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Sotto portici, piazze e strade, un patrimonio da esplorare con un'associazione ad hoc

Bologna, memorie dal sottosuolo

di 
Isabella Brega
20 Dicembre 2013

Cibo, arte, musica. Difficile però associare Bologna all'acqua. Eppure la città Felsinea nasconde sotto portici, piazze e strade decine di chilometri di cunicoli, gallerie e sotterranei nei quali gorgoglia e canta l'acqua che anticamente alimentava con i canali del Reno e del Savena lavatoi, mulini, cartiere, seterie, tintorie. E persino tre porti, fra cui quello che, grazie al canale Navile, collegava Bologna a Ferrara, Venezia e all'Adriatico.

 

Un mondo d'acqua che si intuisce affacciandosi dalla celebre finestrella di via Piella, con le sue case color ocra spartite dal solitario canale delle Moline. Ma basta una torcia, una giacca impermeabile e un paio di scarpe comode per esplorarlo con gli appassionati membri dell'associazione no profit Amici delle vie d'Acqua e dei Sotterranei di Bologna, nata nel 1998 e tra i fondatori del Nibra per il censimento, il recupero e la divulgazione turistica di bunker e rifugi antiaerei del territorio nazionale. Il condotto dell'Aposa, unico corso d'acqua naturale di Bologna, lungo più di sette chilometri, il canale di Reno ma anche la suggestiva ghiacciaia della Rocca di Galilea, con i cunicoli riconvertiti a rifugio durante l'ultima guerra e ora parte del ristorante dell'hotel I portici.

 

Una scala di pietra permette invece di raggiungere a 40 metri sotto terra i cosiddetti Bagni di Mario, nome della cisterna di Valverde, una vasta sala ottagonale rinascimentale ornata da affreschi sbiaditi e corrosi dall'umidità e con un lucernario sul soffitto a cupola a illuminare una serie di vasche scavate nella roccia, mentre quattro cunicoli convergono verso una cisterna al centro della sala. La costruzione, terminata nel 1567, utilizzata in seguito come rifugio antiaereo, alimentava con il suo tunnel di due chilometri la fontana del Nettuno del Giambologna in piazza Maggiore, progettata da Tommaso Laureti. Da non perdere anche la grandiosa villa Guastavillani, eretta dal cardinale Filippo Guastavillani, nipote di papa Gregorio XIII nel 1575 spianando la sommità di una collina e ora appartenente all'Università di Bologna, con la sua grotta:trionfo barocco di conchiglie, pietre colorate, agglomerati calcarei, mosaici, affreschi e, un tempo, suggestivi giochi d'acqua.

 

Info: Amici delle vie d'Acqua e dei sotterranei di Bologna, www.amicidelleacque.org.