Scopri il mondo Touring
  • Viaggi
  • Eventi
  • >
  • Padova: "Corcos. I sogni della Belle Époque"

Padova: "Corcos. I sogni della Belle Époque"

Al palazzo Zabarella di Padova l’antologica più completa mai dedicata al pittore livornese Vittorio Corcos. Oltre 100 dipinti, in grado di ripercorrere la sua vicenda artistica, attraverso i suoi più noti capolavori, e a numerose opere inedite.
 
CORCOS,  I SOGNI DELLA BELLE ÉPOQUE
(dalla rivista "Touring. Il nostro modo di viaggiare" di settembre)
 
Un nome non molto conosciuto al di fuori della cerchia degl i appassionati. Eppure la fama di uno dei protagonisti della pittura figurativa dell’Italia umbertina era tale che nel 1933 Ugo Ojetti ebbe modo di scrivere: «Chi non conosce la pittura di Vittorio Corcos? Attenta, levigata, meticolosa, ottimistica: donne e uomini come desiderano d’essere, non come sono», e Cipriano Efisio Oppo, nel 1948, «Una pittura chiara, dolce, liscia, ben finita: la seta, seta, la paglia, paglia, il legno, legno, e le scarpine lucide di copale, lucide come le so fare soltanto io, diceva Corcos».
Ecco perché la rassegna di palazzo Zabarella rende il giusto merito al pittore livornese (1859-1933) con la più completa antologica a lui dedicata.  In mostra oltre cento dipinti, molti anche inediti, che ne ridisegnano l’intera vicenda.
Punto focale della mostra il celeberrimo Sogni (a lato e in gallery) della Galleria d’Arte Moderna di Roma, immagine simbolo della Belle Époque, che bene ne incarna l’atmosfera sospesa. Parasole, guanti, paglietta e trine per la giovane Elena Vecchi, che la forza della posa e la determinatezza dello sguardo, dalle palpebre pesanti e cerchiate, rendono modernissima nella loro inquietudine. Dai ritratti di Giosuè Carducci e Silvestro Lega a quelli dell’editore Emilio Treves, alle dame e ai riti del bel mondo parigino, di cui fu uno dei maggiori interpreti insieme a Boldini e De Nittis (divenendone il vero erede), alla realtà della pittura en plein air legata ai soggiorni a Castiglioncello, Corcos seppe tenere la barra attraverso i tanti cambiamenti politici, sociali e artistici di un mondo patinato il cui sogno di eleganza, bellezza e decoro, fatto di buone maniere e atmosfere sospese, annegò nel sangue delle trincee. In quella guerra che frantumò anche il mondo e il futuro dell’artista, portandogli via il suo unico figlio maschio, Massimiliano.
(Isabella Brega)