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La storia millenaria dell'evento. E che cosa vedere in città, tra cultura, sapori e tradizioni

Che cosa fare ad Aosta, per la fiera di Sant'Orso

di 
Luca Sartori
23 Gennaio 2017
 
C’è una piccola capitale nel cuore delle Alpi. E’ una città dalla storia millenaria che porta con se i segni di un passato importante. I giganti delle Alpi sembrano quasi volerla proteggere, custodirne la bellezza e l’unicità, salvaguardarne le tradizioni. Tradizioni che è riuscita a mantenere e valorizzare: occasione imperdibile per conoscere al meglio Aosta non può che essere la Fiera di Sant’Orso, grande evento popolare che da secoli celebra la creatività e l’industriosità delle genti di montagna. Quest'anno è prevista lunedì 30 e martedì 31 gennaio.
 

GIORNO 1: L'ARRIVO IN CITTÀ
È il profilo blu delle cime d’occidente ad incontrare il cielo illuminato degli ultimi bagliori di luce. Ad Aosta, d’inverno, si deve giungere prima del calar del buio. È la statale che percorre la regione da sud verso il Monte Bianco, con il suo continuo, leggero, saliscendi, a svelare l’ampio fondovalle, incantevole alternarsi di pievi, torri, antichi manieri, borghi, torrenti, vigneti e boschi. Nell’ultimo tratto di strada che da Chatillon porta ad Aosta è il sole a fare la differenza. Quel sole che regala luce e colori alla zona settentrionale della valle, lasciando all’ombra quella meridionale.

La zona dei centri commerciali annuncia l’estrema periferia della città, quella orientale, e l’aria gelida delle Alpi impone una cena calda e sostanziosa. Da provare la tradizionale Carbonade, antica pietanza delle Alpi occidentali, preparata con fesa di manzo e pancetta di maiale, da accompagnare con uno dei vini più prestigiosi della Valle d’Aosta, il Torrette, rosso dal sapore secco e vellutato.

 
GIORNO 2: LA FIERA DI SANT’ORSO
Fin dalle prime luci dell’alba la città è in fermento per la fiera che in epoca medievale si svolgeva nei pressi dell’omonima Collegiata. All’ombra del complesso monumentale, comprendente la chiesa, l’imponente campanile romanico, il priorato ed il chiostro, pare, secondo la leggenda, che il Santo fosse solito distribuire ai poveri indumenti e “sabot”, le calzature in legno simbolo della tradizione artigiana regionale.

Oggi la fiera, che conta oltre mille anni di storia, occupa tutto il centro storico. Lasciato l’arco d’Augusto, scenografica porta che accoglieva chi vi giungesse dall’antica Eporedia, l’attuale Ivrea, si entra nel cuore della città, lasciandosi trascinare dalla curiosità e dallo stupore. Nell’intreccio di vicoli e strade che collegano la Collegiata alla Cattedrale, piazza Chanoux a piazza della Repubblica, ci si perde tra le centinaia di banchi degli artigiani, tra opere d’intaglio e tornite, sculture e intrecci, pizzi e tessuti, lavori in pietra ollare, oggetti di rame e ferro, vetro e ceramica. Un tripudio di oggetti e gente, appassionati e artisti, una vetrina di quanto di meglio la fantasia e l’artigianato valdostano propongano. Ogni angolo regala piccoli frammenti d’arte e cultura di questa terra dominata dalle grandi montagne.


Pranzo veloce con un tagliere di salumi e formaggi della valle. Per non appesantirsi troppo un assaggio di motzetta, la saporita carne essiccata di bovino, cinghiale, cervo o camoscio, da accompagnare con il tipico pane di segale locale, un paio di fette di boudin, prodotto con patate bollite, lardo, barbabietole rosse, spezie, aromi, vino e sangue di bovino o suino, un assaggio della saporita toma di Gressoney e di Fromadzo.
 
Dopo pranzo nuovamente in fiera, nel cuore della festa, per tornare a respirare la travolgente atmosfera che invade il capoluogo. Tra musica e folklore sono numerose le possibilità di degustazione di prodotti tipici. Tante anche le dimostrazioni dal vivo all’ombra dei luoghi storici e suggestivi dell’Aosta romana e medioevale. Non si può vedere la fiera millenaria di Sant’Orso senza portarsi a casa un ricordo; oltre alle innumerevoli ghiottonerie, tra cui miele, biscotti e ottimi vini, vi sono svariati oggetti tradizionali tra cui la Coppa dell’Amicizia e la Grolla, i classici sabot, poi le botti, le gerle ed i cestini. È sicuramente il legno il grande protagonista della fiera che ha il suo cuore nella centralissima piazza Chanoux, salotto della città. Subito dopo aver assaporato una cioccolata calda, indispensabile per placare il freddo, sono da vedere il padiglione enogastronomico, dove gli espositori propongono carni, salumi, formaggi, marmellate, frutta, verdura, vini, liquori, erbe officinali e mieli, e l’atelier, con una ricca proposta di oggetti di legno, rame, pietra, ferro, abbigliamento, complementi d’arredo, vetri e curiosità.
 
Cena sostanziosa con la Zuppa alla Valpellinense, preparata con brodo di carne, verza, fontina e pane bianco, da assaporare calda e da accompagnare con un buon Arnad Montjovet, uno dei buoni vini rossi regionali. Serata ancora per le vie della città per godersi la “Veillà”, la veglia della notte tra il 30 ed il 31 gennaio, in un’atmosfera ricca di suggestioni tra concerti ed esibizioni, distribuzioni di brodo caldo e vin brulè, mentre i residenti aprono ai turisti le cantine per proporre musica e degustazioni.
 
GIORNO 3: A VISITARE I TESORI DELLA CITTÀ
È una città in fermento quella che fin dalle luci dell’alba inizia a godersi il secondo giorno di fiera. Aosta si sveglia dopo le suggestioni e la magica atmosfera della Veillà. Il secondo giorno di fiera torna ad animare il cuore della città nella splendida cornice delle Alpi innevate. Ad un primo giorno trascorso tra artigiani e prodotti tipici, appuntamenti, assaggi ed incontri, è giusto dedicarsi alle meraviglie architettoniche del centro. Da non perdere il Teatro Romano, costruito in età augustea, situato a due passi dalla Porta Praetoria, che presenta nella parte bassa una sequenza di arcate sovrastate da tre ordini di finestre. Quella del teatro è sicuramente una delle zone della città a maggior impatto scenografico, oltre due millenni fa cuore culturale dell’antica Augusta Praetoria.



Lasciata l’area romana si percorre via Sant’Anselmo fino a giungere alla Collegiata di Sant’Orso, autentico tesoro architettonico. Imponente la torre campanaria del XII secolo, mentre imperdibile è lo splendido coro ligneo quattrocentesco. Interessanti anche la cripta ed il ciclo di affreschi ottoniani del sottotetto risalenti al XI secolo.

Gioiello della Collegiata è il chiostro, dal primitivo impianto risalente al 1133 ed opera di maestranze provenzali o lombarde. Incantano i capitelli in marmo scolpito, tra le migliori espressioni della scultura romanica religiosa, raffiguranti le scene simboliche del Vecchio e del Nuovo Testamento, la vita di Sant’Orso, personaggi e animali fantastici. La visita non può concludersi senza la visita al Museo, situato nella Sacrestia, dove sono custodite preziose opere di oreficeria sacra, sculture e dipinti.
Pranzo con l’appetitoso civet di camoscio, preparato con carne di camoscio, ginepro, lauro, sedano, carota, salvia e vino rosso, possibilmente l’Enfer d’Arvier, da assaporare con polenta o patate alla valdostana, con salvia e burro fuso. Grande piatto da accompagnare con un rosso della zona meridionale della Valle d’Aosta, il Donnas.

Pomeriggio alla Cattedrale di Santa Maria Assunta e San Giovanni Battista, dalle possenti torri campanarie alte più di sessanta metri e dalla facciata policroma, trionfo di affreschi, gruppi in terracotta e svariati dettagli decorativi di gusto rinascimentale. Al suo interno colpiscono soprattutto i colori delle vetrate della navata centrale, realizzate tra il Quattrocento ed il Cinquecento. Interessante il Museo del tesoro della Cattedrale che custodisce alcuni codici miniati, monumenti sepolcrali e la cassa reliquiaria di San Grato. Ultima parte di pomeriggio da dedicare ad una passeggiata nel centro, per godersi le ultime ore di fiera. Cena con la classica polenta concia, con fontina e burro, da accompagnare con Enfer d’Arvier, vino locale rosso secco e vellutato. Poi un assaggio di grappa valdostana per chiudere il weekend di Sant’Orso nella fredda notte valdostana.
 
INFORMAZIONI UTILI
Dormire e mangiare
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- Tutte le info sulla Fiera di Sant'Orso sul sito www.fieradisantorso.it.
- Altri siti: www.lovevda.itwww.aostalife.it.

Tra i vari indirizzi dove mangiare consigliamo: 
- il ristorante Vecchia Aosta, nel cuore storico della città, a due passi dal Teatro Romano; ecco la nostra scheda;
- la Trattoria degli Artisti “pam pam”, che propone il meglio della cucina tipica regionale; ecco la nostra scheda;
- l'Enoteca L’uva e un quarto (www.luvaeunquarto.it), che propone una vasta scelta di vini e distillati di produzione regionale.
 
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