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Il nostro racconto per un fine settimana in bicicletta adatto a chiunque

Da Merano ad Avio, lungo la pista ciclabile dell'Adige

di 
Tino Mantarro
8 Febbraio 2016

Sembrerà strano, ma il problema maggiore nell'organizzare un fine settimana in bicicletta lungo l'Adige è scegliere dove fermarsi a mangiare. Per il resto tutto – dai treni per arrivare al punto di partenza, al percorso in sede protetta, alla segnaletica e all'offerta lungo la strada – è talmente efficiente che se uno ha qualche dubbio se intraprendere o meno un'esperienza cicloturistica questo è il posto giusto per un battesimo sui pedali che non sia troppo lungo e faticoso.

Perché la domanda usuale di chi non ha mai sperimentato una vacanza in bicicletta è sempre la stessa: «Non saranno troppi chilometri? Ce la farò, non sono allenato». Da Merano ad Avio, quasi l'ultimo Comune in provincia di Trento prima di entrare nel veronese dove la ciclabile non è ancora completamente in sede protetta, sono circa 130 chilometri che divisi in tre giornate fanno poco più di 40 chilometri al giorno: tutti rigorosamente in leggera discesa o in piano. Il che lascia ampiamente tempo per fermarsi a curiosare in giro, rilassarsi in un bicigrill o stendersi su un prato a prendere il sole.

 
VENERDI'
Per arrivare a Merano e iniziare a pedalare occorre svegliarsi presto, o pensarci per tempo e venire la sera prima. In treno bisogna necessariamente transitare per Verona, di qui prendere un regionale per Bolzano (sugli altri treni non si possono caricare biciclette senza smontarle) e poi una coincidenza per Merano: il che vuol dire che la mattina la si spende per raggiungere il punto di partenza. Una volta arrivati in riva al Passirio sarà ora di pranzo, per cui una sosta alla birreria Forst, o da Pur Sudtirol (un negozio di prodotti alimentari altoatesini con bar per un assaggiare un veloce meraner wurstel con senape e birra, il vero pranzo del ciclista) può contribuire a entrare nello spirito giusto del pedalatore occasionale. Certo, ci sarebbero anche le terme e i giardini di Sissi che meriterebbero una visita, ma se l'intento è pedalare prima o poi tocca partire.
 
Anche se la prima tappa arriva solo fino Bolzano, 34 chilometri senza asperità attraversando un fondovalle coperto di vigneti e meleti. Senza tappe sono due ore e mezza di pedalata comoda e in sede protetta. L'ideale per prendere dimestichezza con la bicicletta (volendo si possono anche affittare) e meravigliarsi il giusto di quanto le ciclabili siano sfruttate da queste parti: una processione continua di madri con figli al seguito comodamente seduti nel carrellino; ciclisti quasi professionisti che usano la pista per i propri allenamenti quotidiani; pendolari su due ruote che pendolano tra Merano (o Bolzano) e i paesi vicini, pattinatori in cerca di tranquillità e chi più ne ha più ne metta. Sulla strada in questa stagione è d'obbligo una sosta a Terlano, per comprare un mazzetto di asparagi bianchi, specialità della zona. Mentre se si arriva a Bolzano prima delle sei di sera già che si è in bici merita una sosta l'abbazia benedettina di Muri Gries, dove tra le altre cose si produce il miglior Lagrein (un rosso autoctono altoatesino) della provincia.

 
SABATO
Di buon mattino, dopo una visita al centro storico del capoluogo altoatesino, si può fare una sosta al Museion, il museo di arte contemporanea di Bolzano che sorge lungo il torrente Talvera, a un passo dalla ciclabile. Da qui si inizia a pedalare nei parchi urbani che costeggiano l'Isarco fino a quando non si congiunge con l'Adige che scende da Merano. Per un tratto si pedala in ombra su di un tracciato che pare sospeso tra i due corsi d'acqua, sempre il leggera discesa, attraversandovigneti e meleti tra Egna, Ora e Cortaccia. Lungo la strada si trovano diversi punti attrezzati con fontanelle, panche e frondosi alberi dove sostare per riposare, mentre i centri abitati non distano mai più di un paio di chilometri dal percorso. All'altezza di Magré sulla strada del vino si può deviare per visitare questo piccolo borgo vinicolo e le sue cantine, tra cui quella biodinamica di Alois Lageder, che si trova nel centro del paese, a un passo dalla chiesa.
 
Dopo la sosta si prosegue seguendo la ciclabile che passa da un lato all'altro dell'Adige e per alcuni tratti costeggia l'autostrada, anche se è sempre ben nascosta da siepi e vegetazione. Una volta entrati in Trentino si fa conoscenza con i bici grill, dei bar attrezzati per l'assistenza necessaria ai ciclisti, dove si trovano informazioni turistiche sulla zona. Una volta arrivati a Mezzocorona si può decide di fermarsi (da Bolzano sono circa 45 chilometri) oppure spingersi fino alle porte di Trento. Di comodo Mezzocorona (o anche San Michele all'Adige) hanno quella giusta dimensione paesana, per cui sono preferibili per chi vuole evadere dalla città e fermarsi in un posto dove fuori dalla finestra ci sono vigneti, meleti, e un panorama di montagna.

 
DOMENICA
L'ultimo giorno occorre fare delle scelte: fermarsi a Trento? Visitare Rovereto? Deviare verso il Garda? Scendere fino ad Avio per prendere il treno? Mentre si decide che fare della giornata si affronta l'unica (relativa) salitella del percorso, che più che altro è una deviazione all'altezza di Lavis dove si lascia il corso dell'Adige e si risale fino quasi in paese per scavallare un torrente. Per il resto si procede sempre in sede protetta attraversando Trento e pedalando in scioltezza fino a Rovereto, dove si può spezzare la giornata andando a visitare il Mart o il museo della Guerra. Una volta ripartiti, passato un colossale sistema di chiuse sull'Adige, a Mori si deve scegliere se deviare verso Riva del Garda o se proseguire tra i vigneti fino ad Avio lungo un asse di certo meno trafficato, ma altamente panoramico.

Tra Chizzola e Ala il percorso – che da Bolzano si affianca quasi sempre al corso dell'Adige - si movimenta: un leggero saliscendi tra i vigneti e chiese rurali fornisce un poco di adrenalina e permette di guardare la vallata da una prospettiva diversa, leggermente in quota. Qui inizia l'ultimo tratto in sede protetta della ciclabile dell'Adige, una strada che ripercorre l'antica via romana Claudia Augusta che collegava la Baviera con la pianura Padana. Si può scegliere se fermarsi ad Ala, comune della bassa Vallagarina che ha meritato la Bandiera Arancione Tci, oppure se percorrere altri 5 chilometri fino ad Avio. Qui si accolti da un bicigrill aperto da poco, dove riposarsi prima di prendere comodamente il treno alla stazione che si trova dall'altro lato dell'Adige.

 
INFO PRATICHE
- Il sito di bici Alto Adige
- Il sito delle ciclabili trentine

- I bicigrill del Trentino

Le biciclette si possono caricare esclusivamente sui treni regionali, il supplemento per la bici costa 3,5 euro, vale 24 ore e si può acquistare a tutte le macchinette automatiche, basta andare in “altri servizi”.
 
Se volete dei consigli su questo percorso potete leggere la descrizione tecnica che ne fa Jacopo Zurlo sul blog di argomento ciclistico Ciclopendolo, o guardare questo video!