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Un Oscar alla capitale

A Roma sulle tracce della Grande bellezza

di 
Clelia Arduini
17 Marzo 2014
Questo è uno degli articoli sul tema "location cinematografiche". Eccoli tutti:

 
Se ne parla ormai da giorni, ma repetita iuvant perché di bellezza è bello abbondare e poi non ce n’è mai abbastanza. Stiamo parlando del film di Paolo Sorrentino fresco di Oscar La Grande Bellezza che prende forma e sostanza nella capitale. Oltre alla grande festa che il Campidoglio ha organizzato per il regista napoletano, gli assessorati al turismo e all’ambiente hanno costruito in virtuale dei tour per far conoscere meglio i monumenti e i luoghi del film, che per la forza e la potenza della loro arte sono diventati essi stessi personaggi in carne e ossa.
Ecco quelli da non perdere perché riscoprirli alla luce del riconoscimento internazionale fa bene alla mente e al cuore.

La fontana dell’Acqua Paola, in via Garibaldi sul Gianicolo, è chiamata affettuosamente dai romani “il fontanone”. Il monumento, eretto sotto Paolo V da Flaminio Ponzio con la collaborazione di Giovanni Fontana tra il 1608 e il 1612, si ispira agli archi trionfali romani con tre arcate e gli angeli reggistemma firmati Ippolito Buzio. La cinepresa  immortala il gorgogliare delle acque e il coro delle donne che cantano un motivo del compositore americo David Lag, I lie.
 
Il cannone del Gianicolo, sul colle omonimo alla riva da destra del Tevere, spara con la sua cannonata a salve. La tradizione del colpo di cannone risale a Pio IX che, per evitare confusioni di orario, istituì nel 1846 questo servizio. Prima di approdare al Gianicolo, il cannone sparò dalle torri di Castel Sant'Angelo e poi da Monte Mario. Durante la sequenza si scorge anche il monumento equestre dedicato a Garibaldi.
 
Il Colosseo non può mancare in nessun film su Roma, né tanto meno nella Grande Bellezza in cui costituisce quasi il logo. Infatti l’attico di Jeep Gambardella  si affaccia direttamente sull’Anfiteatro Flavio che, nella luce del giorno ma più spesso della notte, appare come una visione.
Da qui si disvelano anche i Fori imperiali e il Circo Massimo che per la loro bellezza e imponenza sembrano irreali, vere e proprie scenografie allestite per il divenire della storia.


Piazza Navona si presenta in notturna con una ripresa più particolareggiata, sul lato ovest, della chiesa barocca di Sant’Agnese in Agone, sorta tra il secolo VIII e il 1123 sul luogo in cui, secondo la tradizione, la santa esposta nuda alla gogna fu ricoperta dai suoi capelli scioltisi per prodigio. Il monumento, ultimato da Borromini tra il 1653  e il 1657,  ha una facciata concava sormontata dall’alta cupola e campanili gemelli. L’interno trabocca di ori e marmi.
 
Sul colle Aventino è il Gran Priorato dell’Ordine dei Cavalieri di Malta, in piazza dei Cavalieri di Malta, che sorse nel 939 come monastero benedettino sopra un palazzo donato da Alberico II. Verso la fine del XII secolo il convento passò ai Templari (monaci-guerrieri difensori della cristianità) quindi  nel 1312 ai Cavalieri di Rodi, una confraternita religiosa istituita in Terra Santa dal monaco Gerardo per dare assistenza ai pellegrini in visita al Santo Sepolcro, che nel 1522 cambiò nome in Sovrano Ordine di Malta. Dal portone dell’edificio, accostando l'occhio al buco della serratura, si può vedere la cupola di San Pietro attraverso una prospettiva di galleria formata da un viale di piante appositamente tagliate. Un particolare che non poteva mancare nel film e che è reso ancora più surreale per la presenza di un personaggio, Stefano, che custodisce in una valigetta le chiavi dei palazzi romani.
 
Palazzo Sacchetti, in via Giulia, diviene con i suoi interni l’abitazione di uno dei personaggi (il ragazzo depresso che poi si toglie la vita). L’edificio è attribuito sia ad Antonio da Sangallo il giovane sia a Nanni di Baccio Bigio e ad Annibale Lippi che lo avrebbero costruito nel 1552. Al suo interno ci sono opere di Francesco Salviati e Pietro da Cortona.
 
Il tempietto di San Pietro in Montorio, sempre sul Gianicolo in via Garibaldi,  fa da scena all’incontro fra Jep e la madre in cerca della figlia che si è nascosta. Il monumento si trova in uno dei due chiostri del convento sopra citato  e fu realizzato da Bramante probabilmente nel 1502-1507; nel 1628 Bernini creò l’accesso alla cripta. Per l’uso degli elementi classici, l’equilibrio e la plasticità delle forme, divenne a Roma un modello per l’architettura del primo ‘500.
 
Il Parco degli acquedotti, nel Parco regionale dell’Appia antica, assiste silenzioso e imponente nel suo verdeggiare alla performance di Talia Concept, folle artista che dà testate a una delle antiche pietre. Il Parco, compreso tra via Appia e via Tuscolana, è caratterizzato da sette acquedotti (Anio Vetus, Anio Novus, Aqua Marcia,Tepula, Iulia, Aqua Claudia e Acquedotto Felice) e da altri edifici antichi tra cui la villa detta delle Vignacce databile tra il II e il IV secolo d.C., probabilmente costruita da Q. Servilio Pudente, ricco produttore di laterizi.


Le Terme di Caracalla (Thermae Antoninianae) rappresentano uno dei più grandi e meglio conservati complessi termali dell’antichità, costruito a sud di Roma per iniziativa dell’imperatore Caracalla e inaugurato nel 217 d.C. Qui si svolge la scena sicuramente più felliniana de La Grande Bellezza: un amico di Jep che fa il prestigiatore sta cercando di far sparire una giraffa.
 
La Fontana di Trevi che non poteva mancare in questa carrellata di meraviglie romane appare in una toccata e fuga ma, pur se è brevissima la scena a lei dedicata, riesce a catturare lo sguardo e l’immaginario. Armoniosa fusione di architettura e scultura, fu iniziata nel 1732 sotto Clemente XII, da Nicola Salvi, continuata dopo il 1751 da Giuseppe Pannini e inaugurata sotto Clemente XIII, nel 1762. Ad essa sono legati simboli, leggende e tradizioni tra le quali quella di gettarvi una moneta per assicurarsi il ritorno nella città eterna.
 
Villa Medici, sulla collina del Pincio in viale della Trinità dei Monti (sopra Piazza di Spagna per intenderci meglio) chiude la passeggiata notturna di Jep Gambardella con Ramona. L’elegante residenza cinquecentesca, che il cardinale Ferdinando de’ Medici acquistò nel 1576 abbellendola con la galleria delle statue, è dal 1804 sede dell’Accademia di Francia: una realtà culturale fondata da Luigi XIV nel 1666 per consentire ai giovani francesi di perfezionarsi a Roma e che dispone di una biblioteca con oltre 25.000 volumi.
 
Palazzo Braschi, tra piazza Navona e Corso Vittorio Emanuele II, è utilizzato dal regista per alcune scene interne. Sede del Museo di Roma fu eretto nel 1791-96 secondo il progetto di Cosimo Morelli da Pio VI per la propria famiglia, ma i lavori, interrotti dall’occupazione francese, si conclusero solo nel 1811. Nella cappella e forse nello scalone si riconosce la mano di Giuseppe Valadier.
 
La statua del Marforio, nel cortile del Palazzo Nuovo ai Musei Capitolini, è una delle sei statue parlanti di Roma, famose per il loro ruolo di portavoce delle denunce contro il potere costituito cui il popolo di Roma consegnava i propri messaggi satirici (le altre sono: Pasquino nell’omonima piazza alle spalle di Piazza Navona, Madama Lucrezia in Piazza San Marco, Abate Luigi in Piazza Vidoni, Facchino in Via Lata, la statua del  Babuino nell’omonima via.  La grande statua del Marforio, databile tra la fine della Repubblica e l’inizio dell’impero e restaurata grazie al contributo di Swarosvski, viene usata nella locandina del film e fa da sfondo ( ma è una ricostruzione) a Jep vestito di giallo e di bianco seduto su una panchina marmorea.
 
Palazzo Altemps, situato in piazza di Sant'Apollinare e sede del Museo nazionale romano,  ha regalato alle riprese  molte delle sue opere. L’edificio, che deve il suo nome al cardinale Marco Sittico Altemps il quale lo acquistò nel 1568 eleggendolo a sua dimora romana, ospita importanti collezioni di antichità e una significativa raccolta di opere egizie. Il nucleo più consistente è costituito dalla collezione Boncompagni Ludovisi, insieme alle collezioni Mattei e Del Drago e da alcune opere d’arte della famiglia Altemps.
 
Il Museo nazionale etrusco di Villa Giulia in piazzale di Villa Giulia, è la realtà più rappresentativa della civiltà etrusca con alcune delle sue più importanti creazioni confluite in un’area che tra l'VIII e il V secolo a.C. era uno straordinario punto d'incontro di genti diverse. Il museo ospita nel film la mostra di un artista Ron Sweet a cui Jep sembra non essere interessato, ma poi rimane stregato dalla bellezza del contesto e del monumento.


ALTRE CHICCHE DEL FILM
Nell’atrio del Salone delle fontane all’Eur, Sorrentino realizza un negozio di lusso; nel portico rinascimentale di Palazzo Taverna degli Orsini, in via dei Gabrielli, i protagonisti cercano l’anziana suora chiamata “la santa”; nel Giardino degli aranci sull’Aventino viene girata la scena in cui dei ragazzini giocano mentre una suora coglie un arancio; Palazzo Spada, in piazza Capo di Ferro, regala a un’inquadratura la prospettiva borrominiana del suo ingresso; Palazzo Pamphilij, in piazza Navona, dona i suoi interni a una scena d’amore.
Infine il ristorante che ospita Jep e Ramona è la Veranda in Borgo Santo Spirito, situato nell'ala sinistra del Palazzo della Rovere. Elegante e sfarzoso con i suoi soffitti affrescati,  propone specialità della cucina romana.
 
 
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