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Masserie e castelli, cattedrali e cantine: il Salento non è solo mare, è anche un luogo dove nascono amicizie e dove è bello ritornare

Le terre del negramaro

di 
Luca Bonora
25 Luglio 2013

Di milanesi innamorati del Salento, soprattutto in questa stagione, se ne trovano a iosa. Viceversa, un salentino innamorato di Milano è cosa rara: eppure Giuseppe Pastorelli, pugliese doc, ha studiato nel capoluogo lombardo e ora, dopo vent'anni, ricorda ancora quel periodo, e la città, con affetto e un pizzico di nostalgia. Me ne parla tra un bicchiere di negramaro e l'altro, durante una cena al ristorante Isola Lo Scoglio di Porto Cesareo (di cui parlo anche qui). Qui, su un mare bello come pochi in Italia, tra i profumi e i sapori della cucina salentina, qualcuno racconta a me... la mia città. E senza rendersene conto, mi fa capire una cosa: che un milanese, un lombardo, uno del Nord insomma, quaggiù, sarà sempre il benvenuto. Non solo nella sua masseria (www.masseriamarchioni.it) fra Veglie e Porto Cesareo, ma in tutta la costa ionica del Salento.



Prima di Pastorelli ho incontrato Cosimo Durante, presidente del Gal Terra d'Arneo (www.terradarneo.it), l'ente a partecipazione mista, pubblico e (soprattutto) privato, che si impegna per promuovere e sostenere le aziende locali, non solo quelle dedicate al turismo. Sempre nei dintorni di Veglie, un altro luogo che mi ha colpito è Casa Porcara (www.casaporcara.it), un complesso medievale che oltre alla classica ospitalità e a un ristorante a chilometro zero, ospita negli ex essiccatoi del tabacco un centro didattico. «All'inizio avevamo 300 ragazzi a stagione» racconta il titolare. «L'ultimo anno ne abbiamo avuti 8000.» E cosa c'è di meglio di imparare la propria terra, le sue tradizioni e il suo passato, nel luogo in cui sono ancora vive e forti?



Sempre in tema di ospitalità, segnalo un hotel di recente realizzazione, moderno ed elegante, sulla litoranea di Porto Cesareo: si chiama Le Dune**** (www.ledunesuitehotel.it) e vanta, oltre a un'ottima cucina, anche una grande piscina panoramica sul solarium, e un piccolo ma piacevolissimo centro benessere e spa. Siamo su via Strada dei bacini, una delle zone dove purtroppo la cementificazione selvaggia ha fatto più danni, nel recente passato.




Volevo raccontare le strade del vino e dell'olio di quaggiù, in quella porzione di Salento affacciata sullo Ionio. Volevo, ma aperta la cartina mi rendo conto che non è possibile: non c'è una strada, un itinerario: c'è un groviglio di luoghi, di nomi, di indicazioni. Salice Salentino, Leverano, Copertino… qualunque tracciato scegliessi, farei un torto a qualcuno. L'olivo è ovunque, la vite è ovunque.


Allora, dopo una doverosa citazione di Castello Monaci (www.castellomonaci.com) di San Pancrazio Salentino, che non è solo una delle aziende vinicole più note e importanti del territorio, ma è appunto un castello originario del XVI secolo sede di matrimoni e una cantina-grotta che regala emozioni, mi muoverò per etichette e non per luoghi: assaggiati e consigliati, il «Guercio», negramaro in purezza della Cantina sociale di Nardò, www.cantinanardo.it; il «Copertino rosso» dop riserva della Cantina Cupertinum (www.cupertinum.it); il verdeca bianco Salento Igt della Feudi di Guagnano (www.feudiguagnano.com); lo «Chardonnay» Salento igp dell'azienda vitivinicola Marulli, chardonnay in purezza. Di Bruno Rolli, già segnalato anche per un prezioso rosso, il Sarhos, su www.touringmagazine.it, un'altra chicca: il moscatello selvatico, bianco Salento Igp, particolarissimo bianco da pasto con leggere note dolci.

Con la certezza che chi verrà in queste terre lo farà perché innamorato del mare, ci tengo comunque a consigliare almeno due visite storico culturali nell'immediato entroterra: la prima è a Nardò, per una passeggiata in piazza, ammirando la guglia simbolo della città (nella foto), la trecentesca chiesa dei dominicani, la loggia del Sedile dominata dalla statua di S. Gregorio Armeno patrono della città. Nella vicina Cattedrale dell'Assunta, originaria dell'VII secolo e ingrandita nel Quattrocento, è da vedere lo spettacolare altare con colonne tortili realizzato da Placido Buffelli a fine Seicento: una ricchezza di dettagli da lasciare a bocca aperta.



L'altra visita da non perdere è quella del castello di Copertino (www.castellodicopertino.beniculturali.it), il cui assetto attuale risale al Cinquecento. La poderosa fortezza  è visitabile la mattina e spesso ospita mostre ed eventi temporanei. Da notare in particolare il fastoso portale rinascimentale d'ingresso  e la cappella affrescata di S. Marco nel cortile interno.




Come Pastorelli, anch'io partendo mi porto via qualcosa: il rumore del mare, il profumo dei fiori aggrappati alle mura di Castello Monaci, il gusto delle mozzarelle preparate in giornata, l'infinita perfetta geometria degli ulivi che costeggiano le strade. Ma soprattutto, mi porto via un vassoio di pasticciotti, uno dei dolci più seducenti che abbia mai incontrato. La ricetta è un inno alla semplicità: pasta frolla morbida farcita di crema pasticcera e cotta al forno. Assaggiati in molti luoghi, sempre un poco diversi, sempre sublimi. Così, approfitto dell'opportunità offerta da internet, e che sulla carta non avrei mai avuto: presidente Durante, mi faccia l'ennesima cortesia: scriva nei commenti il nome della pasticceria, se lo merita.