Scopri il mondo Touring
  • Home
  • L'epopea della Tremezzina

Sul lago di Como accorpati quattro Comuni che fecero la storia del contrabbando. Protagonisti anche di un recente libro

L'epopea della Tremezzina

di 
Luca Bonora
16 Gennaio 2014

Oggi l'accorpamento, sul Lago di Como, di Lenno, Ossuccio, Mezzegra e Tremezzo nel nuovo Comune di Tremezzina appare una cosa naturale, ovvia: sulla carta distano una manciata di chilometri e i residenti superano di poco le 5mila anime. Quattro paesini (ormai uno) che nel secolo scorso fecero storia: qui si andava di frodo. Erano – con Argegno – le capitali del contrabbando, teatro di cavallereschi, epici scontri tra sfrosadori e burlanda, i temuti agenti della polizia tributaria. E tra un paese e l'altro c'era una fiera, orgogliosa rivalità.

«Per omogeneità storica avrei preferito il ripristino del Comune di Isola Comacina, che raggruppava Colonno, Sala Comacina e Ossuccio, e di quello di Tremezzina, da Lenno in fuori, come si dice dalle nostre parti», suggerisce Cecco Bellosi, filosofo e scrittore, autore di Con i piedi nell'acqua, libro edito da Le milieu che racconta Storia e storie di queste terre, dallo sbocco della Val d'Intelvi su su fino a Dongo. Perché le distanze, sulla riva del lago, sono un'altra cosa.

Scrive infatti Bellosi nel suo libro: «Tra Argegno e Colonno ci sono tre chilometri di strada, di roccia, di cupa profondità del lago. A segnare due mondi diversi. La cascata della Camoggia è il confine, non solo simbolico, in mezzo a una terra di nessuno che scende minacciosa verso il lago.»

Ecco, forse la parola chiave è proprio confine. Perché questa è una terra strana, dove paesi che distano 500 metri sono mondi lontani, e poi per anni, due generazioni di uomini hanno unito Italia e Svizzera, a piedi, nella notte, facendo l'unico lavoro che permetteva loro di vivere: i contrabbandieri, gli spalloni, quei che van de sfroos. Lezzeno, Colonno, Tremezzina: qui vivano uomini divenuti leggenda: il Mint, Il Cinto, il Famel. Protagonisti di storie personali così incredibili da essere per forza vere. Tutte o quasi raccontate da Bellosi nel suo libro, che ha avuto anche prestigiosi riconoscimenti come la selezione al Premio Chiara 2013.

Da dove ha attinto per raccontare le storie del lago? Come si è documentato?
«La prima fonte sono stati i ricordi personali, le storie della mia famiglia e soprattutto di mia nonna; per quanto riguarda i cuochi di Argegno ho attinto alla memoria dello storico proprietario dell'hotel di Argegno, che da poco è mancato. Il mondo del contrabbando deriva anch'esso da testimonianze più o meno dirette (il Cinto era mio amico), e le storie dei partigiani arrivano da rari documenti, giornali e libri che comunque raccontano quell'epoca dolorosa anche per il lago.»

 

Torniamo a Tremezzo, terra (orgogliosamente) di contrabbandieri, e alle pagine di Con i piedi nell'acqua: «Ognuno si costruiva con la iuta, la corda e l'ago i peduu dinvoi, le pedule rovesciate con la cucitura sotto il piede; poi ritagliava le bretelle con cui si metteva in spalla il sacco ingombrante, spigoloso, odiato quando cominciava a picchiare con insistenza sulle gambe. Ma poi amato alla fine della corsa. Dentro, dai settecento pacchetti di sigarette per i meno abituati ai mille per i più forti. (…) Ognuno, nel momento della cucitura delle scarpe per il viaggio, stava solo coi suoi pensieri: la morosa, i figli, l'adrenalina che scendeva lentamente in ogni angolo del corpo. Poi, a un cenno del capo, tutti in fila con passo attento, svelto, e terminato.»

Le regole le sintetizza Davide Van De Sfroos, cantautore laghèe, nella sua Ballata del Cimino, un contrabbandiere leggendario proprio di Tremezzo: «Mai ciamass per nomm, mai fa frecass» (mai chiamarsi per nome, mai fare rumore).

Un mondo che oggi appare scomparso, in una geografia ridisegnata. Ma è la fine di un'epoca oppure nei paesi se ne accorgeranno in pochi?
«Ci sono già state esperienze di questo tipo, in passato», racconta ancora Bellosi «io stesso sono nato a Isola Comacina e quel Comune fu soppresso, con i problemi per i miei documenti che puoi immaginare. Oggi il problema è di identità: non è importante fare Comune, è importare restare una comunità. Proprio come ai tempi del contrabbando. Smetteranno di cementificare il lago? Questo è la mia, e non solo mia, preoccupazione…».