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Dal Reno al Po, un mese sulla via Francigena Renana

A piedi dal Reno al Po/6-7: da Casenda a Dascio, da Dascio a Dongo

di 
Ambra Garancini
30 Settembre 2016
Gli amici della associazione Iubilantes cammineranno per quasi un mese sulla Via Francigena Renana (Grande Romweg) che li condurrà dal Reno al Po. Troverete su questo sito il racconto in diretta del loro viaggio. Seguiteci numerosi!
 
 
DASCIO-DONGO
Lasciamo Dascio per avventurarci in  una tappa semplice ma molto suggestiva. Peccato per il meteo che non ci consente molti scatti fotografici e non ci lascia energie per descrivere a dovere il percorso. La sintesi però rende l’idea del nostro progredire. Abbiamo camminato per circa 20 km sui Cammini della Regina.
 
Ed è sotto una pioggia battente che passiamo Sorico, Gera Lario, Domaso, Gravedona. Splendidi  e unici monumenti: San Miro a Sorico, San  Vincenzo a  Gera. Prima di essere ospitati dal convento francescano di Dongo ammiriamo l’”area sacra” di Gravedona con la chiesa di S.Maria del Tiglio e la sua celebre decorazione interna che ci parla di una comunita' aperta al mondo nordico.
 
L'arrivo a Dongo
 
DONGO- MENAGGIO  
Lasciamo il Convento di Dongo con dispiacere. La piccola Comunità rischia di dovere lasciare il Convento perché il Convento sembra destinato ad essere venduto ad altre realtà. E tutto questo per decisione dello stesso Ordine francescano. Il dispiacere e lo sconcerto sono palpabili: non solo nella Comunità religiosa, composta al momento da 5 frati, ma anche nella comunità locale, per la quale da secoli il convento è punto di riferimento religioso e culturale importantissimo. Il Convento è infatti un cento di cultura fondamentale per l’Alto Lario: possiede e gestisce una ricca biblioteca con molte opere e manoscritti preziosi, cura pubblicazioni scientifiche anche periodiche, ed è titolare anche di un bellissimo e assai frequentato santuario (dedicato appunto a Santa Maria del Fiume o Madonna delle Lacrime). Ci piace pensare che il nostro passaggio possa aver dato un piccolissimo aiuto ai frati
 
Ultimo scambio di saluti con padre Giuseppe, il Guardiano, che ci ha preparato la colazione, e riprendiamo il nostro cammino. Anche oggi, sotto la pioggia. La pioggia ci induce a non seguire la via storica “alta” in uscita da Dongo, che tocca la chiesetta di S. Eufemia, e di camminare lungo la moderna variante ciclabile del lago. Questa scelta ci permette, prima di lasciare Dongo, di passare dal famoso e bizzarro Giardino del Merlo, giardino botanico con piante esotiche aggrappato alla roccia del Sasso di Musso e realizzato nella seconda metà dell’Ottocento dal nobile locale Giovanni Manzi.  Dalla ciclabile si vede anche nella sua imponenza lo sperone di Musso, dominato dai ruderi del Castello del Medeghino (Gian Giacomo Medici, sec. XVI) e dalle cave del cosiddetto marmo di Musso, usate sin dall’età romana e dismesse nel secolo scorso.
 
La partenza dal convento di Dongo
 
A Cremia, diminuita la pioggia, risaliamo al percorso storico che qui offre uno dei suoi tratti più belli. Sulla via si incontra anche un cippo secentesco, forse confinale;  e, in Comune di San Siro, passiamo  dal trecentesco Castello di Rezzonico, da un piccolo delizioso Oratorio dei Re Magi, dalla bella chiesa domenicana di Santa Maria e da un recinto fortificato romano. Notiamo con piacere che il Comune di San Siro ha segnato per  intero l’itinerario storico da noi ricostruito e proposto.
 
L'antica strada Regina prima di arrivare a Rezzonico
 
Lasciamo San Siro per Menaggio valicando il Sasso Rancio su una mulattiera ripida, antica, molto trascurata ma straordinariamente panoramica. Sotto di noi, sulla punta del promontorio, la bella villa eclettica detta “La Gaeta” opera dei celebri architetti Coppedè (1921). Scendendo in Menaggio, frazione Nobiallo, passiamo accanto all’Oratorio secentesco della Madonna della Pace e passiamo in fregio alla chiesa romanica di San Bartolomeo, dal campanile curiosamente storto. Da lì proseguiamo per il centro, dove , in prossimità dell’inizio della ferrovia Menaggio-Porlezza, ora dismessa, raggiungiamo la nostra meta: l’Ostello della Gioventù. Ci crea molta difficoltà il dovere aspettare un’ora all’aperto sotto la pioggia prima che l’Ostello apra; ma poi la gentilezza dello staff ci fa passare la stanchezza. 
 
L'arrivo a Griante con "il saluto" di una dama alla finestra