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Padula (Sa): la Certosa di San Lorenzo e il Battistero di S. Giovanni

Certosa di San Lorenzo
Nel periodo risorgimentale, la regione circostante la Certosa, che pure diede i natali a molti spiriti liberali, ha conosciuto la tragica fine dei trecento seguaci di Carlo Pisacane.
Della primitiva struttura restano solo pochi elementi, le trasformazioni più rilevanti risalgono alla metà del ’500, dopo il Concilio di Trento: tra queste il chiostro della foresteria e la facciata principale, arricchite nel ’700 da sculture e decorazioni del Vaccaro, nonché la torre degli Armigeri.
Secenteschi sono gli interventi di doratura degli stucchi della chiesa, opera del converso Francesco Cataldi. Sempre del ’700 sono gli affreschi e le trasformazioni d’uso di ambienti esistenti.
I Certosini lasciarono Padula nel 1807, perché privati dei loro possedimenti nel Vallo, nel Cilento, nella Basilicata e nella Calabria.
Le ricche suppellettili e tutto il patrimonio artistico e librario andarono quasi interamente dispersi e il monumento conobbe uno stato di precarietà e abbandono.
I locali esterni furono dati in uso a privati, così come parte del “desertum”, l’area agricola “di isolamento” che circondava la Certosa.
Fu campo di concentramento nelle due guerre mondiali, come testimoniano le scritte nella corte esterna e le pitture sulle pareti al piano terra dello scalone.

Sebbene fosse stato dichiarato monumento nazionale fin dal 1882, la Certosa è stata presa in consegna dalla Soprintendenza per i Beni architettonici di Salerno a partire dal 1981 e solo dal 1982 sono cominciati i lavori di restauro di un complesso architettonico tra i più significativi del ’700 nell’Italia meridionale.
Intorno alla corte esterna si svolgeva gran parte delle attività produttive.
A sinistra c’era la spezieria, l’abitazione dello speziale e la foresteria (riservata, solo in casi eccezionali, a religiosi e nobili illustri); nel braccio destro si trovavano gli alloggi dei monaci conversi. Era questa la “casa bassa” che rappresentava il trait d’union tra la Certosa e il mondo esterno.
Nella Chiesa (divisa trasversalmente da una parete: la parte in prossimità del presbiterio era riservata ai padri di clausura, che vi pervenivano attraverso un passaggio interno) i monaci si ritrovavano una volta di notte e due di giorno: interessanti gli altari in scagliola (un tipo di gesso) con inserzioni di pietre dure e madreperla, il coro ligneo cinquecentesco e la porta in legno di cedro del Libano datata al 1374.
Il piccolo Cimitero antico cadde in disuso quando i padri decisero di farne costruire uno nuovo nel Chiostro grande.
Nella Cappella del Fondatore è il sarcofago cinquecentesco di Tommaso Sanseverino (morto nel 1324).

La cucina deriva forse da un refettorio riadattato, poiché vi è stato rinvenuto, sotto una compatta scialbatura (imbiancatura data con una mano di calce spenta) un affresco del ’600 con la Deposizione, e un Cristo circondato da monaci certosini (il tema delle pitture è, con ogni evidenza, poco idoneo a una cucina).
Nel refettorio, dove vigeva la regola del silenzio, si consumava il pasto comune nei giorni festivi e durante la Quaresima. È una sala settecentesca rettangolare decorata, sulla parete di fondo, con un dipinto a olio su muro del 1749, di Giuseppe D’Elia, raffigurante le Nozze di Cana.
Alla Cella del Priore (appartamento residenziale di ben dieci stanze, con in più vari locali di servizio, l’archivio, l’accesso diretto alla biblioteca, un bel giardino con loggia affrescata e la cappella privata) si arriva dopo aver attraversato un portone che separa la zona delle celle dei padri da tutti gli ambienti finora descritti.
Alla Cella del Priore era annessa una grande biblioteca che custodiva decine di migliaia tra libri, codici miniati, manoscritti, dei quali solo una piccolissima parte, circa duemila volumi, si conserva ancora oggi nella Certosa.

Notevolissime sono le proporzioni del Chiostro grande, che con i suoi quasi quindicimila metri quadrati di superficie, è uno tra i maggiori in Europa.
Costruito a partire dal 1583, si sviluppa su due livelli: in basso, il portico con le celle dei padri; in alto, la galleria finestrata utilizzata per la passeggiata settimanale.
Durante questa “uscita” la clausura veniva interrotta e i padri potevano comunicare e pregare insieme.

Uno scalone ellittico a doppia rampa, con otto grandi finestroni, unisce i due livelli del Chiostro grande: firmato da Gaetano Barba (allievo del Vanvitelli), dà accesso alla passeggiata coperta, nei cui quattro bracci sono esposte le opere d’arte restaurate nei laboratori della Certosa, provenienti principalmente dai paesi terremotati del Salernitano e dell’Irpinia.

L’aspetto attuale del Parco, attraversato da un sistema di viali ortogonali, per la deambulazione dei monaci nella preghiera, non corrisponde che in minima parte alla sistemazione settecentesca.
(Scheda tecnica curata dall'architetto Giovanni Villani della Soprintendenza BeAP di Salerno e Avellino)

 

Battistero paleocristiano di San Giovanni in Fonte
Le strutture del battistero paleocristiano conservate nella cappella rurale di S. Giovanni in località Fonti tra Padula e Sala Consilina sono note come i resti del battistero di Marcellianum.
Situato in una zona fertilissima, Marcellianum aveva acque limpide e trasparenti che scaturivano da una sorgente considerata sacra perché vi veniva somministrato per immersione il primo battesimo cristiano.
Cassiodoro descrive la vasca lustrale dove si immergevano i catecumeni e la crescita spontanea dell’acqua della fonte battesimale nella “sacra notte” quando venivano completamente sommersi due dei sette gradini della vasca, di solito asciutti. La fondazione del battistero e del borgo viene fatta risalire a Papa Marcello I (308-309). L’edificio si compone di una costruzione quadrilatera affiancata sul versante sud da un portico.

Esso è diviso in tre ambienti: il primo, da cui affiora la sorgente, è completamente invaso dall’acqua; il secondo, costituito dalla fonte battesimale fiancheggiata da due brevi ambulacri, rappresenta il nucleo più antico risalente al IV secolo circa ed infine si accede ad un vano absidato successivamente trasformato in cappella.
La fonte battesimale è definita da quattro archi in laterizio di cui tre di uguale luce si affacciano sui deambulatori laterali e sul vano absidato della cappella, il quarto arco, ad ovest, ha luce maggiore.
Ai quattro angoli interni del vano sono presenti le cuffie di raccordo con la copertura (oggi crollata) della fonte ornate da affreschi raffiguranti le teste dei quattro Evangelisti.
Sulla parte absidata in gran parte crollata della cappella resistono le immagini affrescate di una teoria di Apostoli.
L’andamento del muro faceva supporre la presenza di una gradinata di immissione al fonte battesimale che dall’ingresso laterale esterno portava all’interno (gradini della descrizione di Cassiodoro).
La Soprintendenza, a seguito degli eventi sismici del novembre 1980 e del febbraio 1981, che avevano provocato gravi dissesti, ha provveduto all’avvio di un programma di lavori 
per la salvaguardia del sito. 
(Scheda tecnica curata dalla storica dell'arte dott.ssa Emilia Alfinito)

 

La manifestazione è gratuita per i soci e gli amici del Touring Club Italiano.
A carico dei partecipanti vi è: 
. la quota per il noleggio dell’autobus. La quota individuale dipenderà dal numero di partecipanti; 
. il biglietto di ingresso alla Certosa pari a 2,00 euro a persona (biglietto ridotto per il Tci); 
. la quota per il pranzo presso il ristorante pari a 18,00 euro a persona.

Numero max partecipanti: 29 persone 

Altre informazioni utili: 

Programma di massima 
 . ore 8,45 – ritrovo dei partecipanti presso il parcheggio dello Stadio Arechi (ingresso principale); 
. ore 9 – partenza dell’autobus per Padula; 
. ore 10,30 – arrivo a Padula e visita guidata alla Certosa di San Lorenzo; 
. ore 13,30 – pranzo libero o presso il ristorante dell’Agriturismo La Fonte con il seguente menù: antipasto (salame, crostino con trota salmonata, formaggio, frittata di asparagi selvatici, crocchette di patate, trota all'insalata, fagioli etc.), Primo piatto di pasta fatta in casa, Secondo con contorno (in genere propongono filetto di trota salmonata con alternativa di carne o di formaggio per chi non mangia pesce), frutta, dolce, digestivo alle foglie di amarena, acqua minerale e vino - costo concordato di 18,00 euro a persona; 
. ore 15 – visita guidata al Battistero di San Giovanni In Fonte a cura dell’arch. Rosita Carbonaro, socio attivo del Touring; 
. ore 16,30 – partenza del’autobus da Padula per Salerno; 
. ore 18 – arrivo allo stadio di Arechi e fine dei servizi.

È necessaria la prenotazione presso il Club di Territorio di Salerno inviando una email a:
salerno@volontaritouring.it 

Le prenotazioni sono aperte e si chiuderanno il 23 aprile 2016.

Numero max partecipanti: 29 persone 

La manifestazione è gratuita per i soci e gli amici del Touring Club Italiano.
A carico dei partecipanti vi è: 
. la quota per il noleggio dell’autobus. La quota individuale dipenderà dal numero di partecipanti; 
. il biglietto di ingresso alla Certosa pari a 2,00 euro a persona (biglietto ridotto per il Tci); 
. la quota per il pranzo presso il ristorante pari a 18,00 euro a persona. 

I soci e gli amici del Touring Club Italiano regolarmente iscritti alla manifestazione sono coperti da apposita polizza assicurativa per la responsabilità civile. 

Il Volontario Touring accompagnatore ha la facoltà di variare l’itinerario. La manifestazione si effettua anche in caso di pioggia. 

Il Club di Territorio di Salerno del Touring Club Italiano si riserva il diritto di accettare o meno la prenotazione. 

Manifestazione organizzata per i soci e gli amici del TCI e soggetta al regolamento della Commissione regionale consoli della Campania. 

Sono ammessi in via eccezionale i non soci perché possano constatare la qualità e l'interesse delle nostre manifestazioni, e quindi associarsi.

Vantaggio per i Soci

Vantaggi per i soci del Touring Club