interessante rassegna di autocromie di Ferdinando Fino (1872-1918), fotografo torinese, erede di una famiglia di piccoli imprenditori che girò a lungo le valli di Lanzo per immortalare l'ambiente alpino. Gli scatti, recentemente acquisiti dal Museo della Montagna di Torino, sono esposti fino al 20 febbraio 2011 nella mostra Le valli di Lanzo a colori all'inizio del Novecento. Si tratta di 49 autocromie, ossia foto in bianco e nero successivamente dipinte a colori, prevalentemente di soggetto alpino, integrati da interni del palazzo Reale di Torino, studi e ritratti. A disposizione dei visitatori anche un catalogo edito dalla Società storica delle valli di Lanzo, 176 pagine, al costo di 30 euro.


Sempre lo scorso 16 ottobre al Museo nazionale della Montagna si è inaugurata una seconda mostra, che però resterà aperta solo fino all'8 dicembre. Si tratta di La naturaleza en la América austral, una mostra che padre Alberto Maria De Agostini realizzò a Santiago del Cile nel 1918, a testimonianza del lavoro che il celebre missionario-alpinista-esploratore salesiano fece nelle terre australi. Padre De Agostini fu uno dei maggiori esploratori dell'America australe, della Patagonia e della Terra del Fuoco cilena e argentina. La mostra è realizzata in occasione del centenario dell'arrivo del missionario piemontese a Punta Arenas e del cinquantenario della sua scomparsa.