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Fuga d'inverno verso le bellezze di una città perfetta per il cicloturismo

Un weekend di bicicletta e sole a Cagliari

di 
Luca Zironi e Francesca Schintu
23 Gennaio 2017
Questo è il racconto di due giorni in bicicletta in Sardegna in una Cagliari assolata e tiepida. Ce l'hanno mandato Luca Zironi e Francesca Schintu, due appassionati cicloturisti: laurea in filosofia lui, laurea in architettura e dottorato in storia dell'architettura lei, amano esplorare l'Italia percorrendo le principali ciclabili sparse sul territorio, cercando di lasciare qualche resoconto scritto, per fare un po' di "proselitismo alla causa". Seguite le loro tracce!
 
Cinque gradi, nebbia e pioggia. Osservare con impazienza la webcam di qualche rinomata località sciistica pare essere l’unica speranza per salvare il weekend. E invece. Con pochi euro decidiamo di fuggire verso la primavera. Un volo low cost di sessanta minuti colma lo scarto meteorologico. A Cagliari ci sono venti gradi e un sole abbacinante. Dall’aeroporto di Elmas prendiamo il treno per il centro e in sette minuti arriviamo alla stazione di piazza Matteotti. Noleggiamo telefonicamente due biciclette che ci vengono recapitate sul posto.
 
Appena insignita al BTO (Buy Tourisme on line) di Firenze come miglior meta turistica italiana nelle aspettative degli stranieri, la “città del sole” ha finalmente aperto anche al cicloturismo. Vuoi per il clima favorevole che la rende pedalabile tutto l’anno, vuoi per l’aumento considerevole delle sue infrastrutture ciclabili urbane ed extraurbane, Cagliari ha un patrimonio storico e naturalistico che merita di essere scoperto con la massima calma.
 
 
SABATO DA CAGLIARI A QUARTU S. ELENA
Di fronte a noi si staglia l’imponente sede del Municipio, con le due torrette ottagonali che ne dominano la facciata in pietra calcarea. Frutto di un concorso nazionale indetto sul finire dell’Ottocento, l’edificio è un interessantissimo esempio di liberty italiano con originali rielaborazioni di modelli gotico-catalani, assai diffusi in tutta l’isola. I regnanti in persona, il re Umberto I e la regina Margherita di Savoia, assistono alla posa della prima pietra nell’aprile del 1899.
 
Siamo già su via Roma, una delle principali arterie cittadine, inaugurata nel 1883 in seguito all’abbattimento dei bastioni delle antiche mura, quando Cagliari iniziava ad aprirsi al mare. Sulla sinistra, una scenografia di eleganti palazzi porticati dalle sfumature neoclassiche e liberty ci accompagna per mezzo chilometro mentre percorriamo le ampie zone pedonali sul porto (da cui ancora salpano le navi per la penisola).
 
Il porto di Cagliari
 
“Su Siccu” e la Madonna di Bonaria
A ridosso del molo Ichnusa, una lunga passerella in legno che corre sull’acqua immette nel percorso ciclopedonale di Su Siccu. Il colpo d’occhio sull’orizzonte è impagabile e subito ci perdiamo nell’aria tersa di questa tiepida giornata d’inverno. Il santuario di Nostra Signora di Bonaria, massima patrona della Sardegna, appare maestoso sulla cima del colle omonimo alla nostra sinistra.
 
Al suo interno è custodita una statua lignea raffigurante la Madonna col Bambino, che la leggenda narra sia venuta direttamente dal mare: nel 1370, il capitano di una nave mercantile catalana, in balia di una terribile tempesta, decide di liberarsi di tutto il carico nell’estremo tentativo di salvare l’equipaggio. Quando una cassa grande e pesante viene scagliata fuori bordo, le acque improvvisamente si placano. Poco dopo approderà sulla spiaggia del colle di Bonaria e, da allora, l’imponente statua della Madonna in essa contenuta sarà ospitata nel capoluogo sardo e diverrà protettrice dei naviganti.
 
Forse non tutti sanno che la città argentina di Buenos Aires, fondata nel 1536 dai conquistatori spagnoli, prende il nome proprio dalla Madonna di Bonaria, la cui devozione si era già diffusa da tempo. L’intero complesso merita sicuramente una visita: la piccola chiesa trecentesca in stile gotico-catalano, la basilica settecentesca e il museo del chiostro che raccoglie testimonianze archeologiche, preziosi arredi sacri e numerosi ex voto (tra cui rari modellini di vascelli).
 
La basilica di Bonaria
 
Sulla via del Sale fino a Sant’Elia
Il percorso ciclopedonale prosegue lungo la via del Sale e lambisce il padiglione Nervi, costruito nei primi anni Cinquanta come parte integrante di un impianto per la produzione di sale “tra i più efficienti al mondo” (così recita un avveniristico documentario dell’Istituto Luce, datato 1956). L’opera, attribuita all’illustre ingegnere italiano, rappresenta un valido esempio di archeologia industriale, per cui si auspica un buon progetto di tutela. Qui il minerale, estratto dalle grandi saline di Molentargius, veniva stoccato e poi spedito sulle tavole di tutta Italia.
 
L’asfalto della pista è perfetto: due sensi di marcia ben segnalati permettono di pedalare in completa sicurezza, anche con bambini. Dopo circa 2 chilometri, un ponte invita all’attraversamento del canale di La Palma su via Tramontana. Da qui procediamo sempre dritto (su una ciclabile ancora in fase di completamento) fino al vecchio borgo di pescatori alle pendici del colle Sant’Elia. Fiore all’occhiello del quartiere è il Lazzaretto, oggi sede dell’omonimo centro culturale, edificato nel corso del Seicento per confinare in quarantena uomini, animali e merci giunti via mare da paesi in cui erano diffuse epidemie contagiose.
 
La salita al colle Sant'Elia
 
Da Sant’Elia a Calamosca
Proseguendo verso sud, imbocchiamo una strada bianca che si inerpica sul colle. Sulla destra l’Africa, sulla sinistra la cinquecentesca torre del Prezzemolo, incredibilmente in equilibrio su uno sperone roccioso. Poco oltre, un breve sentiero in leggera pendenza, percorribile anche a piedi per quanti sprovvisti di mountain bike, ci mette di fronte a un bivio.
 
Sulla sinistra, uno sterrato largo ma piuttosto impervio conduce al fortino di Sant’Ignazio, progettato dai Savoia nel 1792 per scongiurare gli attacchi delle navi francesi. Il premio per chi affronta la salita è una superba vista a 360° che abbraccia avidamente il mare e la città.  Svoltando a destra, invece, si arriva direttamente al faro di Sant’Elia, questa volta in leggera discesa. Da qui, lungo una strada poco trafficata, si scende sino a Calamosca: piccola spiaggia dall’acqua cristallina e ben protetta dai venti di Maestrale.
 
Il promontorio della Sella del Diavolo si eleva per un centinaio di metri sopra di noi. Un trekking poco impegnativo tra la vegetazione bassa, che lontano dall’estate raggiunge il culmine dei suoi colori, offre un compendio di botanica: il ginepro, l’euforbia arborea, il lentischio, l’artemisia e il timo, sono le specie più abbondanti. Esclusivo della Sardegna, e di poche altre isole del Mediterraneo, è il “maro” (Teucrium marum): pianta officinale dall’odore pungente e dalle proprietà antisettiche apprezzate anche dai gatti, sui quali esercita un’azione particolarmente eccitante (da qui il nome di “erba gatta”).
 
La vista dal fortino Sant'Ignazio
 
Sul Poetto fino a Quartu S. Elena
Percorriamo un tratto del viale Calamosca, per poi svoltare bruscamente a destra su uno stradello. Ad un certo punto la via è interdetta da un’area militare e ci obbliga a procedere lungo un sentiero ombreggiato che sbuca nel grande parcheggio di Marina Piccola. È l’inizio del Poetto, una delle spiagge cittadine più lunghe e belle d’Europa, che si sviluppa per circa 7 Km tra i comuni di Cagliari e Quartu Sant’Elena.
 
Si tratta di una vera e propria palestra a cielo aperto, moderna, funzionale, attrezzata di chioschi, servizi igienici, infrastrutture sportive. C’è perfino chi gioca a croquet, illustre antenato del golf. L’Alice di Carroll al posto della mazza brandiva un povero fenicottero, ma in Sardegna questi splendidi uccelli sono rispettati e protetti. Mentre attraversiamo il ponte su viale Cristoforo Colombo (Quartu Sant’Elena), molti esemplari si lasciano fotografare quasi consapevoli della loro eleganza.
 
La spiaggia del Poetto
 
Il ritorno nel parco di Molentargius
Le zone umide del parco regionale di Molentargius sono il loro habitat più congeniale e rappresentano un’oasi naturalistica di valore internazionale. Qui, proprio al centro delle rotte migratorie tra Europa e Africa, ogni anno si assiste al prodigio della nidificazione. Il parco è attraversato da molti sentieri ciclopedonali che sfruttiamo per ritornare verso il ponte sul canale di La Palma. Stavolta lo percorriamo in direzione opposta, lambendo il glorioso stadio Amsicora, dove il Cagliari nell’annata 1969/70 celebrò il suo primo scudetto. Ai cicloturisti più arditi che volessero misurarsi in un’impresa un po’ più selettiva, proponiamo la difficile salita di viale Europa da cui si gode di una vista davvero grandiosa.
 
Dopo una ripida discesa e qualche strada secondaria raggiungiamo la basilica di San Saturnino, intitolata al patrono della città che secondo la tradizione era sepolto proprio in quest’area. La chiesa, edificata a partire dal V secolo in forme bizantine, è la più antica di Cagliari. Una colonia di splendidi felini ne custodisce solennemente i segreti. 
 
Dalla “nebbiafittainvalpadana” a qui, è passata appena qualche ora. Abbiamo percorso una trentina di chilometri di notevole cicloturismo, sotto un cielo limpido fuori stagione, in una città ancora tutta da scoprire. 
 
Alloggiamo presso un B&B in una vivace stradina dietro via Roma, nell’antico rione Marina, storicamente popolato da pescatori e mercanti. La Marina è uno dei quattro quartieri storici di Cagliari tratteggiati dai Pisani nel corso del Duecento (insieme a Castello, Stampace e Villanova), che formano ancora oggi il cuore della città. La cena è piacevolmente servita presso il ristorante Cogas, dove raccogliamo i gentili suggerimenti delle proprietarie per definire l’itinerario dell’indomani.
 
Il quartiere Marina
 
DOMENICA A CAGLIARI
La mattina seguente il sole è meno sfacciato, ma è quanto basta per guidarci nel dedalo di stradine del centro storico, dove il traffico è limitato. Lungo viale Regina Elena costeggiamo le poderose mura duecentesche per poi entrare, con le bici a mano, nei giardini pubblici. Un immenso Ficus magnolioides dai rami bassi e robusti, non sembra affatto turbato dal saliscendi di alcuni bambini. Anche le sculture in terracotta di Mimmo Paladino paiono dormire sonni tranquilli nel ventre della fontana della Galleria comunale d’arte.
 
Torniamo all’ingresso del parco, risaliamo in sella ed entriamo trionfalmente nel quartiere Castello attraverso la porta di San Pancrazio. Una visita al Museo archeologico nazionale è d’obbligo. Crocieristi spagnoli escono entusiasti dall’incontro con i giganti di Mont’e Prama, come stregati dai misteri di una civiltà, quella nuragica, già antica per gli antichi. Da piazza Arsenale pedaliamo lungo strade a traffico limitato fino alla cattedrale di Santa Maria, per poi approdare al bastione di Saint Remy, tradizionale terrazza sulla città.
 
Quartiere Castello, la cattedrale di Santa Maria
 
Riprendiamo l’itinerario percorrendo viale Buoncammino e raggiungiamo in pochi minuti l’Anfiteatro romano (II secolo d.C.), che aveva una capienza di ben 10000 posti. Circa seicento metri più avanti, nei pressi dell’Orto botanico, la villa di Tigellio è un’altra notevole testimonianza della Karalis romana.
 
Ma il palinsesto storico del capoluogo sardo è ancor più generoso. A un chilometro di distanza sorge un altro importantissimo sito, un waypoint obbligato sul nostro navigatore: la più grande necropoli punica del Mediterraneo, Tuvixeddu, dopo annose dispute edilizie, è ora riconsegnata alla città nei termini di un bellissimo parco cittadino. Siamo ormai sul fare del tramonto e le ombre, allungandosi, aprono nuove e inesplorate cavità.
 
L'anfiteatro romano
 
Prima di rientrare verso la stazione dei treni, imbocchiamo viale Sant’Avendrace percorrendola per poco più di un chilometro. Proprio a ridosso della strada, all’altezza di un grande cancello, si affaccia la Grotta della Vipera: un sepolcro datato tra il I e il II secolo d.C. che ospitava le spoglie di una nobildonna romana.
 
La leggenda narra che sotto di essa un cunicolo conduca ad un antico tesoro, un altro invece all’incontro con la letale mosca Macedda. Nel dubbio evitiamo l’esplorazione e ci dedichiamo all’osservazione dei dettagli, dei due serpenti scolpiti sull’architrave e delle iscrizioni poetiche sulle pareti.
 
Sono appena quindici i chilometri percorsi oggi e migliaia di anni di storia. Cagliari è un invito al turismo culturale, aperto tutto l’anno. Dopo aver riconsegnato le nostre biciclette, sul volo di ritorno sfogliamo i dépliant raccolti nei vari siti. Alcuni rimandano ad altre destinazioni di una Sardegna più profonda e ancestrale. Lontano dal mare splendido di quest’isola, che d’estate assorbe tutto, c’è un mondo intero da scoprire.
 
La grotta della Vipera
 
INFORMAZIONI
Trovi tutti i dettagli e le informazioni pratiche sul sito ufficiale di promozione turistica di Cagliari, con pagine dedicate al noleggio bici (sia in città sia a Molentargius) e alle visite ai siti archeologici.
Altri siti utili: www.bonaria.euwww.lazzarettodicagliari.it; www.parcomolentargius.it
 
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