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Mentre Milano ospita una grande mostra a lui dedicata, scopriamo la vita e i segreti dell'artista olandese

10 cose da sapere su Escher

di 
Luca Bonora
24 Giugno 2016
Animali che si rincorrono e inseguono fuori e dentro al foglio, mani che si disegnano da sole, geometrie impossibili, prospettive incredibili, quadrati che diventano pesci che diventano uccelli che diventano uomini che tornano quadrati. Sono i temi, i soggetti più ricorrenti nei disegni di Escher, straordinario artista che ha fatto della capacità di stupirsi la base della sua creatività.
Mentre Milano ospita una grande mostra a lui dedicata, con più di 200 opere esposte (leggi qui la nostra scheda), andiamo a scoprire chi era Maurits Cornelis Escher, M.C.E., come amava firmarsi.
 
 
1. Maurits Cornelis Escher (si pronuncia Escer, con la c dolce) è nato a Leeuwarden, in Olanda, il 17 giugno 1898. Era un bambino timido, chiuso, e a scuola era uno studente mediocre, tanto che fu anche bocciato in seconda elementare. C’era una sola materia in cui eccelleva: il disegno.
Aveva anche alcune piccole manie. Una sua compagna di scuola racconta che una volta, mettendo pezzetti di formaggio su una fetta di pane, il giovane Mauritz fosse attentissimo a non lasciare spazi vuoti. Una passione per il puzzle che si sarebbe riverberata fortemente nella sua produzione artistica.
 

2. Terminati gli studi, inizia a viaggiare, soprattutto in Italia: ne parliamo diffusamente qui. Arte e architettura del Mediterraneo e in particolare di Granada, in Spagna, saranno determinanti nell’evoluzione della sua creatività.
Vivendo in Italia tra gli anni Venti e Trenta del secolo scorso, non poté non subire il clima politico italiano. Nel 1935, per non vedere il figlio George diventare un Piccolo Balilla, come prevedeva la prassi fascista, lasciò il nostro Paese e si trasferì prima in Svizzera, e poi in Belgio, infine in Olanda, dove morirà il 27 marzo 1972.
 
 
3. Nonostante ai suoi tempi esistessero metodi di stampa più moderni e più semplici, Escher utilizzava quasi esclusivamente la litografia, tecnica che prevede l’incisione delle immagini a rovescio sulla pietra, e la xilografia, che prevede l’incisione su tavolette di legno. Le tavolette venivano poi inchiostrate e utilizzate per realizzare più copie dello stesso soggetto. Escher stesso sosteneva che l’arte in quanto tale non doveva essere unica, ma riproducibile.
Entrambe le tecniche hanno in comune la necessità di pensare e realizzare il disegno al contrario, scavando, come nel negativo di una foto. Occorreva una tecnica straodinaria, tantopiù che Escher in fase di colorazione non usava – salvo rarissime eccezioni – altro che il bianco e il nero. Un esempio straordinario è costituito da Scarabei, xilografia del 1935.
4. Escher era un sincero ammiratore e un collezionista delle opere di Giovanbattista Piranesi, incisore e architetto italiano vissuto nel Settecento. Le “carceri d’invenzione” di Piranesi, con le loro geometrie rigorose eppure inquietanti, con l’ossessiva sovrapposizione di ambienti, grate e scale, saranno fonte d’ispirazione per alcuni tra i più celebri lavori di Escher, come Casa di scale e Concavo e convesso (sotto, a destra).
 
 
5. Le implicazioni logiche, matematiche, geometriche e fisiche dei suoi lavori sono variegate, ma possono essere riassunte in queste tipologie principali:
-Tassellature degli spazi bi e tridimensionali, impieganti tessere ripetute con tutte le possibili variazioni di forma e di dimensioni.
- Processi ricorsivi come il moto perpetuo, dove un trucco percettivo-prospettico permette all’acqua di una cascata di azionare un mulino e tornare ad alimentare la stessa cascata, e l’effetto Droste, (il nome deriva dalla scatola del cacao olandese): un'immagine in cui è presente l'effetto Droste ha all’interno un'altra piccola immagine di se stessa, che a sua volta ne contiene un’altra più piccola e così via, teoricamente all’infinito.
-L’autoreferenzialità, come nel caso delle due mani che si disegnano vicendevolmente, o delle lucertole che escono e rientrano nel foglio in cui sono disegnate.
 
 
6. Anche se le opere più conosciute hanno come soggetto geometrie immaginifiche e tassellature astratte, Escher raffigurava spesso la realtà. Soprattutto durante i suoi viaggi italiani, realizzò numerose incisioni e litografie di luoghi e paesi visitati, come a Castrovalva, in Abruzzo (ne parliamo anche qui).
Il Duomo di Atrani, sulla Costiera amalfitana, luogo a lui molto caro perché qui conobbe la futura moglie Jetta Umiker, figlia di un industriale svizzero, finisce all’interno di uno sei suoi lavori più noti: Metamorphose II, dove è l’unico elemento “reale”.
 
 
7. Nonostante la complessità del suo lavoro, Escher è diventato popolarissimo: la sua arte si è trasformata in scatole da regalo e francobolli, t-shirt e biglietti d’auguri; è entrata nel mondo dei fumetti, è finita sulle copertine degli LP quando l’artista concesse l’uso di una sua litografia ai Pink Floyd per la cover di On the run.
Anche Mick Jagger lo contattò per chiedergli di illustrare la copertina dell’album Let it bleed, ma Escher si rifiutò. All’artista olandese, schivo e riservato, non era piaciuta la lettera di Jagger che esordiva con un “ciao Maurits”. Sono il signor M.C.Escher, rispose. E chiuse lì la trattativa.
 
 
8. La sua arte ha inevitabilmente influenzato anche il mondo del cinema e della tv. Riferimenti chiari alle sue opere – soprattutto a Case di scale – si trovano nella saga di Harry Potter, con le rampe fatate di Hogwarts; in Una notte al museo III, con una intera sequenza girata “dentro” al quadro, in numerosi spot pubblicitari anche recenti e nel film Labyrinth del 1986 con David Bowie.
 
 
9. Di Escher esiste un numero grandissimo di opere: l'artista è ospitato soprattutto alla National Gallery of Art a Washington, nella National Gallery of Canada (Ottawa) e nel Museo d'Israele a Gerusalemme. La parte del leone ovviamente la fa il museo Escher a L'Aia, in Olanda: sulla facciata è affisso un poster recante il suo Giorno e notte.
 
 
10. «La sua arte nasce dalla capacità di lasciarsi stupire, meravigliare dalla realtà e dalla natura, viste attraverso la lente defromante e pure rigorosa della geometria. E dell’ironia, presente nei suoi lavori più di quanto non si noti», ha detto Marco Bussagli, curatore della grande mostra che Milano gli dedica dal 24 giugno 2016 a gennaio 2017 (qui la nostra scheda).