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Tra il mare e i carrugi seguendo note, canzoni e suggestioni

La Genova di De Andrè, Lauzi e Paoli: itinerario sulle strade dei cantautori

di 
Luca Sartori
4 Maggio 2017
 
Il vento sale dal mare come una carezza che ti scompiglia i capelli, che ti massaggia il volto, che profuma di sale. Un dolce soffio che si accende con l’aroma di focacce calde e pesce fritto, più intenso quando più spessa si fa l’umidità che regna nel groviglio dei carrugi. Perché il sole lì non si è mai appoggiato, sul quel ventre vitale che si apre tra il Porto Antico e piazza de Ferrari.
 
Genova è una città che ispira poesia e fa sognare e riflettere. Talvolta malinconica e schiva, altre volte discretamente vivace, è da sempre aperta al mondo, importante crocevia di commerci e culture, approdo di genti alla ricerca di fortuna, avventurieri e vagabondi. Quella cultura è interpretata da un pugno di cantautori, un gruppo d’amici che proprio all’ombra della Lanterna trovano ispirazione sul finire degli anni Cinquanta, conquistando il successo negli anni Sessanta, dando lustro alla città, rendendo il capoluogo ligure una delle più importanti fucine di talenti del panorama internazionale.
 
Luigi Tenco, Bruno Lauzi, Gino Paoli, Umberto Bindi e Fabrizio De André, con le loro canzoni, le loro poesie ed armonie contraddistinte da un linguaggio diverso, danno vita ad un autentico ed apprezzato movimento culturale e artistico che alza il sipario su una delle più belle capitali del Mediterraneo, mostrandone gli angoli più significativi e gli scorci pittoreschi.
 
Un tramonto sul porto e la Lanterna, simbolo di Genova
 
 
LA GENOVA DI DE ANDRÈ
De Andrè nasce a Genova Pegli il 18 febbraio del 1940 e in oltre quarant’anni di attività artistica incide tredici album e una serie di singoli, raccontando storie d’emarginati, prostitute, ribelli ma anche tanto della sua amata Genova.
 
Tra i lavori del suo straordinario repertorio dedicato al capoluogo ligure vi è sicuramente “La città vecchia” scritta nel 1963, omaggio al pittoresco groviglio di vicoli del cuore antico, tanti dei quali finiscono magicamente in mare. Poi ci fu l’album “Creuza de ma”, considerato tra i migliori degli anni Ottanta, che affronta i temi del viaggio e del mare, la passione e la sofferenza, Genova ed il suo essere cultura del Mediterraneo, capitale dei commerci e della cultura marinara, tutto cantato in lingua genovese.
 
In “Creuza de ma” (1984, Ricordi) il cantautore ricorre moltissimo al dialetto e a strumenti tipici dell’area mediterranea, aggiungendovi contributi audio registrati in ambienti marinareschi e portuali, tra cui le voci dei venditori di pesce del mercato ittico cittadino.
 
Genova ancora protagonista della musica di De Andrè con il quartiere residenziale di Foce, citato nella canzone “Le acciughe fanno il pallone”, e con la via del Campo, un passaggio lastricato nel cuore della città vecchia, dove i traffici di merci al limite del lecito si mescolano agli odori del porto e dei carruggi. Proprio “Via del Campo” è uno dei brani più famosi e conosciuti del repertorio di De André.
 
Genova è nella musica, ma anche tanto nella vita dell’apprezzato cantautore. Tra i profumi ed i sapori dei portici di Sottoripa, tra friggitorie e drogherie storiche dove si può ancora assaporare “A cimma”, la tradizionale pietanza a base di carne di vitello e verdure, alla quale dedicò una canzone in dialetto.
 
 
LA GENOVA DI LAUZI
Bruno Lauzi nasce ad Asmara, in Eritrea, ma cresce a Genova e come De Andrè, forse più degli altri cantautori genovesi racconta la sua amata città, alla quale dedica versi indimenticabili. Ne narra gli amori misteriosi e talvolta impossibili dei carruggi nei pressi del porto, canta lo scirocco e le strade sul mare.
 
È nell’album “Genova per noi”, del 1975, con sulla copertina in primo piano la lanterna e sullo sfondo il capoluogo, che Lauzi intreccia la sua importante carriera di cantautore con la sua città d’adozione. Qualche titolo? O scioco, Ostaie, Vicoli, La nostra spiaggia…
 
Uno scorcio di Pegli
 
LA GENOVA DI BINDI E GINO PAOLI
L’altro genovese, con De Andrè, della “scuola” è Umberto Bindi, forse il musicalmente meglio preparato del gruppo, amante della melodia elegante e dei sontuosi arrangiamenti. Indimenticabile la sua “Arrivederci” del 1959 e “La musica è finita” scritta per Ornella Vanoni.
 
È invece di Monfalcone Gino Paoli, che cresce nel quartiere genovese di Pegli, cui sarà sempre legatissimo. Suoi alcuni tra i più grandi successi della musica italiana, tra cui “Il cielo in una stanza”, raffinata melodia mescolata ad un’intensa poetica, che descrive, come raccontato dallo stesso Paoli, l’incontro con una prostituta avvenuto in un bordello di Genova. “Senza fine”, “Sapore di sale”, “Quattro amici” e “La Gatta”, nella quale, senza citare la località, rievoca il periodo vissuto nel pittoresco quartiere di Boccadasse.
 
La pittoresca Boccadasse
 
LA GENOVA DI LUIGI TENCO 
Luigi Tenco nasce invece nell’alessandrina Cassine, ma presto si trasferisce con la famiglia nel capoluogo ligure, a Nervi. Tenco trova una morte tragica il 26 gennaio del 1967, proprio durante il festival di Sanremo.
 
Lascia la vita con un colpo alla tempia e una lettera che denuncia l’incompetenza della giuria sanremese che lo escluse con Dalida dalla finale. Ma quel tragico gesto non ha mai offuscato capolavori come “I miei giorni perduti” e “Mi sono innamorato di te”.
 
Nel 1972 viene creato il club Tenco per onorare la canzone d’autore e nel 1974 nasce il Premio Tenco, assegnato ad artisti che hanno dato un apporto significativo alla canzone d’autore, di cui lui è stato indubbiamente tra le più grandi espressioni. 
 
INFO
Per conoscere da vicino canzoni e luoghi di De André e della Scuola Genovese un indirizzo da non mancare è lo spazio Via del Campo 29 Rosso. Vai al sito del museo.
 
Fabrizio de Andrè in un'immagine del repertorio del Museo a lui dedicato a Genova
 
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