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Il Touring dice no alla tassa di soggiorno se non finalizzata al turismo

14 Gennaio 2011

La tassa di soggiorno, che si presenta come uno dei primi atti del federalismo fiscale e che permetterebbe ad alcuni Comuni di introdurre un contributo di soggiorno ai turisti sul modello della capitale, sta scatenando reazioni contrastanti da parte di tutti gli operatori del settore. Il Touring Club Italiano da 117 anni è impegnato a far conoscere l’Italia a italiani e stranieri facendo del turismo lo strumento principale per la conoscenza del Paese. E’ evidente, quindi, che fa parte storicamente del ruolo e dell’impegno del Touring, da sempre, quello di facilitare il turismo e di non gravare il sistema turistico di ulteriori costi indiretti.

Proprio per favorire lo sviluppo del turismo in passato lo Stato aveva abolito questa tassa che, tra l’altro aveva oneri di riscossione molti alti. Oggi si ripropone nuovamente e il Touring si interroga in proposito in modo costruttivo e proattivo.



Non c’è alcuna prevenzione ideologica da parte nostra – commenta Franco Iseppi, Presidente del Touring Club Italianonessuna obiezione di principio alla tassa di soggiorno se questa si confermasse esclusivamente finalizzata al miglioramento

dell’offerta turistica e non a copertura dei deficit di bilancio. La tassa, inoltre, dovrebbe inserirsi in una politica di valorizzazione territoriale che si possa trasformare in obiettivi concreti e realizzabili come la riqualificazione dell’efficienza urbana, l’apertura di un museo, il restauro di un opera o altro. Il Touring ritiene ingiustificata la recentissima esperienza di Roma che ha introdotto aumenti di fiscalità  per il turista non solo sull’offerta ricettiva ma anche sui trasporti e sull’offerta culturale. Questo rischia di penalizzare fortemente un settore che per il nostro Paese vale circa 30 miliardi di euro, pari al settore delle esportazioni della moda e dei trasporti e come il settore delle esportazioni dovrebbe ricevere agevolazioni ad hoc. Il settore turistico
- conclude Iseppi - è strategico e fondamentale per il nostro Paese e non merita, quindi, disincentivi come si presenta, così come è strutturata oggi, la tassa di soggiorno.



In conclusione, il Touring Club Italiano, forte del suo ruolo e della sua storia, chiede:



  • che, laddove si deciderà di introdurre la tassa di soggiorno, l’introito sia esclusivamente destinato al miglioramento del prodotto turistico;

  • che ci sia congruità tra l’entità della tassa e il costo del servizio pagato dal turista;

  • che si consideri il rapporto anche tra questa ulteriore imposizione e la fiscalità vigente, tenuto conto che abbiamo ad esempio un’iva sui servizi alberghieri al 10% (rispetto al 5,5% della Francia e al 7% della Spagna);

  • che non ci sia un’estensione indiscriminata della tipologia di servizi oggetto di tassazione, in particolare per quanto riguarda l’offerta culturale.