Scopri il mondo Touring
  • Viaggi
  • Eventi
  • >
  • Venezia, in treno da Milano

Venezia, in treno da Milano

Il Museo di Icone bizantine e postbizantine di Venezia è unico nel suo genere. Fu inaugurato nel 1959 e radicalmente ristrutturato nel 1999. Comprende molte icone, ma anche codici miniati, paramenti sacri ricamati in oro appartenenti agli arcivescovi di Filadelfia e oggetti di piccolo artigianato di grande valore storico ed artistico. La collezione si è formata da donazioni di membri della Confraternita e di altri ortodossi; molte icone furono trasportate a Venezia da profughi e altre vi furono dipinte da iconografi greci. Tra queste spiccano le opere di Michele Damaskinòs, Giorgio Klonzas, Emanuele Lambardos, Teodoro Pulakis, Emanuele Tzanes Bunialìs. Accanto ai pregevoli esempi della scuola cretese esistono alcune opere d'arte costantinopolitana dell'epoca dei Paleologhi, come la Madonna con il Bambino, Apostoli e Santi e l'icona di Cristo "in Gloria" con gli Apostoli, portata da Costantinopoli e donata alla Confraternita da una nobildonna bizantina.
La chiesa cattedrale greco-ortodossa di San Giorgio in Venezia, conosciuta con il nome di San Giorgio dei Greci, è la più antica e storica chiesa dell'Ortodossia nella diaspora ed è stata per interi secoli una delle più splendide chiese ortodosse nel mondo. La sua costruzione è stata possibile grazie ai contributi dei greci ortodossi di Venezia e dei marinai greci di passaggio nella città. Il permesso per la costruzione della chiesa è stato concesso dalla Serenissima dopo numerose richieste ed interminabili trattative. Due gruppi sociali svolsero un importantissimo ruolo per ottenere tale concessione: i mercenari greci che militavano sotto le armi veneziane e gli intellettuali greci. La costruzione dell'edificio iniziò nel 1539 per concludersi nel 1573. Gli architetti della chiesa erano nomi famosi dell'epoca: Sante Lombardo, Giannantonio Chiona e Bernardo Ongarin. A quest'ultimo si deve la costruzione del campanile inclinato. La chiesa, dal punto di vista architettonico, è una basilica ad una navata con cupola. L'esterno assomiglia ad una classica chiesa veneziana di epoca rinascimentale, all’interno, sul fondo dell’imponente aula, spicca l'iconostasi. La più importante opera della chiesa è la bellissima icona bizantina del Cristo benedicente (inizi del XIV sec.) a destra delle Porte reali. La chiesa di San Giorgio, vero gioiello della diaspora greco-ortodossa, costituisce da secoli il centro religioso e nazionale dell'ellenismo della città lagunare e, genericamente, dell'intero Veneto. Attorno alla chiesa si è sviluppato il famoso quartiere dei greci.
Nella piccola isola di San Lazzaro sorge il monastero dei Padri Armeni, circondato da un immenso giardino. Annessa al Monastero sorge la chiesa di San Lazzaro, di origine gotica, che fu ricostruita nel XIX secolo. Inizialmente l'isola di S. Lazzaro fu adibita a lebbrosario (da qui la dedicazione dell'isola al santo). Cessata questa destinazione, rimase deserta fino al 1717 quando venne assegnata ad un nobile monaco armeno di Sebaste, Manug di Pietro, detto Mechitar (il consolatore), fuggito da Modone invasa dai Turchi, dove aveva fondato un monastero. Riedificata la chiesa e il convento, Mechitar si adoperò per diffondere il sapere in Oriente, anche con l'aiuto di giovani connazionali da lui accolti ed istruiti.Oggi il convento ospita una pinacoteca, un museo, una stamperia di fine XVIII sec., dove sono conservati reperti archeologici egiziani, orientali e
romani, oltre ad una ricca collezione di manoscritti armeni. Nella ricca biblioteca sono custodite invece molte opere d'arte tra cui un bell'affresco del Tiepolo. Il Ghetto ebraico. La presenza degli ebrei nel territorio che sarebbe divenuto della Repubblica Veneta, viene documentata sin dai primi secoli dell'era volgare. A Venezia, grande centro di scambi fra l'oriente e l'occidente giunsero, secondo la tradizione, verso gli inizi del secolo XI°. A poco a poco, nonostante l'alternarsi di permessi e divieti di soggiorno in città, gli ebrei divennero un nucleo considerevole. Avvertendo la necessità di organizzare la presenza ebraica in Venezia, il governo della Repubblica, con decreto del 29 marzo 1516, stabilì che questi dovessero abitare tutti in una sola zona della città, nell'area dove anticamente erano situate le fonderie, "geti" in veneziano; inoltre stabilì che dovessero portare un segno di identificazione e li obbligò a gestire banchi di pegno a tassi stabiliti dalla Serenissima nonché a sottostare a molte altre gravose regole, concedendo in cambio libertà di culto e protezione in caso di guerra. I primi ebrei a uniformarsi al decreto provenivano dall'Europa Centrorientale, e fu proprio a causa della loro pronuncia che il termine veneziano "geto" venne storpiato in "gheto" originando il termine che oggi viene usato per indicare diversi luoghi di emarginazione. Quello che fu il primo ghetto d'Europa è oggi un vivo e frequentato rione della città dove permangono tuttora le istituzioni religiose e amministrative ebraiche e cinque sinagoghe. Nel campo del Ghetto Novo si trova il Museo Ebraico di Venezia, si tratta di un piccolo, ma ricchissimo museo fondato nel 1953 dalla Comunità Ebraica veneziana. I pregiati oggetti esposti al pubblico, importanti esempi di manifattura orafa e tessile databili tra il XVI e il XIX secolo, sono testimonianza della viva tradizione ebraica. Non ci si può accostare all'anima del quartiere ebraico se non visitando le sinagoghe. Si trovano alla sommità degli edifici ad esse preesistenti e sono difficilmente riconoscibili dall'esterno mentre all'interno si rivelano quali piccoli gioielli.

Vantaggio per i Soci

Vantaggi per i soci del Touring Club