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Piero Fornasetti

Ha un che di catartico il fatto che, a realizzare la prima grande mostra inedita in Italia di Piero Fornasetti, sia la Triennale di Milano. Proprio la gloriosa istituzione per il design, l’architettura e le arti decorative e visive che ottant’anni fa, alla sua quinta edizione (la prima nel palazzo dell’Arte di Muzio), rifiutò la partecipazione dell’artista allora ventenne. Cosa che non gli impedì di venir notato da Gio Ponti e divenire suo collaboratore. Ora, nel centenario della nascita, viene resa giustizia con questa rassegna, curata dal figlio Barnaba e realizzata nel luogo più consono a un protagonista della scena artistica italiana.

Pittore, scultore, decoratore d’interni, stampatore di libri d’arte, collezionista, impregnato di quella vera cultura umanistica che fu propria della borghesia milanese fra Otto e Novecento, Piero Fornasetti (1913-1988) fu un filosofo ed esegeta della vita. Le sue creazioni, basate su un design maniacalmente accurato che ricreava il senso dell’antica incisione, sono espressione, oltre che di maestria artistica e artigianale, anche di ironia, umorismo, poesia, sogno, favola, magia, a metà fra la metafisica di de Chirico e i Capricci di Piranesi. Sempre però attingendo dal reale, e da una memoria sedimentata fonte inesauribile di idee. Che non sono, come sembra, solo capricci surrealisti.Come opportunamente ricorda il sottotitolo della mostra – 100 anni di follia pratica – gli oggetti creati da Fornasetti, di cui gli oltre 700 pezzi esposti sono solo un limitatissimo campionario, servono a scopi ben più che decorativi. Perché per lui, come lui stesso dichiarò parlando di design in un’intervista rilasciata un anno prima della morte, «tutto nasce dal bisogno, dalla necessità». Per quanto immaginifici restano sempre oggetti d’uso.

 

Elena Del Savio

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