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Agricoltura e tutela del territorio al centro del convegno Fai

A Cagliari, per provare a ripartire

di 
Donatella Percivale
2 Dicembre 2013

Una giornata intera a parlare di paesaggio, ambiente, bellezza, futuro. È successo ieri a Cagliari, in occasione del convegno nazionale voluto dal Fai. Tantissimi gli ospiti invitati da Giulia Maria Mozzoni Crespi, presidente onorario del Fai, che ha fortemente voluto questo incontro a pochi giorni da una delle più grandi tragedie che hanno colpito la Sardegna. Un appuntamento il cui obiettivo è quello di definire un nuovo modello di sviluppo che tenga conto delle grandi potenzialità dell’isola, non solo quelle più turistiche legate alle sue coste ma anche quelle più nascoste e meno conosciute.

 

A moderare la fitta giornata di incontri (cui hanno partecipato anche Marta Marzotto, lo stilista Antonio Marras, lo scultore Pinuccio Sciola, lo scrittore Marcello Fois e tanti tra amministratori, politici e docenti), sono stati chiamati Gad Lerner e Pasquale Chessa. “La Sardegna è stata tradita – ha tuonato Crespi - quello del paesaggio fino ad oggi è stato un grande inganno e ciò che mi porto dentro pensando da milanese profondamente affezionata alla Sardegna è un grande dolore. Il lutto di questi giorni mi ha molto colpito ma ora più che mai la Sardegna deve reagire. Partendo dal paesaggio, dall’agricoltura”.

 

Invertire la tendenza, far guadagnare i più giovani lavorando la terra e non con le pale eoliche, farla finita con i finanziamenti a pioggia e accedere regolarmente al credito. Queste alcune delle richieste arrivate dagli imprenditori e dalle associazioni. Molto applaudito anche l’intervento di Antonio Marras, lo stilista che partito da Alghero ha reso famosa la Sardegna nel mondo. “Lavoro con gli stracci, sull’isola nulla mi è stato regalato, io sono la prova provata che tutto nella vita può accadere”.

 

Ad accendere la platea sono state soprattutto le parole di Andrea Carandini, archeologo e attuale presidente del Fai: “Il nostro obiettivo è quello di curare i luoghi speciali del nostro paese. Curarli per sempre e per tutti. Danneggiare l’ambiente non è solo compiere un danno contro la natura ma contro noi stessi. In due generazioni ho visto l’Italia perdere la maggior parte della sua bellezza, basterà ancora l’assalto di un’altra generazione e in Italia non ci verrà più nessuno”.

 

Troppe dunque le speculazioni avvenute sul territorio, un bene che una volta consumato non tornerà mai più come prima. “Ma, attenzione, noi non vogliamo museificare il territorio: si tratta di un bene vivo, che muta come la vita degli uomini. Quello che chiediamo sono regole precise e tutele. La Sardegna è stata tra le poche regioni virtuose a presentare un piano paesaggistico, un piano che però va sostenuto e curato anche con una responsabilità individuale. Inorridisco quando, dopo lo scempio che è stato fatto, sento ancora i politici che vogliono svendere le nostre bellezze. Come è possibile che dopo il danno fatto con la cementificazione sulle coste, vogliamo ancora farci colonizzare dal Quatar? Vogliamo davvero  costruire i parchi a tema in Sardegna? In quel paradiso fragile e delicato del nord Sardegna? Ho i brividi. Per me è come se volessero costruire uno zoo in mezzo alla foresta