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VICO EQUENSE Tra cappelle trecentesche e monasteri Domenica 17 aprile 2011 intera giornata

Dalla piazzetta del casale di Massaquano, a Vico Equense, vi è una stradina medievale, che conduce alla cappella trecentesca di Santa Lucia.La piccola Cappella sorgeva accanto all’abitazione del sacerdote Bartolomeo de Cioffo che, in accordo con il Vescovo di Vico Ludovico da Napoli, l’aveva fatta realizzare nel 1385 per devozione alla Santa e per trovarvi dopo la morte, con i suoi discendenti, degna sepoltura..La cappella, a cui è annessa una stretta sacrestia, si compone di un unico ambiente a pianta quadrata e volta a crociera che mostra alle pareti uno splendido ciclo di affreschi di scuola grottesca.Sulla parete di fondo è raffigurata l’Assunzione della Vergine in cui sono facilmente riconoscibili, nonostante la presenza di qualche grossa lacuna, i due episodi della Morte e dell’Incoronazione di Maria (Dormitio e Coronatio).È interessante notare che la Dormitio presenta nella parte bassa una storia tratta dai Vangeli apocrifi e diffusa dalla tradizione bizantina: San Michele Arcangelo usa la spada per tagliare le mani all’ebreo Jefonia che aveva tentato di rovesciare il catafalco su cui giaceva la Vergine.In primo piano le Sante Caterina d’Alessandria (a sinistra) e Lucia (a destra), rappresentate a grandezza naturale, chiudono la scena.Lungo le pareti laterali, invece, sono sopravvissute in stato frammentario le Storie di Santa Lucia (parete sinistra) e le Storie della vita di Cristo, con una bella Crocifissione (parete destra).I maestri «senza nome» di Massaquano con ogni probabilità iniziarono ad affrescare le mura della cappella qualche anno dopo la sua costruzione, rinnovando il linguaggio figurativo locale sui modi di Giotto e dei suoi seguaci Maso di Banco e Roberto d’Oderisio.Per più di un secolo le pitture sono state coperte dallo strato di calce che, nel 1877, il cappellano Gennaro Cioffi fece stendere sulle pareti con l’intento di ammodernare la struttura; sulla parete di fondo, invece, per volere dello stesso cappellano, venne inserita una cornice marmorea che ha danneggiato in maniera definitiva il volto della Vergine dormiente. In queste pagine: http://www.gruppopiloda.it/content/cappella-di-santa-lucia-massaquano-vi..., vi è la possibilità di guardare in sequenza fotografica, i lavori di restauro, incominciati nel 1991 e completati nel 1995, e, che hanno portato alla luce consistenti porzioni di affresco e che successivamente nel 2007 sono state oggetto di ulteriori operazioni di consolidamento. Quest’ultimo intervento ha interessato anche l’esterno della cappella e in modo particolare la lunetta che conteneva l’immagine di Santa Lucia. Una piccola curiosità, accanto ad uno degli ingressi vi è il «libro delle visite», dove è possibile leggere il commento positivo del critico d’arte Vittorio Sgarbi che qualche anno fa ha visitato la cappella.Per ulteriori approfondimenti: F. Autiero – I. Maietta, La cappella di Santa Lucia nel casale di Massaquano e i suoi affreschi, Castellammare di Stabia 1996.
Storia del Convento di San Francesco Il convento è situato in un posto incantevole, dominato da piante e giardini, ben tenuti da contadini del luogo, di fronte ad un panorama unico al mondo, dove si possono osservare il Vesuvio, il Golfo di Napoli, parte della Costiera Sorrentina, Capri, Procida ed Ischia (di mattina presto o in belle giornate senza foschia), la bellissima insenatura delle Terme dello Scrajo ed il porticciolo di Vico Equense.
Padre Nunzio Infante è lì dal 1945 quando fu rinchiuso in collegio, da allora si è assentato nel periodo degli studi universitari e nel periodo che va dal 1980 al 1986 durante il quale prestò il servizio come parroco della chiesa di Massaquano.
Come parroco egli ha iniziato la tradizionale usanza del pellegrinaggio da Massaquano al convento di San Francesco nella vigilia della festa che avviene ogni anno durante il martedì di pentecoste.
Egli ricorda tutto quello che gli è stato tramandato dai vecchi Padri che insegnavano presso il convento durante gli anni del collegio.
Dopo l’anno mille fu rinvenuta nell’uliveto, zona dove oggi c’è il cimitero, adiacente al convento (fraz. San Salvatore), l’icona della Madonna dai confratelli della benemerita Confraternita di Massaquano, i quali istituirono il culto di andare a visitare ogni giorno quel luogo.
La Madonna rinvenuta era scolpita nel tufo, solo successivamente fu dipinta ed oggi è murata nella chiesa del convento che porta il titolo di Santa Maria a Chieia, proprio come la confraternita di Massaquano, durante la processione viene utilizzata la Madonna della chiesa di Massaquano.
Con il tempo diventò troppo oneroso, da parte dei confratelli di Massaquano, recarsi presso quei luoghi e quindi cedettero il culto ai fratelli di Vico Equense e con il permesso del Re di Napoli intorno al 1500 cedettero ad essi anche l’uliveto con alcune casette adiacenti ad esso.
Questi ultimi iniziarono così la costruzione della prima parte del convento che fu ultimato nel 1668.
La madonna, quindi, venne trasferita nella chiesa non ancora completa (c’era solo il presbiterio), la navata fu costruita in un secondo momento.
La prima chiesa fu trasformata in refettorio sicuramente nel 1636 perchè lì è presente un affresco di Aldovico Spagnolo di quel tempo, non si conoscono con precisione le date degli ampliamenti successivi.
Il refettorio è maiolicato con maioliche del 1740 donate da Re Ferdinando da Napoli.
Nel 1750 fu consacrata insieme alle altre chiese della zona dal Vescovo Paolino Pace.
Nella chiesa è anche presente un monumentale organo del 1750, negli anni ’60 durante un restauro fu trovata la targa dell’autore, un certo “Maurus a Posillipo”.
Oggi Padre Nunzio stà sviluppando una grossa biblioteca tra le più importanti della zona, anche con l’aiuto della Regione Campania che vorrebbe aprirla al pubblico, nella quale raccoglie testi di storia, religione, scienza, cultura generale e narrativa.
E’ da sottolineare il fatto che il convento è anche la sede del popolarissimo Frà Cosimo, che nella storica giornata celebrata dal Papa per la Pace, ne divenne il simbolo sulle riviste di tutto il mondo e, non ultimo, l’artistico Ramo d’ulivo del Maestro Emilio Greco, anch’esso simbolo di Pace e nel contempo realizzato per l’interessamento di fra Cosimo.