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Seguendo il grande maestro tra Firenze, Castelfiorentino e San Gimignano

In Toscana, sulle orme di Benozzo Gozzoli

di 
Stefano Brambilla
3 Ottobre 2013

Nell'ultimo Speciale Qui Touring dedicato alla Toscana sono molte le proposte di itinerari autunnali alla scoperta della regione. Anche quando il tempo, come in questo finesettimana, pare non sarà clemente su tutta la penisola... Vi proponiamo un piccolo viaggio alla scoperta di Benozzo Gozzoli, grande maestro rinascimentale spesso poco conosciuto.


D'accordo, in Toscana c’è solo l’imbarazzo della scelta, quando si parla di arte rinascimentale, quel felice periodo della nostra storia in cui sembra che pittori, scultori e architetti abbiano fatto a gara per lasciarci capolavori d’ogni sorta. Tra i vari Michelangelo, Beato Angelico e Raffaello, però, nel Quattrocento operò anche un certo Benozzo di Lese di Sandro, poi ribattezzato dal Vasari Benozzo Gozzoli: un artista meno noto, rispetto agli altri, eppure autore di indiscusse meraviglie su muro e su tela. Vi proponiamo un itinerario per scoprirle, da realizzare facilmente in un weekend spostandosi tra le province di Firenze, Siena e Pisa.



Partiamo proprio dal capoluogo: nel 1459, dopo aver dipinto importanti opere in Umbria e nel Lazio, Benozzo ritorna nella natia Toscana (era nato a Scandicci nel 1420) per una commissione affidatagli da Piero dei Medici. Nasce così, all’interno di palazzo Medici Riccardi a Firenze, il suo capolavoro: il Corteo dei Magi. Si tratta di una cappella interamente affrescata da Benozzo sul tema della processione dei tre re verso la mangiatoia (che peraltro non compare): è un tripudio di colori, episodi e particolari che non si smetterebbe mai di osservare. I cavalli bardati a festa, i tessuti sontuosi, gli alberi carichi di frutta, i prati con i fiori, gli uccelli colorati, le scene di caccia: tutto concorre a dare un senso di magnificenza (l’artista utilizzò materiali rari e costosi, come il lapislazzuli per i fondali azzurri, le lacche lucenti e le foglie di oro puro che brillavano al buio, nella penombra delle candele), senza rinunciare però a un tocco chiaro e delicato. Come dice Antonio Paolucci, la sua pittura è «colta e popolare, capace di affascinare e di spiegare con grazia e con sapienza».



Città ricostruite

Nel 1463, forse per un’epidemia di peste che aveva colpito Firenze, Benozzo si sposta a San Gimignano, dove affresca la chiesa di S. Agostino. È solo il primo dei tanti incarichi che riceverà in Val d’Elsa, una terra in cui evidentemente si trovava bene... In S. Agostino l’artista deve affrescare una cappella con le storie del santo: divide allora lo spazio in varie scene, in ognuna delle quali racconta un episodio della vita di Agostino, dalla nascita in Africa fino alla morte a Ippona. E lo fa ancora una volta in maniera splendida, con prospettive e idee fino ad allora sconosciute. Bellissime le architetture, con gli edifici affastellati gli uni sugli altri, e gli spazi urbani realmente esistenti: nella scena della morte si riconosce per esempio l’ospedale degli Innocenti a Firenze, in quella del viaggio da Roma a Milano la città eterna con il Pantheon e la piramide Cestia. A San Gimignano Benozzo lascia poi altre opere, tutte meritevoli di visita: sia sulla parete della Collegiata (un San Sebastiano che doveva proteggere la città dalla peste, sopraggiunta nel frattempo a San Gimignano) sia nella chiesa di Santa Maria Maddalena (l’opera è oggi al Museo civico).



Benozzo si trasferisce poi per un lungo periodo a Pisa, dove realizza l’opera più monumentale della sua carriera, il ciclo murale del Camposanto, purtroppo andato quasi completamente perduto durante i bombardamenti del 1944 (ripercorrerne la storia è comunque un’esperienza suggestiva). Rimangono invece gli affreschi nei monumentali tabernacoli-oratori: uno a Certaldo, uno a Legoli e due a Castelfiorentino. Questi ultimi, eseguiti nel 1484 e 1491 (Benozzo si spegnerà poi nel 1497), sono stati recentemente oggetto di un grande progetto di musealizzazione: il Comune, insieme all’Ente Cassa di Risparmio di Firenze, ha provveduto a costruire per loro una “casa” apposita, progettata dall’architetto Massimo Mariani e denominata museo BeGo, in onore del maestro. Si possono così ammirare i tabernacoli della Madonna della Tosse e della Madonna della Visitazione come comparivano agli occhi dei viandanti: scene della vita di Maria che ancora oggi commuovono per semplicità e devozione.





Informazioni utili



Il museo BeGo è in via Testaferrata a Castelfiorentino (Fi, tel. 0571.64448; www.museobenozzogozzoli.it); aperto lunedì e venerdì 9-13, martedì e giovedì 16-19; sabato e domenica 10-12 e 16-19. Biglietto ordinario 3 €.



Palazzo Medici Riccardi è in via Cavour 3 a Firenze (tel. 055.2760340; www.palazzo-medici.it); aperto tutti i giorni tranne il mercoledì 9-18, chiusura biglietteria alle 17. Biglietto intero 7 €. L’ingresso alla cappella è limitato a un massimo di 10 visitatori ogni 7 minuti. Possibile prenotare telefonicamente.



I Musei civici di San Gimignano (Si) fanno parte del Sistema museale della fondazione Musei senesi. La pinacoteca in piazza Duomo 2 (tel. 0577.990312) è aperta da ottobre a marzo tutti i giorni, 11-17.30; da aprile a settembre tutti i giorni, 9.30-19. Biglietto intero 5 €.



La Basilica di S. Maria Assunta (Collegiata) di San Gimignano in piazza Pecori 1-2 (tel. 0577.940316; www.duomodisangimignano.it) è aperta da aprile a ottobre con questi orari: 10-19.10 da lunedì a venerdì; 10-17.10 sabato; 12.30-19.10 domenica e festivi. Nel resto dell’anno altri orari (anche chiusure per certi periodi). Biglietto intero 3,50 €.



La chiesa di S. Agostino in piazza S. Agostino a San Gimignano è aperta da novembre a marzo 7-12 e 15-18, da aprile a ottobre 7-12 e 15-19. 



Per San Gimignano, informazioni generali presso l’ufficio turistico, tel. 0577.940008; www.sangimignano.com.



Il sito web del museo BeGo è il punto di partenza ideale per informarsi sulla vita e sulle opere di Benozzo Gozzoli. In Toscana, altre opere dell’artista sono presenti a Pistoia, Certaldo (Fi), Legoli (Pi), Volterra (Pi), Calci (Pi) e Pisa (nel Camposanto).