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Scultura vivente

Un esordio come pittore a 15 anni, apprendista a Roma di Giambattista Conti e poi di Duilio Cambellotti. E un epilogo, trent’anni dopo, ancora nella pittura, con esposizioni nelle gallerie di tutta Europa. In mezzo, una carriera folgorante ed eclettica, in grado di esprimersi in molti linguaggi. Ad Alberto Spadolini, questa figura che incarna davvero il mito dell’artista poliedrico, Ancona, sua città natale, dedica una mostra in occasione dei 40 anni dalla scomparsa, che getta luce sui tanti volti del personaggio.

Passato alla storia, al di là dell’indubbio talento pittorico, come un genio della danza: per l’innata e sublime capacità d’espressione che lo ha portato, negli anni Trenta e Quaranta, sui maggiori palcoscenici del mondo, dalla Francia, dove era emigrato all’inizio degli anni Venti, per i buoni uffici dell’amico e mentore Gabriele D’Annunzio (per il quale aveva lavorato come pittore al Vittoriale), agli Stati Uniti. Primo ballerino del Ballet de l’Opera di Monte Carlo, stella dal Casino de Paris e delle Ziegfeld’s Follies di New York, applaudito da Hitler all’Admiralspalast di Berlino, Spadolini ha danzato a fianco di artisti come Joséphine Baker e Mistinguett, Chevalier e Serge Lifar. Ma è stato anche sceneggiatore, attore cinematografico, apprezzato cantante melodico. Una vita davvero spettacolare, finita, dopo la morte nel 1972, nella soffitta delle sorelle, a Fermo. Dietro un sipario da dove è riaffiorata solo casualmente nel 2005 (con una piccola mostra a Riccione) e che ora torna a spalancarsi.

Elena Del Savio

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