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Padova, "L’impressionismo di Zandomeneghi"

Il fascino della Belle époque è protagonista assoluto della mostra dei dipinti di Federico Zandomeneghi allestita a Padova in occasione del centenario della scomparsa dell’artista. I volti, gli ambienti e i colori del pittore nato a Venezia, ma che di Parigi ha fatto la sua casa, raccontano storie, evocano atmosfere, rappresentano la socialità in un’epoca straordinaria per l’arte figurativa nella quale Zandomeneghi si è perfettamente ambientato con la sua personale interpretazione della suggestione impressionista. Il percorso espositivo è pensato per valorizzarne l’opera attraverso dipinti spesso sconosciuti al grande pubblico.
 
L’ARTISTA
Federico Zandomeneghi (Venezia 1842 - Parigi 1917) è stato un figlio d’ arte. Grande talento naturale e pieno di temperamento, ha però preferito la pittura alla vocazione di famiglia che lo avrebbe dovuto portare alla scultura. Giovane patriota lasciò la sua città, ormai liberata dal dominio austriaco e ricongiunta all’Italia, per Parigi dove divenne protagonista, insieme agli altri due italiani che come De Nittis e Boldini si inserirono con disinvoltura in quellla straordinaria officina della modernità, della cosiddetta “pittura della vita moderna”. Come gli Impressionisti, Degas e Renoir, con cui ebbe uno straordinario rapporto, Zandomeneghi è stato soprattutto l’ interprete dell’emancipazione della donna rappresentata nell’ambito della sua vita quotidiana, dei rituali scanditi da regole precise come la toilette, la passeggiata al Bois, la lettura, la conversazione, il teatro.

Attraverso uno stile inconfondibile e un uso raffinatissimo della tecnica del pastello egli ha saputo fermare le fisionomie, i gesti, le atmosfere, creando un immaginario femminile, quello della parigina, che sembra ancora molto attuale. Ma di Parigi, delle sue piazze, dei boulevard, dei caffè, dei teatri, egli è riuscito a fermare per sempre le atmosfere in un momento irrepetibile, divenendo tra i maggiori interpreti del fascino della Belle Époque.
 
La mostra, con circa cento opere, intende ripercorrere dagli esordi, in cui fu profondo il legame con Firenze e la rivoluzione dei Macchiaioli, rinsaldato dall’amicizia con Diego Martelli, una carriera straordinaria che lo ha visto testimone del passaggio da un naturalismo impegnato, con quadri di denuncia sociale, a una pittura che ha saputo interpretare in maniera molto personale le novità dell’Impressionismo. Attraverso dipinti ad olio e pastelli, molti dei quali sconosciuti al grande pubblico, provenienti dai grandi musei (come Brera, la Galleria d’ Arte Moderna di Palazzo Pitti e la Galleria d’Arte Moderna Ricci Oddi ) e dalle più esclusive raccolte private, sarà finalmente possibile riscoprire un vero talento e una personalità artistica finora non adeguatamente noti e valorizzati.