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Seravezza: "Le vie del sole"

 
La rassegna è dedicata ai pittori paesaggisti della “scuola di Staggia”, precursori dei Macchiaioli, attivi in Toscana nella seconda metà dell’Ottocento.

LA SCUOLA DI STAGGIA. Di questo gruppo di pittori, che secondo i ricordi raccolti dal pittore Telemaco Signorini, tentò “Le vie del sole” nelle campagne senesi, ancora oggi risulta sfuggente la produzione eseguita proprio in quei luoghi, ove ritrassero scene quotidiane e motivi dal vero.  Questa circostanza ha finora scoraggiato gli studi, che non hanno potuto appoggiarsi a sicuri documenti iconografici nel valutare il ruolo svolto da questo gruppo di artisti nel passaggio dal paesaggio istoriato, di matrice romantica o classicheggiante, alle visioni più intime e quotidiane segnalate dai titoli dei dipinti rintracciati in occasione di questa mostra.

LA PRIMA SEZIONE della mostra si propone di tratteggiare lo scenario del paesaggio romantico a Firenze fra gli anni Trenta e Cinquanta dell’Ottocento, affiancando alle imponenti tele di Bezzuoli (La morte di Zerbino e Il pianto di Isabella, proveniente dalla Galleria d’Arte Moderna di Palazzo Pitti), Antonio Morghen (Veduta di Firenze con la tomba di Giuseppe Sabatelli), Giovanni Signorini (L’inondazione del Serchio, Galleria d’Arte Moderna di Palazzo Pitti, Veduta di Firenze dal Monte alle Croci), un gruppo di disegni dello stesso Bezzuoli (provenienti dal Gabinetto Disegni e Stampe degli Uffizi), dove l’artista si mostra instancabile studioso della natura dal vero, ritratta in fogli e taccuini durante le sue appassionate escursioni nei dintorni di Firenze e sugli Appennini.

LA SECONDA SEZIONE, grazie al generoso prestito di un collezionista privato, presenta una scelta di inediti dipinti dei pittori della scuola di Barbizon che, a partire dalla fine degli anni Venti dell’Ottocento, si recarono nella foresta di Fontainebleau, nei pressi di Parigi, dove, immersi nella natura riuscirono, ritraendola dal vero, a rivoluzionare la pittura di paesaggio grazie ad una completa comunione con il suo più profondo mistero.

LA SEZIONE FINALE è dedicata agli artisti legati a quella che Signorini definì “la scuola di Staggia”, dominata dalle figure dei Markò. Altamura, De Tivoli, i fratelli Carlo e Andrea Markò, Gelati, La Volpe, Donnini, Nuti, innamorati della natura ed alla ricerca di una sua più diretta e flagrante rappresentazione, sono presenti in mostra con opere che permettono di cogliere, nel suo momento aurorale, la nascita di una nuova sensibilità: il paesaggio non è più l’ideale natura composta in studio secondo codificate leggi accademiche, né la ricerca di sublimi effetti romantici; l’emozione dell’artista di fronte alla natura si raccoglie in abbreviate visioni di ruderi o cascinali nella campagna, sul greto di un torrente, presso un abbeveratoio, una strada polverosa che scompare nel fitto del bosco, sciogliendosi di fronte ai quotidiani “motivi” agresti e condensandosi in dipinti dove la realtà viva e pulsante viene evocata con inedita libertà dai pittori più arditi.

Conclude l’esposizione una tela parimenti monumentale: l’eccezionale prestito, ottenuto dalla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma, de I funerali di Buondelmonte di Francesco Saverio Altamura.
(www.terremedicee.it)

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