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Venezia: My East is Your West

Nata dal desiderio di reindirizzare il complesso clima di rapporti storici tra gli stati-nazione dell'Asia del Sud, India e Pakistan, My East is Your West li presenterà come due paesi che condividono la stessa cartografia culturale nel contesto della Biennale di Venezia. Il pensiero di come il mondo sarebbe stato diverso se India e Pakistan non fossero stati definiti dai loro confini rimane latente, ma è sempre presente. 

In considerazione delle loro abitudini, Gupta e Rana sono stati invitati a creare una presentazione unica in cui una serie di lavori esprimerà l'intera essenza di un popolo diviso, di una storia che abbraccia antichità, modernità coloniale e un presente cosmopolita, aspetti intrappolati in una situazione conflittuale. Questo viaggio verso il concepimento di una piattaforma condivisa a Venezia è costruito sull'interesse degli artisti per la negoziazione tra ciò che è individuale e ciò che è comune in relazione alle esperienze di consapevolezza collettiva di "tutti i giorni". Entrambi gli artisti esplorano i concetti di locazione e dislocazione, di appartenenza oltre i confini politici e dell'impatto del condizionamento culturale e politico. Gupta e Rana hanno sviluppato un materiale estetico che sonda il potenziale di una regione comune, separata dallo stato e dal suo modello, con lavori che sfidano il moderno stato-nazione e le sue divisioni.

 

La mostra su India e Pakistan mira a configurarsi come "architettura della memoria" e a porre quesiti che muovono dall'antichità alla modernità coloniale, fino al presente conflittuale e cosmopolita del subcontinente. Qui, l'arte si esprime in forma narrativa, nella quale le perforazioni della Storia hanno evidenziato un abisso fondamentale.

 

Opere in mostra di Rashid Rana 
Rashid Rana afferma "Il mio lavoro è spesso una trattativa su tre fronti tra me stesso, il contesto fisico che mi circonda e quanto io ne ricevo - che siano Internet, i libri, la Storia o il sapere collettivo". 
Il nuovo corpo di lavori di Rashid Rana affronta le stanze di Palazzo Benzon come un setting immersivo dove le strutture architettoniche si combinano con film, stampe, sculture e elementi ispirati a performance. Intessendoli insieme quali capitoli di una singola narrazione, l'artista passa dai suoi iconici fotomontaggi digitali su due dimensioni a un metodo topografico che prende in esame la percezione collettiva di collocamento e dislocazione. Partendo da una stanza che è allestita come facsimile o doppio, i visitatori sperimenteranno una perturbante sensazione di immersione in un "altrove".
Qui, l'uso tutto personale dei pixel da parte di Rana e il suo impegno nell'ampliamento di un archivio di immagini fotografiche e in movimento agiscono quali segnali dei frammenti contenuti in ciò che è universale.
Proseguendo, l'artista amplierà le sue Crowd Series (2013) su base stampata che creano insiemi di scatti documentari di raduni di massa intesi quale comune "palcoscenico pubblico". Una folla guidata verrà filmata in Pakistan e connessa mimeticamente con l'attuale inquietudine politica sulle strade di Islamabad, Lahore e Karachi. Tali sequenze filmate verranno allestite in mostra con proiezioni a grandezza naturale, spesso creando un cortocircuito tra recitazione e non-recitazione. Verranno inframmezzate rappresentazioni di notiziari e di reality-tv, di cinema-verità e di prospettive aeree. Attraverso ulteriori rispecchiamenti, attraverso le riprese in diretta di un campo a Venezia e la presenza di attori all'interno della sala espositiva, Rana concepirà una scenografia sfaccettata, chiamando in causa la nozione di "corpi in allineamento" e un archivio vivente quale carne del tempo.
L'intricato gioco dell'artista si muove tra sfaccettature di luoghi, non-luoghi e collocamenti e si riflette in una sorta di delirio di micro-narrazioni di luoghi specifici e di appartenenze transnazionali.

 

Opere in mostra di Shilpa Gupta
I lavori di Shilpa Gupta a Palazzo Benzon proseguono nella linea di ricerca dell'artista intorno all'area di confine tra India e Bangladesh, presentando performance, stampe e sculture. L'artista esporrà lavori recenti che esaminano ampiamente il potenziale di re-immaginazione e di rifiuto attraverso narrazioni storiche.
1: 989.9.3,360 kms of fence under construction, East (2014-15) è un'installazione che si fonda su una performance che accompagnerà l'anteprima e l'inaugurazione della mostra. 
L'opera si basa sulla barriera in costruzione tra India Orientale e Bangladesh. Una volta completata, essa circonderà il Bangladesh e sarà la più lunga barriera di separazione del mondo. Nella performance, Gupta sincronizza la missione giornaliera di un soldato sul luogo in cui si erige questa barriera con quella di un performer seduto nella sala espositiva e intento a cucire una linea infinita su di un tessuto fatto a mano nel Bangladesh. Sistemato su di un lungo tavolo, il tessuto di 3,394 metri è il risultato di un lavoro di sei mesi svoltosi a Phulia, città di confine situata tra le due nazioni, nota per il commercio di telai fatti a mano, poi dislocati dopo la partizione del territorio.
In 24:00:01 (2012-14), l'artista presenta un'installazione cinetica che consiste di frammenti testuali composti su di un cartellone frammentato, una sorta di dispositivo per l'informazione obsoleto e tuttavia onnipresente, di quelli che si vedono in aeroporti e stazioni ferroviarie, il quale simbolizza le intersezioni tra lingua, migrazione e territorio. Il testo di Gupta è scritto in prima persona e proietta una tensione tra il "tempo reale" e il regno sperimentale della memoria personale. Di fatto, tutto ciò avviene trasformando una parte dello spazio espositivo in una sala d'attesa che traccia il nostro vivere quotidiano di transiti senza fine.
Nel suo lavoro Speaking Wall (2013-14), Gupta concepisce un'installazione sonora interattiva che conduce il visitatore verso specifiche traiettorie di movimento lungo uno stretto sentiero composto di mattoni. Attraverso l'uso dei sensi motori e del gioco di ruolo, l'artista crea una dimensione alienante che conduce a un complesso senso di non appartenenza, di divisione del suolo terreno. 
Gupta creerà inoltre un'installazione luminosa animata, intitolata My East is your West (2014-15), instaurando un dialogo con la facciata architettonica di Palazzo Benzon. Quest'opera intende riflettere sull'impatto che il condizionamento culturale e politico opera nell'orientare le nostre relazioni a seconda degli emisferi geografici. 

Altre informazioni utili: 

Ingresso gratuito