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Roma: Iran 1960-2014, gli anni invisibili

Ci sono stati anni, nella storia neanche troppo remota, in cui le notizie sulla Persia comparivano spesso sui rotocalchi popolari: il soggetto poteva essere una principessa bella e triste, ripudiata per non aver prodotto un erede al Trono del Pavone, o le dispendiose vacanze invernali sulle nevi dell’Engadina dell’ultimo re dei re, lo scià Mohammad Reza Pahlavi. Poi, con la rivoluzione khomeinista del 1979, l’instaurazione della repubblica islamica e il precipitare del Paese per quasi un decennio nella guerra con l’Iraq di Saddam Hussein, i quotidiani internazionali se ne occuparono non più nelle pagine della cronaca mondana bensì in quelle, allarmate, di politica estera. Mentre la cultura artistica di un Iran sempre più isolato dal mondo scomparve dalla scena. Ora una parte di questi anni invisibili è presentata in una mostra ideata dal Musée d’art moderne de la Ville de Paris e realizzata in coproduzione con il Maxxi di Roma, dove resterà visibile fino al 29 marzo. Già dal titolo, “Unedited history. Iran 1960-2014”, è chiaro che si tratta di una sfida, un tentativo di analizzare e presentare l’arte iraniana moderna attraverso un racconto senza revisioni, un montaggio provvisorio, “non editato”, di tutte le sue complessità il senso di un divenire ancora in corso. Più di 200 opere di oltre 20 artisti, la maggior parte delle quali mai viste prima in Italia: di pittura, cinema e fotografia, arti performative e caricatura, illustrano oltre mezzo secolo di storia e cultura dell’Iran, suddivise cronologicamente in tre aree: gli Anni della modernizzazione (dal 1960 al 1978), la rivoluzione del 1979 e la guerra Iran-Iraq (dal 1979 al 1988) e il dopoguerra (dal 1989 ai giorni nostri). Un ritratto vivido e mobile del Paese, realizzato da artisti che ne hanno vissuto gli ultimi passaggi epocali.