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All’ombra del Monte Rosa, tra il castello di Graines e la rocca di Verrès, tra fromadzo dop e polenta concia

Valle d'Aosta: che cosa fare a Verrès e in val d'Ayas

di 
Luca Sartori
30 Gennaio 2017

Tra le valli più ampie ed assolate della Valle d’Aosta, la Val d’Ayas è terra di ghiacciai e ampie distese di boschi, borghi e castelli. Al primo tratto stretto e impervio, sul quale troneggiano dai loro oltre tremila metri le Becche di Challant, si contrappone quello successivo caratterizzato da ampie conche dove ai boschi d’abeti e larici s’alternano distese di pascoli, culminanti nell’imponente muraglia ghiacciata del massiccio del Monte Rosa che, con i suoi vari “Quattromila”, domina l’ultima parte della valle. Sono le acque del torrente Evancon a dividere in due questa valle che da Verrès sale fino a Champoluc.
 
VENERDÌ SERA A BRUSSON
È Verrès, dominato dalla rocca situata in cima a uno sperone roccioso all’imbocco della valle, l’inizio della val d’Ayas. Una serie di tornanti, dai quali par di toccare con mano l’imponente rocca, ci consentono rapidamente di salire in valle, lasciandoci alle spalle la valle della Dora. In pochi minuti il panorama su Issogne e il centro storico di Verres è incantevole. Challant-Saint-Victor e Challant-Saint-Anselme sono i principali centri della parte bassa della valle, dopo i quali quest’ultima pare cambiar volto, divenendo meno aspra.

Il castello di Graines annuncia l’arrivo al centro della valle, a Brusson, grazioso borgo adagiato su un altopiano in un’ampia conca assolata dominata dal monte Zerbion. Rinomata stazione sciistica, Brusson è meta per chi ama soprattutto lo sci di fondo. Qui facciamo cena con un classico della cucina valdostana, la polenta concia preparata con burro, fontina e toma. Piatto sostanzioso da accompagnare con uno dei vini più apprezzati della regione, l’Enfer d’Arvier, vino rosso dal sapore intenso e corposo.
 
 
SABATO NELL’ALTA VALLE D’AYAS
Champoluc è la meta della prima parte del sabato: l'ultimo centro della valle si chiude con lo straordinario anfiteatro bianco del massiccio del Rosa, il più esteso della catena alpina, che ha nel ghiacciaio di Verra l’origine delle acque del torrente che bagna la valle. Importante crocevia invernale ed estivo, Champoluc è punto di partenza di camminate, arrampicate e salite alle piste da sci, a seconda del periodo dell’anno. Al mirabile patrimonio naturalistico il centro accosta il suo interessante patrimonio storico legato alla cultura walser. Cuore del borgo è la parrocchiale di Sant’Andrea, patrono del paese.
 
Seconda tappa del sabato è Antagnod. Lo raggiungiamo dopo qualche minuto di salita panoramica che regala una vista mozzafiato su tutta l’alta valle e sul Monte Rosa. È qui che il massiccio propone la sua vista più bella. Capoluogo di Ayas, Antagnod è terra di tradizionali attività tra cui l’allevamento bovino e l’intaglio del legno (il sabot, il tipico zoccolo di legno, è la sua tipicità artigianale). Proprio le rive dell’Evancon videro sviluppare l’antico mestiere montano del sabotier che, riuniti oggi nella coperativa “Li Tsacolè d’Ayas”, espongono i loro prodotti nella sede di Antagnod. Da vedere in paese anche la parrocchiale quattrocentesca di San Martino con il suo bel campanile.
 
Pranzo con un saporito tagliere di salumi con mocetta, prosciutto crudo di Saint Marcel, lardo d’Arnad e boudin, preparato con patate bollite, lardo, barbabietole rosse, spezie, aromi naturali, vino e sangue di bovino o suino, da accompagnare con un Torrette, vino rosso valdostano dal sapore secco.

 
Scendendo da Antagnod alla volta del fondovalle si gode della bella vista sulla foresta di Vollon che, secondo la leggenda, pare fosse dimora di un grosso serpente che terrorizzava gli abitanti della zona, poi ucciso da due giovani che, come ricompensa, chiesero d’essere sepolti sotto il pavimento della chiesa. Subito dopo Vollon ecco nuovamente Brusson, a poco più di 1300 metri d’altitudine, adagiata su una piana circondata di boschi, centro dov’è d’obbligo una passeggiata per godere dei suoi suggestivi vicoletti, delle belle residenze medioevali ma soprattutto delle tante fontane. I suoi vicoli sono infatti un susseguirsi di fontane che alimentano una melodia continua che accompagna per tutta la visita. Le piste di fondo fanno da cornice alla periferia del borgo dominato dalla parrocchiale di San Maurizio, costruita tra il 1870 ed il 1872 in sostituzione dell’antica chiesa quattrocentesca, con l’interno a tre navate dalle interessanti colonne realizzate con un unico blocco di pietra ed un organo della celebre ditta Vegezzi-Bossi. Splendida la vista che si gode dalla piazzetta antistante la chiesa che spazia sul borgo, la bassa valle, il castello di Graines e l’incantevole cornice delle Becche di Challant.
 
Cena con un buon piatto di penne con fonduta da accompagnare con uno dei più apprezzati vini bianchi valdostani, lo Chambave Muscat, ricavato dalle uve delle colline di Pontey, Verrayes, Chambave e Chatillon. Dolce finale le tegole preparate con nocciole, zucchero, albume d’uovo e farina, da accompagnare sempre con un buon Chambave Muscat ma, questa volta, nella versione flètri, ricavato dai grappoli migliori lasciati appassire.
 
 
DOMENICA AL CASTELLO DI GRAINES ED ALLA ROCCA DI VERRÈS
La bassa valle è la protagonista della domenica. Prima tappa alle storiche vestigia del castello di Graines. Situato in un contesto scenografico che lascia incantati, risale al X secolo e fu fatto edificare dai monaci dell’abbazia di Saint-Maurice-d’Agaune. Domina su prati e boschi dall’alto del colle roccioso al quale s’adatta in modo irregolare. Particolarmente suggestiva ed emozionante la salita a piedi al castello, che, poco alla volta, ne svela i dettagli. D’obbligo una fermata anche al borgo di Challant-Saint-Anselme, dominato dalla dorsale del col Tzecore, Da vedere in paese il santuario di Sant’Anna, la cappella quattrocentesca di San Giovanni Battista e la bella parrocchiale che custodisce preziosi arredi ed oggetti del XVI e XVIII secolo.
 
 
Pranzo a base di formaggi con la classica fontina, il fromadzo DOP, nella versione fresca, dal sapore fragrante e semidolce, ed in quella più stagionata, più piccante, la toma di Gressoney ed il seras. Ottimi se accompagnati dall’ottimo vino rosso della bassa valle, il Donnas, dal sapore secco e vellutato.
 
Pomeriggio a Verrès, pittoresco borgo del fondovalle. Imperdibile la visita alla rocca situata su un impervio sperone di roccia che domina l’abitato che s’insinua nella gola incastonata tra ripide pareti rocciose. La rocca è un imponente cubo di pietra che troneggia in questa porzione di regione che vede il torrente Evancon confluire nelle acque della Dora Baltea. Rocca alla quale s’accede a piedi tramite una mulattiera che sale lungo la montagna fino alla cinta muraria, un tempo raggiungibile tramite il ponte levatoio. Un monumentale scalone parte dal cortile interno e si arrampica lungo le pareti interne dell’edificio. L’androne d’accesso, il magazzino, la cucina e la sala d’armi compongono il piano terra. L’ampio scalone da pranzo e la cucina, la sala della botola, la cucina della guarnigione e una delle camere da letto costituiscono invece il primo piano. Il secondo piano era invece destinato agli ospiti del castello, collegato al sottotetto ed utilizzato dagli armigieri e dal personale di servizio oltre che come deposito. Fine giornata da dedicare al borgo che propone un ricco itinerario storico e architettonico tra cui la cappella seicentesca dei Santi Barbara e Giacomo a Torille, con notevoli arredi sacri, quella di San Grato, e quella dell’Addolorata, vicina all’edificio comunale, risalente al 1678.

 
Cena con la carbonada, classico della cucina locale, preparata con fesa di manzo, pancetta di maiale, farina, vino bianco, burro, cipolla, noce moscata, cannella, pepe e sale, da gustare con la polenta. Ottimo l’abbinamento con il vino rosso Torrette. Poi un sorso di genepy, ottimo digestivo di queste terre di grandi montagne che sanno sempre regalare, anche a tavola, straordinarie emozioni.   

 
INFORMAZIONI UTILI
 
 
Mangiare
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