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Nel decreto del ministro Franceschini sgravi fiscali per chi investe in cultura; commissariato l'Enit. Iseppi esprime la soddisfazione del Tci

Arriva il decreto per il rilancio dei Beni culturali e del turismo

di 
Tino Mantarro
23 Maggio 2014
E' un ritorno al passato la novità più importante del decreto legge varato in Consiglio dei Ministri per la tutela del patrimonio culturale, lo sviluppo della cultura e il rilancio del turismo. Si chiama art bonus, e una volta, nel Rinascimento, si sarebbe chiamato semplicemente mecenatismo, ovvero la donazione disinteressata a sostegno delle arti e degli artisti. Oggi prende forma di un credito di imposta del 65% che viene riconosciuto per le erogazioni liberali in sostegno dei beni culturali pubblici. Per cui le aziende o i privati cittadini che vogliono contribuire al restauro di un bene, o anche al semplice mantenimento di una filarmonica, un teatro, o un museo possono farlo avendo un vantaggio in termini anche economici con uno sconto sulle tasse da pagare.
 
Si tratta di un meccanismo ben rodato nei paesi anglosassoni dove le erogazioni liberali in favore di università e musei sono il motore degli uni e degli altri. «Non parliamo di sponsorizzazioni - ha chiarito il ministro Dario Franceschini - ma di privati che vogliono donare al pubblico fondi per restauri. Oggi la detrazione è insignificante mentre con questo passo in avanti ci mettiamo al fianco di paesi come la Francia che hanno creato il mecenatismo con risultati formidabili». Una mossa che mira a far crescere il contributo dei privati alla cultura, visto che con l'attuale meccanismo più simile a una sponsorizzazione su cui si pagava l'Iva, coinvolgeva meno di un migliaio di soggetti.
 
«Il Touring Club Italiano accoglie con soddisfazione il decreto per la tutela del patrimonio culturale, lo sviluppo della cultura e il rilancio del turismo proposto dal Ministro per i Beni e le Attività Culturali, Dario Franceschini, e approvato dal Governo – afferma Franco Iseppi, Presidente del Touring Club Italiano - Questo è un segno forte e positivo che rivela un atteggiamento nuovo da parte delle istituzioni, non tanto e non solo per aver elaborato un progetto di per sé innovativo per il nostro Paese, quanto perché comincia a creare, finalmente, le condizioni minime per far crescere e sviluppare i settori del turismo e della cultura. Concordiamo sul taglio “rivoluzionario” che questo provvedimento assume in Italia, soprattutto per quanto scritto nell’Art Bonus. – continua Iseppi – Incentivare a livello fiscale i privati che intraprendono azioni di mecenatismo ribalta e rilancia il rapporto troppe volte conflittuale tra pubblico e privato in settori strategici per la nostra economia».
 
E il decreto sulla cultura varato dal Consiglio dei ministri non si limita all'art bonus, contiene anche misure a sostegno del Grande progetto Pompei, per cui viene creato un commissario; al riordino e alla valorizzazione della Reggia di Caserta e a maggiori risorse (50 milioni di euro) per le fondazioni lirico-sinfoniche. Misure importanti sono state adottare anche per il settore turistico, che finalmente cammina di pari passo con la cultura che dovrebbe contribuire a promuovere e far fruire. Tra le novità più rilevanti un credito di imposta del 30% sia per la digitalizzazione che per l'ammodernamento delle strutture ricettive, che così potranno adeguarsi agli standard stranieri dove prenotazioni e informazioni corrono sul web, mentre da noi siamo fermi al 52%. E' previsto anche lo sviluppo di un piano straordinario di mobilità turistica, ma i confini non sono chiari e rimanda a accordi con il ministero dei trasporti e con la conferenza Stato-Regioni.
 
Non ultimo si è finalmente deciso di mettere mano all'Enit, il carrozzone cui è affidata la promozione all'estero dell'Italia come Destinazione turistica che spende più per stipendi e spese correnti che per le campagne: l'Enit viene commissariato e da ente pubblico diventa ente pubblico economico, ovvero a tutti gli effetti un'impresa commerciale che non fa più parte della Pubblica Amministrazione, pur avendo vertici di nomina ministeriale. Contemporaneamente viene liquidata la società Promuovi Italia, fondata nel 2005 per occuparsi genericamente di promozione del turismo e assistenza tecnica, ma rimasta tecnicamente in un limbo senza una missione precisa, con un corposo staff che assorbiva tutto il budget. «Siamo fermamente convinti che le novità contenute nel decreto debbano costituire un’opportunità e delle precondizioni imperdibili di rilancio del nostro turismo e un trampolino per una vera ed efficace valorizzazione del nostro patrimonio culturale» commenta il presidente Iseppi.