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Il cuore antico del capoluogo, i paesaggi e le ricchezze dei due borghi Bandiera arancione Tci

Itinerario in Molise: che cosa fare a Campobasso, Frosolone e Ferrazzano

di 
Luca Sartori
25 Settembre 2017
È tra Adriatico ed Appennini che si stende il Molise. Una terra di dolci poggi e vallate, costellati di piccoli centri dove il protrarsi delle tradizioni ed i genuini sapori d’un tempo si mescolano a testimonianze storiche spesso inaspettate, incantevoli sorprese di una terra talvolta ai margini delle cronache e dei grandi flussi turistico culturali. È Campobasso il cuore di questo mosaico di minuscoli borghi e paesaggi, capoluogo all’ombra degli Appennini, a due passi da alcuni tra i centri più suggestivi del centro Italia.
 
Frosolone e Ferrazzano sono tra i paesi più singolari ed apprezzati, centri dove assaporare l’essenza di una regione che ha nella genuinità uno dei valori più importanti. A pochi minuti dal capoluogo sono tra le mete imperdibili per chi sceglie le terre a cavallo tra Campobasso e Isernia come meta di un weekend.
 
VENERDÌ SERA A CAMPOBASSO
Giungiamo nel capoluogo nel tardo pomeriggio dopo aver attraversato il cuore della regione, un susseguirsi di colline e borghi. Ad accoglierci c’è la zona moderna che lasciamo rapidamente spingendoci verso i margini di quella storica, il suo cuore antico. Lasciata la macchina proseguiamo a piedi per una prima cena in terra molisana a base di carne grigliata di capra e agnello da accompagnare con un buon vino locale, un Biferno rosso. Prima di concederci una passeggiata serale nella parte antica della città, alle pendici del Castello di Monforte, ci concediamo un assaggio di nocino, liquore tipico molisano, dolce dal retrogusto gradevolmente amaro.
 
 
SABATO A CAMPOBASSO
Prima parte della giornata da dedicare alla scoperta del borgo antico del capoluogo molisano. Situato a settecento metri d’altitudine, presenta la parte vecchia disposta a semicerchio sul pendio del colle sul quale sorge Castello Monforte. Scopriamo i suoi scorci pittoreschi ed i suoi edifici storici.  Prima tappa della mattinata è il suo cuore religioso, la Cattedrale della Santissima Trinità, edificata ad inizio Cinquecento, distrutta dal terremoto agli inizi del XIX secolo e ricostruita, per essere utilizzata nel 1860 addirittura come caserma e non più come luogo di culto. Riaperta ai fedeli nel 1900, diventa cattedrale nel 1927. Alla facciata di stile neoclassico si uniscono le tre ampie navate dell’interno. Da vedere l’organo in noce ed il fonte battesimale in granito del 1745.
 
Da vedere anche la chiesa di Sant’Antonio Abate, situata nei pressi dell’omonima porta, che custodisce un organo di fine Seicento ed un altare maggiore della metà del Settecento, Santa Maria della Croce, sede dell’antica confraternita dei Crociati, e quella romanica di San Leonardo, dal bel portale con arco a sesto acuto.
 
Salendo alla volta del castello ecco svelarsi una serie d’affacci sulla città, panoramiche che regalano un bel colpo d’occhio sul capoluogo d’origini longobarde, del quale è facile distinguerne la zona antica, addossata alla zona denominata Monte, e la zona moderna. Nei pressi del castello sorge la chiesa di San Giorgio, risalente al X secolo, con all’interno affreschi del Trecento.
 
A due passi dalla chiesa c’è il castello, simbolo della città e monumento nazionale.  Un massiccio quadrilatero dove s’apprezzano ancora le tracce delle torri laterali e del ponte levatoio; poi le piccole finestre e la torre rettangolare che ospita la Stazione meteorologica della città. Apprezzabili i merli guelfi sulla sommità delle mura e, al di sopra dell’attuale ingresso lo stemma dei Monforte, famiglia del conte Nicola II che lo restaurò in seguito al sisma del 1456. Pranzo con un piatto di cavatelli al sugo di carne di maiale ed una fetta di crostata di frutta.
 
Pomeriggio alla scoperta di due eccellenze culturali cittadine. Il Museo provinciale sannitico, situato nel nobiliare Palazzo Mazzarotta, e Palazzo Pistilli, entrambi situati nel cuore della zona antica. Un viaggio alla scoperta della cultura del Sannio, quello al Museo sannitico, regione storico-geografica abitata dal popolo dei Sanniti, corrispondente all’attuale Molise, la parte nord-orientale della Campania e la zona sud-occidentale dell’Abruzzo. Marmi, contesti funerari, bronzi, avori, ceramiche e ambre, testimonianze di una storia millenaria. Collezioni che uniscono i ritrovamenti degli scavi archeologici in provincia alla raccolta provinciale ottocentesca.
 
Seconda parte del pomeriggio alla scoperta del patrimonio che il collezionista Michele Praitano donò allo stato nel 2014 dopo mezzo secolo di ricerca e raccolta tra artisti e antiquari in Italia e all’estero. Una visita tra arte e gusto, tra maioliche napoletane, ceramiche del diciottesimo secolo, ritratti e dipinti.  Cena sostanziosa con un piatto di lasagne in brodo di capra e la tradizionale scamorza impanata, da assaporare con un bicchiere di vino locale, il Molise Greco Bianco.   
 
La salita al castello Monforte
 
DOMENICA A FROSOLONE E FERRAZZANO, BORGHI BANDIERE ARANCIONE TCI
La prima parte della domenica la dedichiamo al delizioso borgo di Frosolone, che come Ferrazzano, si fregia della certificazione Tci di Bandiera Arancione. I due gioielli del Molise, come le altre località certificate dal Tci, esprimono un alto valore storico, culturale e ambientale e propongono al turista un’accoglienza calorosa e di alta qualità che valorizza l’entroterra molisano.
 
A poco più di mezz’ora dal capoluogo ma già nella provincia d’Isernia torniamo nel tipico paesaggio collinare, dove il borgo di Frosolone si circonda di ampi prati vissuti da cavalli e mucche al pascolo. Un intreccio di vicoli caratterizza invece il borgo, nel cuore del quale c’è la chiesa di Santa Maria Assunta, e dove sorgono botteghe artigiane dove si lavorano ancora ferro e acciaio e dove si producono forbici e coltelli, prodotti dell’artigianato locale celebrati dal Museo dei Ferri Taglienti che custodisce coltelli di svariate forme e dimensioni, forbici e lame, testimonianza della storia dell’attività artigianale del luogo. Scamorza, stracciata, pecorino e caciocavallo sono i protagonisti del saporito pranzo a base di formaggi locali, che accompagniamo con il vino locale Biferno Bianco.
 
Frosolone, la Porta San Pietro /foto Pino Santagata per Bandiere Arancioni
 
Torniamo verso Campobasso per raggiungere Ferrazzano, con i suoi vicoli tortuosi e i saliscendi. Proprio a Ferrazzano ha le sue origini famigliari Robert De Niro, qui i bisnonni paterni partirono nel XIX secolo per cercare fortuna Oltreoceano.  Da vedere la chiesa di Santa Maria Assunta, dal bel portale ad impronta romanica ed il Castello baronale Carafa, tra i castelli più importanti della regione. Di origine normanna, fu ricostruito tra il 1498 ed il 1506.
     
Di Ferrazzano incantano i panorami. Situato su un’altura a due passi da Campobasso, è circondato da una pineta dalla quale la vista spazia fino alla Maiella, abbracciando la catena del Matese fino a giungere a quella delle Mainarde.
 
Il panorama collinare da Ferrazzano /foto quotidiano del Molise
 
Incantevoli per il palato anche le sue meraviglie gastronomiche. Nell'ultimo pasto del weekend ci perdiamo volentieri tra i sapori della zona. Deliziose la salsiccia alla ferrazzanese e la soppressata, ed ottima la “mbaniccia”, il piatto locale a base di pizza di granone e verdure di campo insaporito nel bollito di maiale. Imperdibile un buon bicchiere di Tintillia, il vino rosso delle colline molisane.
 
 
A Frosolone la forgiatura è un'antico sapere artigianale /foto Pino Santagata per Bandiere Arancioni
 
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