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Con Alessia Marcuzzi e Rudy Zerbi nei borghi Bandiera arancione del Maceratese. Per capire, conoscere, condividere

Una giornata nelle Marche terremotate

di 
Stefano Brambilla
26 Maggio 2017
Alcune cose le devi vedere per capire davvero. Non bastano servizi tv, pagine di quotidiani, foto sui social: bisogna toccarle con mano. Prendiamo l’esempio dei terremoti avvenuti in Italia centrale lo scorso agosto e lo scorso ottobre. A volte, quando ne senti parlare, specialmente se vivi in un’altra parte del Paese, ti sembrano racconti un po’ lontani, un po’ astratti. Eppure quei racconti, il più delle volte, arrivano da luoghi a qualche ora da casa.
 
La giornata di ieri è servita proprio a questo: capire, innanzitutto, conoscere, condividere. E poi dare un messaggio. Insieme ad Alessia Marcuzzi e a Rudy Zerbi, volti noti del piccolo schermo, siamo stati in provincia di Macerata, nelle Marche, ospiti di due Comuni che sono stati colpiti dai terremoti del 2016. Due Comuni tra i tanti, certo, ma certificati da tempo con il marchio di qualità di Bandiera arancione – il riconoscimento del Touring per i borghi accoglienti, quelli che si distinguono per le loro qualità turistiche e ambientali. Due Comuni modello, insomma, che si sono trovati davanti un’emergenza che mai avrebbero voluto affrontare.


SAN GINESIO, IL BALCONE DEI SIBILLINI
San Ginesio
immaginatela su un colle circondato da mille sfumature di verde. I boschi che si alternano ai campi, le colline morbide che a poco a poco sfumano nei Sibillini, scenografiche quinte di un paesaggio da fiaba. “Lo chiamano non a caso il balcone dei Sibillini” sorride il sindaco Mario Scagnetti, mentre fotografiamo lo straordinario panorama dal parco comunale. Dall’altra parte si vede il Conero che si butta nel mare: basterebbe questa visione per giustificare una gita a San Ginesio. “Eppure, anche qui, come in tutte le Marche e anche in Umbria, la gente non viene più. Ha paura. E’ passato il concetto che siamo regioni pericolose. Ma noi abbiamo bisogno del turismo”.

 

Certo, non tutto può essere bello come prima. La preziosa Collegiata, fantastico monumento in pietra rossa, la facciata di sbieco rispetto alla piazza in cui sorge, è puntellata di tiranti che hanno evitato il peggio (e ora, che succederà?). Davanti alla chiesa di San Francesco, una struttura di tubi metallici che occupa l’intera via sembra una scultura d’arte contemporanea e invece serve per sorreggere il monumento (e quindi, per quanto tempo sarà così?). Ma capiamo che cosa vuole dire il sindaco: c’è bisogno di aiuto, di speranza, di positività. E questo passa anche da noi – noi giornalisti, noi turisti. Rudy e Alessia afferrano subito il concetto e improvvisano un video invitando a venire a vedere con i propri occhi. “Ci siamo già innamorati di questo posto” registra Rudy. Non è opportunismo: l’entusiasmo si legge negli occhi.

 

Il bagno di folla arriva all’ostello, dove è allestita la mensa scolastica e ancora abitano alcuni sfollati. I bambini assaltano i loro beniamini televisivi, increduli di una così incredibile sorpresa, mentre il sindaco ci fa vedere i lavori per la nuova scuola, che verrà realizzata da zero poco lontano, i fondi sono stati già stanziati. “Qui a San Ginesio abbiamo evitato il peggio, ormai quasi tutto il centro storico è stato riaperto e solo quattro attività sono ancora delocalizzate” spiega il sindaco. La signora Roberta, per esempio, taglia i capelli in un altro edificio del centro storico, il signor Eraldo per ora ha allestito la sua macelleria in un container appena fuori dalle mura, tre gentili signore che hanno un laboratorio di pasta fresca riapriranno tra poco un ristorante vicino al parco. E anche se la normalità di una volta non tornerà mai più, sembra che tutti i tremila abitanti abbiano il sorriso sulle labbra, la voglia di crederci ancora.

 

“E’ stato sorprendente” racconta il sindaco mentre la signora Anna, del ristoro Sottovento, ci rimpinza di sapori sopraffini (provateli, quegli gnocchi rosa alla vernaccia). “In un certo senso il terremoto è diventato occasione di riscatto. Prendete il caso del G-Lab: un gruppo di giovani che si è formato spontaneamente per dare una mano. Magari prima passavano il pomeriggio al bar e ora aiutano a gestire l’emergenza, a organizzare eventi, a fare squadra. Una ricchezza che senza l’evento scatenante non ci sarebbe mai stata”. Piovono i like e i cuoricini sui social di Rudy e Alessia – certo qualcuno dei milioni di follower avrà capito il loro, il nostro messaggio. Tornare per dare un senso, tornare per far rivivere.
 
VISSO, VERSO L’INFINITO
Certo che questi sindaci sono tosti.
Intuiamo dalle loro parole la fatica quotidiana, la lotta contro la burocrazia, la voglia di essere forti anche per tutti coloro che non hanno armi per combattere. Lo Stato a volte è una macchina troppo grande per capire le esigenze di piccole realtà, dove il senso di comunità è più importante di qualsiasi altra cosa. Lo capiamo anche a Visso, borgo dei Sibillini, incastonato in verdissime vallate, seconda e ultima tappa della nostra giornata. Qui l’atmosfera è assai diversa: davanti all’ingresso del paese ci aspetta la Polizia. Nessuno può entrare nel centro storico se non scortato dalle forze dell’ordine. Perché Visso è un paese fantasma: e le scene che si presentano davanti ai nostri occhi parlano più di molte parole.

 

Caschetti in testa, ci addentriamo nei vicoli guidati dal sindaco Giuliano Pazzaglini. “Abitavano 1100 persone a Visso, ora ne rimangono 200: tutti nelle roulotte” spiega. Pareti crollate, case sventrate, macerie. Non tutto è raso al suolo: qua e là, come se qualcuno avesse toccato gli edifici predestinati con una diabolica bacchetta magica. “Dipende da tanti fattori: il materiale con cui sono stati costruiti gli edifici, il terreno su cui si trovano, le modifiche apportate negli anni”. Per terra, le pietre antiche sono state salvate e messe in fila lungo la via principale. Verranno riutilizzate: come, non si sa ancora. “Ricostruiamo così com’era? Facciamo dei falsi storici?” chiede e si chiede il sindaco. “L’unica cosa certa è che noi cerchiamo di spiegare perché vogliamo tornare qui. Sarebbe più semplice abbandonare tutto. Ma noi non possiamo, non vogliamo, non dobbiamo”.


Siamo tutti senza parole. L’impatto è di quelli duri, altro che tv. Alle porte del paese, due pompe di benzina sono state travolte dai calcinacci, una casa è letteralmente accartocciata, quasi come una fisarmonica ripiegata. Eppure Alessia scrive su Instagram “Visso, sei ancora così bella”, ed è vero, c’è comunque ancora tanta bellezza in quelle finestre silenziose, nelle pietre antiche, nel campanile del 1100 che è ancora in piedi – e poi non si venga a dire che nel medioevo non sapevano costruire. C'è bellezza pure in un vecchio cartello indicatore del Touring, che troviamo indenne su un muro mentre ancora indica la strada per Ussita. E c’è bellezza anche nella storia dei manoscritti di Giacomo Leopardi, che per i strani casi del destino erano finiti nel museo locale, vanto di Visso, e sono stati subito trasferiti, dopo la prima scossa, a Bologna e poi agli Uffizi. Speriamo davvero che un giorno l’Infinito possa tornare a Visso. È il posto giusto.

 
 
Lasciamo Visso al silenzio: ancora per molto, a passeggiare nelle vie saranno solo i gatti, a stridere tra le case saranno solo le rondini. Rudy e Alessia ringraziano noi per aver scoperto "borghi meravigliosi abitati da persone meravigliose", come scrive Rudy su Instagram, aggiungendo "non abbandonate questi luoghi, visitateli e supportateli perché sono fantastici". Noi non possiamo che essere d'accordo, ringraziando i due "vip" per aver dato la loro preziosa testimonianza e tutti coloro che ci hanno accolto per aver indicato la strada