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Torino: "Tesori dal Portogallo"

La mostra propone 120 opere (dipinti, sculture, manoscritti miniati, oreficerie, disegni e trattati) che provengono da musei, chiese, palazzi e raccolte private portoghesi.
 
L'architettura come strumento che ordina, nella mente dell'uomo, il mondo che ci circonda: la mostra si concentra sui modi con cui i princìpi dell’architettura hanno dato forma anche a oggetti di piccole dimensioni, esaltandone i valori estetici e decorativi e svelando la costruzione del loro significato simbolico e sociale.
 
La mostra è frutto di un progetto di partenariato con il Museu Nacional de Arte Antiga di Lisbona, che ospiterà, dal 17 maggio al 28 settembre, la mostra “Re e mecenati. Le arti alla corte dei Savoia: Torino, 1730 - 1750”, realizzata da Palazzo Madama in collaborazione con la Soprintendenza Regionale del Piemonte.
 
IL PERCORSO DELLA MOSTRA.  Il percorso si articola in sette sezioni e si apre gettando un ponte attraverso i secoli che vanno dall’antichità classica ai nostri giorni.
 
All’inizio (sezione 1. L’architettura come idea), una veduta di Giovanni Paolo Pannini (1725-50) mostra una statua colossale di Ercole sullo sfondo di rovine della Roma antica, e richiama modelli e luoghi che hanno influenzato per secoli l’immaginazione degli artisti. A questa evocazione si affiancano quattro progetti contemporanei di architetti portoghesi –tra cui quelli di Siza Vieira e di Carrilho de Graça che sinteticamente illustrano il processo mentale che conduce dall’idea alla realizzazione architettonica.

La seconda sezione (sezione 2. Ideare l’architettura) concentra lo sguardo sulle fonti che hanno rappresentato il quadro teorico di riferimento, con la grande trattatistica che va dal De architectura di Vitruvio (I secolo a.C.) a Leon Battista Alberti, Sebastiano Serlio, Andrea Palladio, fino al portoghese Francisco de Holanda (1517-1584), segnato dall’esperienza del classicismo romano e dalla conoscenza diretta delle grandi imprese di Michelangelo.
 
La dimensione fantastica della sperimentazione architettonica nelle arti minori è esplorata nella terza sezione (sezione 3. La microarchitettura), che illustra per quali vie oggetti di piccole dimensioni mantengano intatto il vocabolario compositivo dei grandi edifici, adattandolo alla diversa natura dei materiali preziosi. Croci, ostensori, reliquiari e pagine miniate ostentano la dignità architettonica di monumenti in miniatura, rivestendosi di guizzanti pinnacoli, di volute, di nicchie traforate o abitate da minuscole statue.
 
La quarta sezione (sezione 4. L’architettura come metafora) indaga i significati simbolici dell’architettura e il modo con cui le sue forme vengono impiegate dagli artisti per rimandare l’immagine dei luoghi e dei mondi della fede.
 
Nella sezione quinta (sezione 5. L’architettura come ordine) l’architettura, al pari delle cornici che delimitano lo spazio dei dipinti, è per l’osservatore come una sorta di palcoscenico che marca la distanza tra il mondo reale e quello della narrazione rappresentata.
 
Questo filo di interpretazione prosegue idealmente nella sezione successiva (sezione 6. L’architettura come autorità), che mostra l’irrigidirsi dei canoni architettonici a partire dalla seconda metà del Cinquecento, per l’influenza congiunta delle prescrizioni dovute alla nascita delle accademie, e di quelle di nuova chiarezza e di più disciplinato rigore emanate dalle Controriforma cattolica.
 
A chiudere la mostra (sezione 7, Architettura immaginaria) è una rassegna di architetture pervase dal senso del fantastico, attraverso il libero accostamento di elementi eclettici e l’invenzione di spazi e prospettive creati per colpire e stupire l’immaginazione dell’osservatore.
 

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