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PALAZZO CORIGLIANO E CHIESA DI S. ANGELO A NILO

Il palazzo fu eretto, con il nome di Palazzo di Sangro di Vietri, dall'architetto di origini cosentine Giovanni Francesco Mormando nel XVI secolo per volontà di Giovanni di Sangro, allo scopo di celebrare l'ammissione della famiglia di Sangro nel sedile di Nilo, dunque nel novero delle più antiche e illustri famiglie nobili della città. Sul luogo inizialmente sorgevano sette case tra loro collegate appartenenti alle monache della Chiesa di Santa Patrizia, che le vendettero alla famiglia di Sangro. Dopo il terremoto del 1688 fu rimaneggiato in gran parte, e nel 1732 fu acquistato dal duca Agostino Saluzzo, dell'omonima famiglia genovese, che acquisì successivamente il feudo calabrese di Corigliano da cui oggi il palazzo prende il nome; il duca ordinò dei rifacimenti sia interni che esterni, che portarono all'aggiunta di un secondo piano, dove furono ospitati gli ambienti di rappresentanza. Uno degli ultimi interventi è stato di Gaetano Genovese, fra i più noti architetti di stampo neoclassico della città, che restaurò alcune parti del palazzo.
L'Istituto Orientale, attuale Università degli studi di Napoli "L'Orientale", prese in affitto il piano nobile dell'edificio tra il 1927 e il 1934, in cerca di una sistemazione definitiva che sarà trovata poi l'anno successivo con l'acquisto di Palazzo Giusso e il trasferimento relativo. Nel 1935 la famiglia Corigliano, priva di introiti di locazione, si decise a vendere il palazzo per un milione e mezzo di lire dell'epoca.
L'edificio divenne sede dell'Istituto Nazionale per la Previdenza Sociale fino agli anni Settanta, e nel 1977 l'Università Orientale decise di acquistarlo in toto dopo una quasi decennale trattativa. Un restauro ad ampio raggio, teso a recuperare le parti storico-artistiche dell'edificio ed a renderlo funzionale alle nuove esigenze universitarie, iniziò nel 1988 e fu completato nel 1992. Durante i lavori vennero rinvenute strutture di epoca greco-romana, per la precisione resti di una strada romana del decumano inferiore della città e mura greche. Tali resti sono stati inglobati nell'aula magna da qui ricavata, denominata "Aula Mura Greche". I lavori di restauro vennero progettati e diretti da Ugo Carputi, Massimo Pica Ciamarra ed Ezio De Felice, della Facoltà di Architettura di Napoli, con l'assistenza degli architetti Paola Gargiulo e Roberto Fedele.

La chiesa di Sant'Angelo a Nilo si trova nel centro storico di Napoli, all'angolo sud-est di piazza San Domenico, con una facciata rivolta su via Mezzocannone. È anche conosciuta come Cappella Brancaccio, poiché conserva al suo interno una delle opere di scultura più importanti presenti in città, il Sepolcro del cardinale Rainaldo Brancacci di Donatello, realizzato in collaborazione con Michelozzo. La chiesa è ubicata nel cuore della Napoli greco-romana, nella piazzetta dedicata al dio Nilo, al cui culto erano votati i mercanti egiziani. Il cardinale Rinaldo Brancaccio fece erigere nel 1385 una prima cappella dedicata ai Santi Angelo e Marco, nelle immediate adiacenze del palazzo nobiliare di famiglia. Il rifacimento che diede alla chiesa l'attuale aspetto è del 1709, per opera di Arcangelo Guglielmelli. Avanzo dell'antica costruzione gotico-catalana è il portale principale, dotato di un architrave con figure di angeli, così come un affresco nella lunetta raffigurante La Vergine e i Santi Michele e Baculo con il Cardinale Brancaccio (secolo XV), in scarse condizioni di conservazione. Il portale laterale presente sull'altro ingresso databile intorno alla seconda metà del XV secolo, presentava nella lunetta una raffigurazione scultorea di San Michele, poi trasferita nell'interno. 

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