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Venezia: mostra "Mark Tobey. Luce filante"

 
È un meritato tributo, che vede la luce dopo oltre dieci anni di studi e ricerche da parte della curatrice Debra Bricker Balken, a Mark Tobey (1890 – 1976), artista che ha lasciato un segno indelebile, e ancora non del tutto riconosciuto, nella storia dell’astrazione e del Modernismo americano del XX secolo.

Mark Tobey nel suo studio, 1949. ​Courtesy Arthur Lyon Dahl. Photo by Larry Novak
 
Fino al 10 settembre la Collezione Peggy Guggenheim presenta, nella sua sede veneziana, la mostra Mark Tobey. Luce filante, la più esaustiva retrospettiva degli ultimi vent’anni, in Europa, dedicata all’artista “vagabondo”, che visse tra Seattle, New York, Hong Kong, Shanghai, Kyoto e l’Europa, e che, proprio grazie a questo suo errare, “è riuscito ad espandere il linguaggio del Modernismo americano al di là della sua contemporaneità”, come sostiene la curatrice.
 
Con 70 dipinti, che spaziano dalle produzioni degli anni ’20 fino ad arrivare agli anni ’70, l’esposizione indaga la portata della produzione artistica di Tobey e rivela lo straordinario, quanto radicale, fascino del suo lavoro. Il percorso espositivo si configura come un attento riesame della produzione artistica del pittore, tra i maggiori artisti americani a emergere negli anni ’40, in quel decennio clou che vide la nascita dell’Espressionismo astratto, riconosciuto come figura d’avanguardia, precursore con la sua “scrittura bianca” di quelle innovazioni stilistiche introdotte di lì a poco dagli artisti della Scuola Americana, quali Jackson Pollock.

foto Matteo De Fina
 
Tobey ha lasciato un segno forte nella storia dell’arte del ‘900 per le sue rappresentazioni calligrafiche, uniche nel loro genere, che risultano essere il risultato di una lirica integrazione tra due culture figurative, l’occidentale e l’orientale, che spaziano dalla tradizionale pittura cinese su pergamena al cubismo europeo. Tale forma di astrazione deriva dalle diverse esperienze fatte dall'artista e dalla sua conversione alla fede Bahá'í, religione abramitica monoteistica nata in Iran a metà del XIX secolo.
 
Come spiega la Balken "all'interno di questo mix di fonti, Tobey è stato in grado di evitare uno specifico debito col cubismo, a differenza dei suoi compagni modernisti, fondendo elementi legati a linguaggi formali in composizioni che sono sorprendentemente radicali e al tempo stesso meravigliose. Fortissima è inoltre l’enfasi spirituale con cui ha permeato tutte le sue opere, derivante proprio dalla sua passione per la cultura e religione orientali". Il lavoro di Tobey, innovativo e peculiare nelle influenze che esercita e nella sua bellezza intrinseca, incarna a pieno l’anima internazionale del Modernismo della metà del XX secolo, aspetto finora inesplorato dalla critica dell’arte post-bellica.
 
La mostra è resa possibile grazie al supporto di Lavazza. Tutti i giorni alle 15.30 il museo offre visite guidate alla mostra.

 
Campo selvatico, 1959, Tempera su pannello. The Museum of Modern Art, New York, Collezione Sidney e Harriet Janis, 1967​
© 2017 Mark Tobey / Seattle Art Museum, Artists Rights Society (ARS), New York

Vantaggio per i Soci

Ingresso ridotto per i soci Tci.