Scopri il mondo Touring
  • Viaggi
  • Eventi
  • >
  • Pozzuoli: Santuario e Solfatara

Pozzuoli: Santuario e Solfatara

Il Santuario di San Gennaro e la Solfatara.

 

Vicino alla Solfatara, ove nel 305, Gennaro, Vescovo di Benevento, subì il martirio, sorse, tra la fine del VI e l'inizio del VII secolo, una basilica in suo onore. Molto verosimilmente, di essa è rimasto soltanto l'Altare, noto alla pietà popolare come la pietra sulla quale sarebbe stato decapitato il Santo. L'eruzione della Solfatara, avvenuta nel 1198, provocò la sua rovina. La struttura fu più volte restaurata in seguito ai ricorrenti sismi.

La chiesa di San Gennaro col tempo diventò un famoso luogo di culto del Santo e meta di continui e devoti pellegrinaggi, specialmente da Napoli, così da meritare il titolo di santuario. Con l’architetto Sanfelice fu,tra il 1701 e il 1708, su progetto dell'architetto Ferdinando Sanfelice fu ampliato. Restaurato dall'architetto Ignazio Rispoli nel periodo ottocentesco e 1926 fu arricchito di marmi e pitture di Luigi Tammaro. Il santuario da sempre è affidato alle cure dei frati Minori Cappucini.

All’interno del santuario è conservata in una cappella, la pietra porosa risalente al periodo del martirio del santo, sulla quale sono rimaste macchie scure che la pietà popolare ritiene essere il sangue di San Gennaro colato al momento della sua decapitazione. Nei giorni che precedono l'anniversario della sua decapitazione assumono un colore più vivo. Il fenomeno del sangue di San Gennaro continua a non avere una spiegazione scientifica. Dal punto di vista artistico, il santuario conserva varie opere di una certa importanza, quale la lastra a bassorilievo di Lorenzo Vaccaro con “la Decollazione del Santo”. Architettonicamente è molto interessante è la “cisterna pensile” per la raccolta delle acque situata nel giardino del convento, opera di frate Martino da Castiglione, che presenta una originale soluzione strutturale e può contenere ben 295 metri cubi d’acqua. 

I Romani dell’epoca imperiale già conoscevano la Solfatara. Strabone (66 a.C. -24 d.C.) ne dà la più antica testimonianza scritta giunta fino a noi, nella sua “Strabonis geographica”, indicandola con il nome “Forum Vulcani”. E’ meta di escursioni per i noti fenomeni vulcanici e nel passato anche per la cura delle acque sulfuree, per le stufe calde e per i bagni di vapore, tutti fenomeni tipici di un vulcanesimo attivo dell’ultima fase. Era compresa tra le quaranta più famose terme dei Campi Flegrei sin dal Medioevo come risulta da De Balneis di Pietro da Eboli. Da quell’epoca e per tutta l’Età Moderna all’interno del cratere è stata attiva l’attività estrattiva soprattutto di bianchetto, zolfo ed allume, minerali usati sia nella chimica dei colori che nella concia delle pelli, tanto che nel Seicento i pittori napoletani usarono per gli ocra ed i bianchi i colori ricavati dai minerali presenti nel cratere.Tra ‘700 e ‘800 non vi era viaggiatore che non inserisse la Solfatara tra le sue escursioni nell’ambito del cosiddetto “Grand Tour”, il viaggio di istruzione dei giovani delle famiglie nobili europee che all’interno dei loro diari di viaggi hanno riportato con dovizia di particolari le caratteristiche della Solfatara e dell’area flegrea tutta.La magica atmosfera lunare si completa agli occhi del visitatore grazie ad un’inaspettata tavolozza di colori che in primavera arricchiscono le tinte bianche del sito con i toni variopinti della macchia mediterranea. Attualmente il sito evidenzia una maggiore intensificazione delle fuoruscite di vapore dalle fenditure del suolo.

 


Riferimenti bibliografici: guida rossa e guida verde del TCI.

 

Vantaggio per i Soci

Vantaggi per i soci del Touring Club