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Iseppi: 'Favorevoli solo se gli introiti andranno al turismo'.

Il Tci e la tassa di soggiorno

di 
Renato Scialpi
24 Gennaio 2011

“Il settore turistico – sottolinea il presidente del Touring Franco Iseppi – è strategico e fondamentale per il nostro Paese e non merita disincentivi come si presenta, così come è strutturata oggi, la tassa di soggiorno”. Pur interrogandosi in modo costruttivo su una tassa che rappresenta un passo importante del federalismo fiscale, la nostra associazione non riesce a evitarne la bocciatura.


 


“Non c’è alcuna prevenzione ideologica, nessuna obiezione di principio se si confermasse esclusivamente finalizzata al miglioramento dell’offerta turistica – precisa il presidente del Tci – ma la recentissima esperienza di Roma parla da sé”. Nella capitale, infatti, alla tassa di soggiorno si sono affiancati aumenti nelle tariffe di trasporti e visite culturali che non trovano giustificazione in un miglioramento della qualità dei servizi offerti ai visitatori. Una scelta, quella del municipio capitolino, che stride con l’impegno di sempre del Touring volto a evitare che il mondo del turismo sia gravato di ingiustificati costi indiretti.


 


Il turista non è una vacca da mungere. È questo, in estrema sintesi, il grido d’allarme che giunge della Touring, forte della sua storia di più grande associazione privata del Paese: non bisogna infatti dimenticare che il settore turistico “vale” circa 30 miliardi di euro, tanto quanto la somma delle esportazioni di moda e mezzi di trasporto. Introdurre quindi un nuovo balzello non è una scelta che si possa affrontare con leggerezza.


 


E, in ogni caso, se il governo perseverasse nell’attivare a livello nazionale la tassa di soggiorno, il Touring ritiene indispensabile che i suoi introiti siano destinati esclusivamente a migliorare l’offerta turistica, che il suo importo debba essere rapportato al costo dei servizi offerti e che non possa costituire un’occasione per tassare indiscriminatamente tutte le attività culturali. Senza dimenticare che in Italia l’aliquota iva sui servizi alberghieri è del 10%, contro il 5,5% della Francia e il 7% della Spagna, giusto per citare due dei nostri pricipali concorrenti.