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Svelata la formula Frida: la vita come arte

Alle Scuderie del Quirinale di Roma una grande mostra sull'artista messicana Frida Kahlo (1907-1954), simbolo dell'avanguardia artistica e dell'esuberanza della cultura messicana del Novecento. La mostra indaga Frida Kahlo e il suo rapporto con i movimenti artistici dell’epoca, dal Modernismo messicano al Surrealismo internazionale, analizzandone le influenze sulle sue opere. Non vi è dubbio che il mito formatosi attorno alla figura e all'opera di Frida Kahlo abbia ormai assunto una dimensione globale; icona indiscussa della cultura messicana novecentesca, venerata anticipatrice del movimento femminista, seducente soggetto del cinema hollywoodiano, Frida Kahlo si offre alla cultura contemporanea attraverso un inestricabile legame arte-vita tra i più affascinanti nella storia del XX secolo. 
 

LA MOSTRA intende riunire attorno ad un corpus capolavori assoluti provenienti dai principali nuclei collezionistici, opere chiave appartenenti ad altre raccolte pubbliche e private in Messico, Stati Uniti, Europa. Completa il progetto, una selezione dei ritratti fotografici dell'artista, tra cui quelli realizzati da Nickolas Muray negli anni quaranta, indispensabile quanto suggestivo complemento all'arte di Frida Kahlo sotto il profilo della codificazione iconografica del personaggio. Se infatti la mostra intende presentare e approfondire la produzione artistica di Frida Kahlo nella sua evoluzione, dagli esordi ancora debitori della Nuova Oggettività e del Realismo magico alla riproposizione dell'arte folklorica e ancestrale, dai riflessi del realismo americano degli anni venti e trenta (Edward Hopper, Charles Sheeler, Georgia O'Keefe) alle componenti ideologico-politiche ispirate dal muralismo messicano (Rivera, Orozco), è il tema dell'autorappresentazione a prevalere in questo progetto di mostra, sia in rispetto del peso numerico che il genere "autoritratto" assume nella produzione complessiva dell'artista, sia - e soprattutto - per lo specialissimo significato che esso ha rappresentato nella trasmissione dei valori iconografici, psicologici e culturali propri del "mito Frida".
 

IL CATALOGO. La progettazione della mostra e del catalogo è affidata alla cura di Helga Prignitz-Poda, accreditata specialista dell'opera di Frida Kahlo, autrice con Salomon Grimberg e Andrea Kettenmann del catalogo ragionato dell'artista nel 1988.

 

SVELATA LA FORMULA FRIDA: LA VITA COME ARTE
(Tratto da "Touring. Il nostro modo di viaggiare" di marzo 2014)

Grande attesa per la mostra primaverile alle Scuderie: debutterà il 20 marzo l’icona incontrastata dell’arte messicana con 130 tra dipinti e disegni, tra cui i più noti capolavori delle collezioni in Messico, Europa e Stati Uniti, nel progetto a cura di Helga Prignitz-Poda.  
Si pregusta tra le pagine del catalogo Electa coi suoi testi che svelano misteri, raccontano aneddoti, spiegano come interpretare la ricchezza di codici e simboli in una lettura che si rivela più appassionante di quella di un romanzo ben congegnato. Frida Kahlo cioè storia + vita + arte, un intreccio indissolubile che fa tesoro dello spirito della rivoluzione messicana, del passato indigeno, dei codici filosofici delle civiltà precolombiane, del folclore, delle correnti pauperiste e dell’estridentismo, del surrealismo e del realismo magico. Scrive Salomon Grimberg: «Mette insieme informazione genetica, storia personale, processi psicologici e cultura visiva, il tutto permeato dallo zeitgeist dell’epoca… e riesce a dare un senso all’esperienza astratta conferendole una forma letterale», che è poi quella di una raffinata autorappresentazione (oltre 40 ritratti e autoritratti in mostra). Oltre a raccontarci il “brand” Frida, Prignitz-Poda introduce nell’affascinante mistero di orologi, caratteri russi, monogrammi («criptate e codificate emergono quelle idee che non avrebbe voluto esprimere apertamente») e James Oles dai dettagli di un accappatoio spiega come «volesse fare del suo autoritratto un’icona moderna, intrisa di glamour e di erotismo». Con gli scatti di Nickolas Muray che contribuirono alla sua codificazione iconografica e le opere di artisti del periodo: oltre a Diego Rivera, Clemente Orozco, José David Alfaro Siqueiros, Maria Izquierdo tra gli altri.

(Elena Cenzato)