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Nelle parole del suo presidente, il sostegno del Tci a un piano concreto per il futuro di un'Italia ferita

Terremoto: l’impegno del Touring

di 
Franco Iseppi
4 Novembre 2016
Basta poco per cambiare una vita. Centoventi secondi di tremori e le certezze più solide si frantumano. Una mattina la terra si sveglia, ruggisce dal profondo, si apre di cinquanta centimetri e buonanotte alle cose di quaggiù. Accade spesso ultimamente. È successo il 24 agosto ad Amatrice, Accumoli e nella valle del Tronto; il 26 ottobre al confine umbro-marchigiano,e ancora il 30 a Norcia, a Preci e in tutto il Centro Italia.
 
Lo chiamano sciame sismico, ma è un crescendo apparentemente senza fine che fiacca le speranze e annienta ogni buona volontà. Quella che all’indomani di un terremoto fa dire che constatati i danni, sopite le paure, asciugate le lacrime non resta altro che scrollarsi i calcinacci di dosso e ripartire.
 
Più facile a dirsi che a farsi, chiaro. Eppure non c’è davvero altro da fare, perché chi si siede non si alza più. Lo sannoi i sindaci e gli abitanti delle decine di piccoli comuni dell’Italia centrale che si trovano a dover immaginare un futuro mentre ancora la terra balla. 
 
Tra loro ci sono molti paesi Bandiera Arancione del Touring Club Italiano. Borghi d’eccellenza, accoglienti come sa essere accogliente l’Italia che, per abitudine,chiamiamo minore: Montelupone, Pievebovigliana, San Ginesio,Sarnano, Urbisaglia, Visso, Acquaviva Picena e Ripatransone. E poi Norcia e Vallo di Nera, in Umbria. E ancora Leonessa e Labro, nel Lazio in provincia di Rieti. Nomi antichi che odorano di storia, ma spesso si impara a conoscere solo in queste occasioni. Borghi feriti, ognuno con la sua storia da raccontare, la sua esperienza di paure da condividere, la conta dei danni da fare.
 
A loro e non solo a loro va la vicinanza e il pensiero di tutto il Touring Club Italiano. Che anche questa volta si impegnerà in ogni sede e con ogni mezzo per sostenere qualunque azione che contribuisca a far ripartire la microeconomia turistica che sosteneva famiglie e attività imprenditoriali di questi paesi. Perché fin da subito si ricostuiscano case, scuole, attività economiche e monumenti. E l’emergenza diventi un piano concreto per il futuro.
 
Norcia, la chiesa di San Benedetto con la facciata trecentesca /foto Archivio TCI