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La ricerca di un geografo spagnolo racconta le evoluzioni degli atlanti internazionali Tci dagli anni Trenta

Lingue, etnie e potere nella cartografia Touring

di 
Tino Mantarro
12 Dicembre 2014
Che cosa è una carta geografica? Stando ai dizionari è una rappresentazione semplificata dello spazio che evidenzia relazioni tra le componenti di quello spazio. Stando a una logica tanto difusa quanto ingenua questa rappresentazione è oggettiva, perché le carte non mentono. Peccato che le carte come si disegnano si cambiano e l'oggettività va a farsi benedire. Che le mappe cambino a seconda delle inclinazioni di chi sta al potere in un dato momento storico è quanto si apprende leggendo Cartografia, ideologia i poder. Els mapes etnogràfics del Touring Club Italiano (1927-1952). Un libro scritto dal geografo spagnolo Rafael Company i Mateo e pubblicato nei mesi scorsi dall'Università di Valencia e realizzato con il contributo attivo del Cedoc e della sua responsabile, Luciana Senna.

Un volume in cui si spiega come negli anni Trenta e in quelli successivi le mappe, in questo caso quelle etnolinguistiche d'Europa, spesso cambiassero in base alle necessità ideologiche di chi era al potere. Così, nel caso analizzato, le lingue nazionali delle tante etnie che compongono la Spagna contemporanea sparivano perché il Franchismo (e il Fascismo) avevano tutto l'interesse a mostrare Paesi etnicamente omogenei. Una forzatura che gli atlanti mondiali prodotti dal Touring in quegli anni riuscirono a evitare per diverse edizioni, anche se nel 1939 il Tci, nel frattempo ribattezzato Consociazione turistica italiana per la smania di italianizzare tutto del Fascismo, dovette cedere e uniformarsi. Rafael Company i Mateo ha scritto un'intervista allo specchio in cui spiega l'origine di questo studio e quel che ha trovato spulciando nelle carte del Tci.
 

 
Perché hai deciso di scrivere questo libro?
Il lavoro nasce della mia volontà di conoscere l’opinione degli europei del secolo XIX e della prima metà del XX, sulla composizione etnico-linguistica della Spagna. Le questioni catalana, basca, galiziana sono ancora di attualità. A me interessava sapere com’era stato raffigurato sulle carte etnografiche lo «sguardo» dei francesi, dei britannici, dei tedeschi e degli italiani di quei tempi, anche se il libro alla fine parla per lo più del  Touring Club Italiano.

Perché parli più del Tci?
Quando ho visto per la prima volta le carte etnografiche dell’Europa dell’Atlante internazionale del TCI (edizione del 1929) mi sono convinto che mi trovavo in presenza di un prodotto eccezionale. Quelle mappe mi ricordavano altre carte, chiaro. Ma vi vedevo qualcosa di più: un apporto scientifico interessante e una qualità di esecuzione magnifica. In altre parole, mi sono innamorato di una carta.

Che cosa conoscevi del Tci prima di iniziare questa ricerca?

Devo essere sincero? Nulla. Ho iniziato a conoscere il Touring mentre cercavo la bibliografia per le mie ricerche. Attraverso libri e mappe ho imparato a capire l'importanza del Tci nel processo di costruzione e affermazione dell'identità italiana presso gli stessi italiani. L'Atlante internazionale costituì certamente un grande successo scientifico, ma fu anche un grande successo sociale.

Nel tuo lavoro parli della diversità fra Touring e De Agostini duranti gli anni del Fascismo. Tu preferisci il Touring, vero?
Verissimo. Non c'è dubbio che sia prima dell'avvento del Fascismo che durante il Ventennio il potere italiano aveva un occhio di riguardo per la De Agostini che era più allineata ai voleri del potere. Mentre il Touring era più difficile da addomesticare per via della sua grandissima base sociale e dunque del suo potere economico. Certo, anche il Touring negli anni finali del Fascismo di dovette sottomettere al potere e alterare alcune delle sue mappe, ma eravamo all'inizio della Seconda Guerra mondiale.

Nel libro illustri questo nel dettaglio raccontando le trasformazioni della mappa etnografica d'Europa nella ristampa del 1939.
È un episodio emblematico delle attitudini conformiste del Ventennio. Il Fascismo era decisamente contro ogni affermazione della pluralità etnica e linguistica d’Italia. Non amava certo vedere segnati sulle carte gli sloveni dell'Istria, i tedeschi dell’Alto Adige e neanche le antichissime isole linguistiche degli albanesi e dei greci del Sud Italia. Come non amava i catalani d’Alghero, in Sardegna. E ovviamente le mappe nel 1939 ne risentirono anche graficamente: Mussolini voleva un solo colore per tutta l’Italia etnografica. Punto. Un Duce, un popolo, una mappa.

Eppure hai scoperto che nel 1938 venne stampata un'edizione assai particolare dell'Atlante internazionale. Un'edizione che non si torva neanche nel Centro Documentazione Tci.
Facendo ricerche bibliografiche spesso si scoprono cose curiose come questa: una ristampa della quinta edizione di cui voi ignoravate l'esistenza. Io avevo trovato un riferimento al Biblioteca del Congresso a Washington e basta. Ma poi cercando meglio sono saltati fuori 60 esemplari sparsi in tutto in mondo dal Canada agli Stati Uniti, dall'Argentina fino alla Nuova Zelanda e alle Hawaii. Ma voi non ne avevate traccia.

Perché questa ristampa è così particolare?
Perché senza un motivo apparente non conteneva la dedica a Mussolini che invece era contenuta in tutte le edizioni a partire addirittura dal 1929. E non è neanche indicato l'anno dell'Era Fascista in cui è stata pubblicata (il XVI) e anche il nome del volume non è quello in uso in quegli anni: Atlante internazionale del Touring Club Italiano. Ma dal 1937 il Tci era stato ribattezzato Consociazione Turistica Italiana. Insomma, un mistero.