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Itinerario alternativo alla città, seguendo il premio Nobel per la letteratura 1987

A Venezia sulle orme del poeta russo Iosif Brodskij

di 
Maria Spezia
3 Ottobre 2016
 
Il poeta russo Iosif Brodskij, premio Nobel per la Letteratura nel 1987, ha dedicato un libro a Venezia ("Fondamenta degli incurabili", Adelphi). Citando però solo pochissimi luoghi della Serenissima: ne abbiamo fatto i punti di un itinerario, breve e alternativo a quello dei maggiori capolavori lagunari.

 
«Avrò sbagliato a non nascere qui» ha scritto Iosif Brodskij in "Fondamenta degli incurabili", taccuino di osservazioni su Venezia pubblicato nel 1989. Il poeta, nato a San Pietroburgo nel 1940, esiliato negli Stati Uniti dove insegnò anche alla Columbia University e morto a New York nel 1996, aveva scelto la città lagunare come sua patria di elezione. «Salvo due o tre eccezioni, dovute ad attacchi di cuore o ad analoghe emergenze, a Natale o poco prima mi sono affacciato ogni anno da un treno/aereoplano/vaporetto/pullman e ho trascinato le mie valigie, cariche di libri e macchine per scrivere, fino alla soglia di questo o quell'albergo, di questo o quell'appartamento» ha scritto Brodskij. Che nelle sue pagine insiste sulle impressioni (la luce, l'acqua, l'atmosfera...) e su qualche episodio (una festa in un antico palazzo, l'incontro con Olga Rudge, amante del poeta Ezra Pound...), citando però pochissimi riferimenti, artistici e non. Abbiamo spulciato il libro, annotato i luoghi menzionati - a parte San Marco e il Palazzo Ducale - e ci siamo recati sul posto, alla ricerca della Venezia ricordata dal poeta e da lui molto amata.
 
ALLA RICERCA DEL PASSATO
Nel corso dei secoli la Serenissima ha visto la costruzione di quasi 200 chiese. Ne sopravvivono poco meno di 150, che restano comunque una vera sfida per i visitatori: impossibile conoscerle tutte. L'esiguità del numero di quelle citate dal poeta ci è sembrata adatta a sottrarci al solito percorso Santa Maria dei Frari - San Marco - Santa Maria della Salute per andare alla scoperta di capolavori a noi ancora estranei.
 
“Le chiese, ho sempre pensato, dovrebbero restare aperte tutta la notte" ha scritto Brodskij, forse con l'intento di poterne visitare quante più possibile nel corso dei propri soggiorni. Sono infatti numerose quelle che vengono chiuse alle 17 e richiedono il giusto rispetto per le funzioni religiose, proibendo quindi l'accesso nel corso delle cerimonie. L'autore pietroburghese si sarà di sicuro disperato per il furto, avvenuto nel '93, della Madonna dell'Orto, quadro del Bellini conservato nella chiesa omonima (sestiere Cannaregio, campo Madonna dell'Orto) definito "meraviglioso" da Brodskij. La visita è però ancora più che consigliabile per le dieci tele del Tintoretto ancora presenti nella cappella sinistra.
 
 
Altro edificio religioso citato dal poeta russo è quello di San Zaccaria (sestiere Castello 4693, campo San Zaccaria) per "quel paradiso che è il frontone". In effetti l'arco che sovrasta la facciata, coronato dalla statua del santo, è opera di Mauro Codussi (1440-1504), autore anche della Torre dell'Orologio a Piazza San Marco, che ha progettato la parte superiore della fronte della chiesa: gli storici riconoscono la forma trilobata come la prediletta dell'architetto, noto per la velocità di esecuzione e l'attenzione alle problematiche tecniche.
 
L'agilità nel coniugare la classica sobrietà delle tre fasce superiori con le modanature dell'arco superiori è davvero eccezionale. Il candore della pietra d'Istria, scelta da Codussi per distanziarsi dalle tradizionali policromie erette in epoca precedente nella fascia inferiore, ha lasciato in noi un'impressione indelebile, perché contribuisce ad alleggerire l'effetto di una costruzione in realtà compatta e imponente. Nell'interno è conservata una pala di Giovanni Bellini (1433-1516) che affascina per sapienza pittorica e rimandi a opere parallele di Giorgione (volumetria creata dal colore), Vivarini (paesaggio ai lati), Mantegna (la lucerna) e Piero della Francesca (uovo sospeso in alto).
 
 
L'ultima costruzione religiosa citata dal poeta ricorre in una pagina pungente: "Sbarcammo presso la gabbia di cemento del Bauer Grünwald Hotel (...). Come pugno nell'occhio, l'albergo fa buona compagnia alla chiesa di San Moisè - la facciata più laboriosa della città. A metterli insieme, fanno pensare a un Albert Speer (l'architetto personale di Adolf Hitler, N.d.r.) seduto davanti a una pizza capricciosa". In stile barocco (1668), il fronte di San Moisè (sestiere San Marco, campo San Marco) è stato definito "spaventoso" dal critico d'arte inglese John Ruskin (1819-1900).
 
Recentemente ripulito e candido, a noi risulta invece particolare per le statue dei cammelli che sorreggono il busto del nobile Vincenzo Fini: all'epoca a Venezia erano proibite le statue in luoghi pubblici, e ai facoltosi che intendevano lasciare la propria impronta storica era concesso finanziare i restauri di una chiesa per potervi apporre le sembianze personali. L'albergo, ricostruito nel 1949, è al contrario molto sobrio nelle linee asciutte e moderniste: il contrasto tra le due epoche e i due stili è stridente, ma anche un ottimo spunto per riflettere sulla conservazione del patrimonio architettonico e gli ostacoli rappresentati dalle necessità quotidiane.
 
 
DOVE LA TERRA INCONTRA LA LAGUNA
Erano le fondamenta, cioè le vie distese di fianco ai canali o alla laguna, le strade preferite di Brodskij a Venezia: più che da calli e campielli, il letterato russo era affascinato dallo spettacolo che la città lagunare offre anche a chi le volge le spalle per alzare lo sguardo al mare oppure si perde nei riflessi dell'acqua per cercare la vera anima dei palazzi.
 
Lontano dal classico percorso Rialto - San Marco ma pur sempre vicino alla cattedrale veneziana, le Fondamente Nove e quelle dell'Arsenale, più volte citate nel testo brodskijano, consentono una vista magnifica dell'isola di San Michele, dove è situato il cimitero cittadino (in cui peraltro è sepolto anche il poeta): un colpo d'occhio inaspettato e sorprendente, che proietta la città al di fuori del labirinto marciano e le dona un respiro più ampio. La passione di Brodskij ci spinge ad andare oltre le visite obbligate a chiese e musei e riflettere sulle varie dimensioni di un fenomeno urbanistico unico, fragile e ora bisognoso di soluzioni di sopravvivenza, che oggi necessita della stessa inventiva dimostrata dai fondatori del passato per assicurare la sua conservazione.
 
 
PASSAGGIO SULL'ACQUA
«La gente del luogo non va in gondola... Una corsa in gondola costa cara» commentava il poeta russo. La tariffa attuale è di 80 euro per un giro di 30 minuti, ma la cifra lievita a 100 euro se l'escursione è compiuta dopo le 19. Nonostante le pagine di Brodskij descrivano proprio l'incanto di una navigazione compiuta nell'oscurità, abbiamo preferito approfittare della luce del sole per vedere, come suggerito nel libro, i palazzi nel "modo autentico, quello originale: [...] quello che vede l'acqua".
 
I nostri primi istanti di navigazione sul Canal Grande sono stati sconcertanti: il beccheggiare dell'imbarcazione può essere forte, soprattutto quando si incrocia un taxi a motore. In breve però ci siamo affidati alla maestrìa e alla preparazione del conducente, che per ottenere abilitazione deve seguire una formazione di 2 anni e superare 5 esami. E abbiamo colto l'occasione per conoscere la quotidianità di un veneziano doc, mentre ci lasciavamo rilassare dallo sciabordio dell'acqua dei canali secondari. Le piccole gite compiute in precedenza sulle tre linee di gondole traghetto rimaste, che attraversano il Canal Grande a Santa Maria del Giglio, a San Tomà e a Santa Sofia e costano solo 2 euro per un minuto di navigazione, danno comunque un bel brivido anche a chi si accontenta.
 
 
CAMMINATA A SORPRESA
"Arrivato vicino all'Arsenale, volterei a destra, supererei 12 ponti e prenderei via Garibaldi, fino ai Giardini, dove, su una sedia di ferro..." scrive Brodskij. Abbiamo ripercorso questo tragitto e non ce ne siamo pentiti affatto. Le torri dell'Arsenale (sestiere Castello 2407) dal lato della porta di terra, di epoca seicentesca, in un lampo fanno respirare la gloria passata della repubblica dei Dogi, mentre la passeggiata sui ponti dà modo di lasciar spaziare l'occhio su orizzonti più larghi di quelli interni tra campielli e calli, ricordandoci la natura insulare della città.
 
Via Garibaldi è quasi straniante con le sue misure amplissime e la mancanza di canali, e riconferma l'anima sorprendente di questa città: il suo sbocco sui giardini Garibaldi (sestiere Castello), placidi e quieti, connessi ai Giardini Napoleonici che ospitano i padiglioni della Biennale, concede un po' di riposo dopo il lungo camminare e permette alla mente di ricapitolare le numerose emozioni vissute in una città unica al mondo. Che anche Venezia abbia uno spazio verde di 60mila metri quadri, dopo aver visto tanti canali, approdi e ponti, ci sembra incredibile: il gioco dei contrasti e dello sbalordimento che la Serenissima sa esercitare anche sui turisti più esperti qui è completo.
 
 
L'ANGOLO DELLA RAFFINATEZZA
Brodskij ne era un habitué. Ma noi, lo confessiamo, non ci eravamo mai arrischiati tra le pareti di quello che è considerato il bar più antico d'Italia - l'apertura risale al 1720 - e spartisce con un locale parigino la palma del locale storico più longevo al mondo. La nostra timidezza nel varcare la soglia del Caffè Florian, sontuosa tra gli archi di piazza San Marco, era dovuta sia al lustro dei frequentatori passati - citiamo solo Casanova, Goethe e Proust tra i tanti - sia a quello dei presenti, come le star del cinema Gwyneth Paltrow e Jude Law.
 
Con un pizzico di spavalderia, necessaria a nascondere l'insicurezza, abbiamo ordinato un semplice caffè al banco, dopo aver ammirato di sottecchi stucchi, velluti e quadri delle sale visibili di sbieco dall'ingresso: così poco è bastato per innamorarci di un luogo in cui tutti i visitatori sono accolti con il sorriso e il livello delle squisitezze sul menu è altissimo. Nessuna sorpresa al momento del conto: sul web è pubblicato il dettaglio di ogni bevanda e leccornia degustabili dalla colazione a fine serata. Chi sceglie di sedersi per consumare invece, a fronte di una spesa maggiore ha la soddisfazione di crogiolarsi in una delle piazze più famose al mondo oppure di vedere da vicino le varie sale (la Cinese, quella del Senato...), famose per dipinti e addobbi. Dentro di noi, abbiamo ringraziato Brodskij e ci siamo augurati di tornare presto a Venezia: oggi il Florian è diventato una delle nostre tappe obbligate nella Serenissima, al pari dei mosaici di San Marco e del panorama che si dispiega dalla Punta della Dogana. 


INFORMAZIONI
- Il libro: "Fondamenta degli incurabili", 108 pp., Adelphi, e-book 4,99 euro, cartaceo 10 euro
- Il sito web: Turismo Venezia, per gli orari e le modalità di accesso a tutti i monumenti citati nell'articolo
- Le guide: molto ampia l'offerta delle Guide Touring dedicate a Venezia, acquistabili nei Punti Touring, in tutte le librerie e (scontate per tutti) sul nostro sito apposito: citiamo la Cartoville 2016; la Cartoville dedicata ai bambini, sempre edizione 2016; la Guida Verde Veneto, edizione 2015; la guida CityLive sviluppata insieme a Slow Food. 
- Dove mangiare: la nostra selezione di osterie e ristoranti, alcuni dei quali scontati per i soci Touring.
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