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Scoprendo Israele lungo i quasi mille chilometri del suo percorso escursionistico più famoso

A piedi sull'Israel National Trail: riflessioni, prospettive e una proposta

di 
Ambra Garancini
1 Marzo 2017

Gli amici di Iubilantes - organizzazione di volontariato culturale che, dal 1996, ama riscoprire il mondo con il passo lento e attento dell'antico pellegrino - hanno percorso a più riprese l'Israel National Trail, itinerario che si snoda in Israele lungo quasi 1000 chilometri, permettendo una visione completa dello Stato. Sul nostro sito trovate il racconto e i consigli per seguire le loro orme: ringraziamo per questo Ambra Garancini, presidente di Iubilantes, Giorgio Costanzo e Francesco Saba, consiglieri, e Francesco Gallo, guida e tour manager. Tutte le foto - salvo dove indicato - sono © Iubilantes.

Questi gli articoli dedicati:
- A piedi sull'Israel National Trail: introduzione e consigli per l'uso
- A piedi sull'Israel National Trail: prima parte, Golan e Alta Galilea
- A piedi sull'Israel National Trail: seconda parte, Bassa Galilea e Carmelo
- A piedi sull'Israel National Trail: terza parte, costa, lowlands e colline di Gerusalemme
- A piedi sull'Israel National Trail: quarta parte, Giudea meridionale
- A piedi sull'Israel National Trail: quinta parte, Negev
- A piedi sull'Israel National Trail: riflessioni, prospettive e una proposta

28 novembre: eccoci qui per la quinta volta in terra di Israele e per la quarta volta impegnati nella scoperta dell’Israel National Trail. Credo che la nostra sia l’unica associazione italiana impegnata in questa assidua e precisa riscoperta “lenta” di Israele che, stranamente, almeno in questa forma, sinora fatica a coinvolgere gli italiani. Una riscoperta impegnativa, che richiede attenta preparazione, e che incontra difficoltà non da poco quando si cerca di costruire un programma che non guardi solo all'Israel National Trail come percorso per escursionisti ma che provi a farlo vivere come un vero “cammino” o “percorso” che abbia mete precise e che tenga conto anche del “filo rosso” dato dai luoghi e dagli ambienti e dal patrimonio culturale e ambientale che dal Israel National Trail è toccato. L'Israel National Trail sembra voler evitare/sfiorare grandi mete e “grandi” monumenti; lascia piuttosto scoprire da soli l’importanza di ciò che si incontra e sembra lasciare sotto tono - per quanto è stata sinora la nostra esperienza – l’idea che il cammino possa essere un percorso di cultura e di spirito, oltre che di cimento personale e scoperta ambientale.

Non a caso le difficoltà sono diventate per noi insormontabili quando abbiamo cercato in loco guide disponibili a non solo a guidarci nel Israel National Trail ma anche a farci capire lo spirito dei luoghi. E così, nel nostro ultimo viaggio (marzo 2016), la guida (Francesco Gallo) ce la siamo portata dall’Italia, dopo avere condiviso con lui un vero e proprio percorso, per così dire, “formativo” in loco, in parte supportato dall’Ufficio Nazionale Israeliano per il Turismo in Italia.
 

IL VIAGGIO DI DICEMBRE 2016
Questo che inizia oggi è però un viaggio molto speciale: un “viaggio stampa” voluto e offerto dal Ministero del Turismo Israeliano per promuovere proprio l'Israel National Trail. Il gruppo che ci attende è giovane e eterogeneo e tutto ciò lascia ben sperare: due cinesi, Xia e Yu, attivi nel mondo dei magazine outdoor; due americani, Avery, scrittrice di viaggi e di avventure outdoor, con esperienze di viaggio in oltre 50 paesi, e Mark, scrittore di storie di avventura e solidarietà per film, libri, televisione e riviste; il tour operator danese David, forse il più “tranquillo” di tutti. 
 
I “senior”, spiace dirlo, siamo noi tre italiani: io, mio marito Giorgio, nel ruolo di fotografo e videomaker, e il nostro comune amico Sergio Valzania, già direttore generale di Radio RAI e autore di una lunga e fortunata serie di trasmissioni radiofoniche dedicate ai grandi cammini di pellegrinaggio. La differenza anagrafica fra noi e il resto del gruppo è evidente, e tale è risultata anche agli occhi degli organizzatori che ci hanno rivolto, qualche giorno fa, una domanda un po’ inquietante (per noi): ce l’avremmo fatta a camminare per più di 20 km al giorno? Inutile dire che a questa domanda noi tre, sdegnosi, non abbiamo neppure risposto...
 

UN GRUPPO INTERNAZIONALE
Xia, Yu, David, Mark, Avery, e noi tre, Ambra, Giorgio e Sergio: il gruppo, così eterogeneo, ha intrapreso il cammino il giorno 29 novembre e lo ha concluso, felicemente, sotto la guida del bravo Dovev, il giorno 5 dicembre, con la vorticosa “riconsegna” dei due amici cinesi all’aeroporto Ben Gurion, giusto in tempo per il loro volo….poi, a seguire, tutti gli altri. Una esperienza molto interessante e insolita.
 
Insolito il fatto di un gruppo al tempo stesso eterogeneo ma non casuale, perché accomunato dalla passione per il viaggio in libertà. Interessante per le sinergie positive che si sono create e per il contributo che ognuno ha dato al cammino. La gentilezza di Xia e di Yu , l’allegria di Mark e Avery, l’amore per la cultura di David. Mark che ci racconta di fare, a tempo perso, il gondoliere a Las Vegas, su vere gondole, e che racconta anche di aver aiutato bambini nei territori di guerra; David che, a proposito dei falascià in Israele, commenta lapidario: “from Ethiopia to utopia”. E noi tre, che, complice la lingua madre comune, abbiamo discusso a non finire proprio sull’Israel National Trail, pregi, difetti, peculiarità.
 
 
L'INCONTRO CON L'AUTORE DELLA GUIDA
L’incontro più importante, a questo proposito, è stato proprio quello con Jacob Saar, anima del Cammino e autore della guida più meticolosa del mondo: quella dell’Israel National Trail, appunto. L’incontro con Jacob è avvenuto a Gerusalemme la sera del 1 dicembre. Subito diventa evidente il contrasto fra Jacob e Sergio che, da buon pellegrino europeo, contesta al Israel National Trail il fatto di non avere delle vere e proprie mete, di non avere delle vere e proprie tappe, di non avere una rete di accoglienza “fissa” paragonabile a quella dei cammini storici europei.

La discussione si fa vivace e mette in evidenza i punti non risolti dell’Israel National Trail. Concordiamo sul fatto che chi percorre l'Israel National Trail deve dimenticare i cammini di pellegrinaggio europei. L’Israel National Trail è un cammino pensato per chi ama scoprire a piedi, in leggerezza, un territorio, in questo caso tutto il territorio della nazione israeliana. Non a caso a latere dell’Israel National Trail sono sorti cammini dichiaratamente strutturati per pellegrini, come il Jesus e il Gospel Trail. Jacob Saar, dal canto suo, con il suo Jerusalem Trail - percorso di circa 40 km che passa nei (accanto ai) luoghi più importanti della città, dallo Yad Vashem (Museo dell’Olocausto) alla Knesset (Parlamento), dalle valli della Gehenna e del Cedron, al Monte degli Ulivi e al Monte Scopus – ha mantenuto fede alla sua linea di azione, che è quella di non collegare direttamente il suo Israel National Trail ai luoghi del pellegrinaggio cristiano, consentendo comunque l’interconnessione. In area di Gerusalemme, Ein Karem, sulle colline circostanti la città, è il punto del Jerusalem Trail di più facile connessione con l’Israel National Trail. 

David, in accordo con Sergio, spiega di avere immaginato un viaggio con una maggiore offerta culturale ma Jacob è chiarissimo: ribadisce che la vera perla dell’Israel National Trail è ciò che lo rende unico e irripetibile: il deserto del Negev. È il deserto, insomma, il vero protagonista, e non a caso è stato proprio il deserto il vero nucleo del nostro cammino, come è stata l’organizzazione imposta dal deserto a spiegare tutta l’organizzazione dell’Israel National Trail, fatta di sistemazioni spartane, aiuto di volontari (i 300 “angeli”), spirito di prova e di avventura, ma anche attenzione a chi cammina.
 

MOMENTI DI GLORIA E MOMENTI DI RIFLESSIONE
Un cammino che, a dire il vero, è stato qua e là ridimensionato, vuoi per una non precisa valutazione dei tempi tecnici di cammino, di luce e di logistica (il caso, ad esempio, del cammino per Nazareth, impossibile da completarsi nelle ore effettive di cammino a disposizione); vuoi per la pioggia, che ha indotto la nostra guida a “tagliare” il cammino dell’1 dicembre (il tratto finale della tappa 14 del Trail) e il cammino per Ein Karem (che peraltro abbiamo visitato). Il taglio ha “toccato” anche l’ultima giornata (tappa 5.12) dove non è stato possibile visitare le oasi dell’Aravà. Sarebbe invece stato interessante farlo perché è lì, in particolare nell’Oasi Neot Semadar, l’esempio emblematico della grande scommessa delle comunità di questo territorio: sviluppare nel deserto agricoltura organica e sostenibile e trovare soluzioni naturali per la cura delle piante.
 

Ma, ciò nonostante, il viaggio è stato bellissimo e il deserto davvero l’ha fatta da padrone. Indimenticabile il 3 dicembre, giornata di scoperta del Makhtesh Katan, bellissimo “piccolo cratere” nel quale si entra attraverso una antica strada scavata nella roccia, e dove il percorso culmina con la ripida ascensione al Ma’ale Eli (tappa 30). Indimenticabile e suggestivo anche il cammino del 4 dicembre (tappa 37): sotto i nostri piedi si sono succeduti l’antico caravanserraglio e il Monte Shahronim, lo splendido Monte Karbolet Harerim, il valico del Monte Ardon con vertiginosa discesa… il tutto concluso dalla notte in tenda nel deserto.
 
Suggestiva, certo, ma molto meno quando si scopre di essere in mezzo a più di cento altri campeggiatori notturni: l’area di pernotto con tende non dispone né di raccolta rifiuti (ognuno in realtà dovrebbe raccogliere i proprI) né soprattutto di servizi igienici: centinaia di persone ogni giorno lasciano nell’ambiente tutto quanto si può immaginare. Quindi? Una modalità di turismo, quella del campeggio libero, ancorché in aree dedicate, certamente intrigante e avventurosa ma ambientalmente discutibile e potenzialmente molto pericolosa, paradossalmente poco in linea proprio con la filosofia dell’Israel National Trail. Un problema certo da gestire e risolvere, se l’utenza dell’Israel National Trail andrà aumentando.


UNA PROPOSTA
Infine, la cultura. Il deserto è ricchissimo di storia e già molto è stato fatto a tutela del patrimonio culturale, come è possibile vedere, ad esempio, nel nuovo parco archeologico a Mamshin. Ma forse c’è ancora da fare. Chiudo quindi questo racconto con una piccola proposta (a Jacob Saar? Al Ministero del Turismo israeliano?): quella di dare vita a una nuova guida dell’Israel National Trail che sappia dare meglio voce, immagine e fruibilità turistica anche al patrimonio culturale/archeologico del Paese e alle rotte storiche su cui questo patrimonio si è sviluppato. E sarà così che, forse, in un prossimo viaggio nel sud di Israele, potrò camminare anche sulla “via dell’incenso” alla scoperta delle antiche città nabatee. E sarà un nuovo racconto.