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Prima esposizione dedicata all'artista ucraino Boris Mikhailov

A Torino nasce Camera, Centro italiano per la fotografia

di 
Marta Calcagno Baldini
5 Ottobre 2015
 
Sono gli ultimi arrivati in campo fotografico, ma, a loro stesso dire, vogliono "raggiungere grandi obiettivi per tutti”.

UNA SEDE PRESTIGIOSA
Ci troviamo a Torino, all’interno dell’ex Convento delle suore di San Giuseppe, realizzato tra il 1845 e il 1870, in cui fu aperta la prima scuola pubblica del Regno d’Italia. Duemila metri quadrati in via delle Rosine, all’interno del complesso di proprietà dell’Opera Munifica Istruzione denominato Isolato di Santa Pelagia, in pieno centro città. Duemila metri quadrati completamente recuperati dall’architetto Benedetto Camerana per crearvi il Centro Italiano per la Fotografia CAMERA: un lungo corridoio su cui si affacciano diverse sale anche collegate tra loro, tutte strutturate e concepite in modo che ciascuna sia completamente indipendente. Il risultato è di grande fascino e dinamismo insieme, soprattutto per l’attenzione rivolta all’illuminazione, che rende ogni area espositiva rimodellabile scenograficamente anche grazie alle luci.

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LE IMMAGINI DI MIKHAILOV
Ecco che, entrando nella prima sala del Museo, colpisce la modernità con cui Boris Mikhailov la interpreta, primo artista esposto (fino al 10 gennaio 2015): il fotografo ucraino ha unito due a due le sue diapositive scattate nella sua terra tra il 1968 e il 1975, lasciando in sottofondo l’eloquente musica dei Pink Floyd. Immagini che si trasformano e si fondono una nell’altra, lasciando emergere particolari e forme inaspettate.

Non è, però, solo l’effetto sorpresa quello che colpisce: lo stesso rigore sovietico, gli stessi sorrisi sempre e comunque velati di tristezza, gli stessi sguardi la cui la libertà è in qualche modo sempre vietata e ostacolata, si ritrovano nella sala successiva: tutta nera, solo sono illuminate due strisce parallele di fotografie disposte orizzontalmente su due tavoli stretti e lunghi. Quasi come se le immagini fossero delle radiografie si presenta il “Black Archive”, con foto scattate tra il 1968 e il 1979 che ritraggono la città di Kharkiv: abitanti in pieno regime comunista, qua e là manipolate in modo ironico e visibile dal fotografo, quasi a relativizzare anche la stessa pesantezza degli anni del regime.



Il Comunismo è il protagonista sbeffeggiato anche nella terza sala, “Red Series”, in cui il rosso è il colore che ritorna ossessivamente in tutte le opere. In un viaggio tra ironia e disperazione, tra elaborazione artistica e fotografia del reale, si arriva all’ultima sala, “The Theater of War”, del 2013: è l’ultimo e il più recente lavoro di Mikhailov. Grandi stampe che ritraggono le persone alle manifestazioni di Euromaidan, che hanno posto l’Ucraina sotto l’attenzione mediatica: fotografie di ampio formato che denunciano da un lato chiaramente la situazione di difficoltà e povertà della gente comune, dall’altra tutte queste stesse persone in marcia o accampate per strada con assetto di guerra risultano, loro malgrado, senza speranza anche per l’assurdità e l’inutilità del loro combattimento.

Il Museo vuole accompagnare alla mostra principale anche esibizioni complementari, oltre ad avere sempre attivo un ricco programma di workshop, seminari, master e programmi educativi, e un’attenzione speciale dedica agli archivi, creando una piattaforma multimediale condivisa per valorizzare il patrimonio fotografico italiano.


INFORMAZIONI
CAMERA-Centro Italiano per la Fotografia, via delle Rosine 18.
Chiuso il martedì. Lunedì-domenica, ore 11-19 tranne il giovedì: 11-21.
Biglietti: intero, 8 euro. Ridotto: 5 euro fino a 26 anni, over 65 e possessori Abbonamento Musei Torino Piemonte.
Gratuito per bambini fino a 12 anni.
www.camera.to
 

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