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Roma: "Artiste del Novecento tra visione e identità ebraica"

Attraverso un percorso espositivo di circa 150 opere di artiste ebree italiane la mostra vuole favorire ed ampliare la conoscenza di una realtà come quella ebraica e dare il giusto risalto a quelle esperienze femminili che sono state in grado di trasformare una condizione di minorità sociale in una ragione di affermazione e di indipendenza creativa, contribuendo al valorizzare, insieme alla loro dimensione privata, anche la vita culturale del nostro paese.
 
LE ARTISTE. Ad una attenta selezione di opere di ANTONIETTA RAPHAEL pittrice e scultrice protagonista della Scuola romana di via Cavour, si affiancano i lavori di artiste quali PAOLA CONSOLO, EVA FISCHER, PAOLA LEVI MONTALCINI, GABRIELLA OREFFICE, ADRIANA PINCHERLE e SILVANA WEILLER che
arricchiscono l’esposizione con differenti idiomi e soprattutto con opere inedite il cui prestito è stato gentilmente concesso da eredi, collezionisti, Fondazioni ed Enti sia privati sia pubblici. Tra queste, anche un prezioso nucleo appartenente alla collezione della Galleria d’Arte Moderna di Roma Capitale che, nella sede storica di Via Crispi, ospita l’esposizione. Il panorama romano, solo parzialmente studiato, viene in questo contesto analizzato anche attraverso l’attività di altre artiste ebree attive nella capitale agli inizi del Novecento. Le sale sono infatti arricchite dalla produzione di CORINNA e OLGA MODIGLIANI, ANNIE e LILLY NATHAN, WANDA COEN BIAGINI, AMALIA GOLDMANN BESSO e PIERINA LEVI, alcune delle quali assidue frequentatrici dello studio di Giacomo Balla. Nell’allestimento le opere delle allieve di Balla e di AMELIA ALMAGIÀ AMBRON, amica carissima del pittore e della sua famiglia, fungono da corollario a due splendidi ritratti del maestro: Ritratto del sindaco Nathan e Ritratto di Amelia Ambron, concesso in prestito ed esposto per la prima volta in pubblico per questa mostra.
 
La risonanza della voce femminile, nella prima metà del Novecento, è in generale molto limitata, e ciò vale ancor più per le donne ebree. Penalizzate dall’appartenenza ad una minoranza che di per sé ne condiziona l'emergere sulla scena culturale, esse si vedono accomunate alle sorti delle loro contemporanee non ebree dal pregiudizio, tanto infondato quanto radicato, che l’uomo debba essere il solo depositario della vera professionalità. Il ruolo che le donne ebree hanno ricoperto nell’arco dei secoli in seno all’ebraismo le porta ad una posizione maggiormente defilata nell’ambito sociale quanto, invece, centrale nella realtà familiare. Non per questo esse furono assenti o esitanti nell’assumere con la massima competenza iniziative di primo piano sulla scena culturale e artistica. Mediando continuamente tra la vita pubblica e la vita privata, tra l’identità religiosa e quella nazionale, esse realizzarono un operato sostanzialmente legato e concorde a quello che andava consolidandosi sulla scena della cultura europea contemporanea. Plurilinguismo e pluriculturalismo sono valori che contraddistinguono un’attitudine della conoscenza libera da pregiudizi, propria anche di molte altre protagoniste sulla scena artistica tra le due guerre. (www.galleriaartemodernaroma.it)
 
 

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