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Pablo Picasso

Guernica non c'è. La bandiera universale dell’orrore di tutte le guerre, alla quale Picasso aveva legato il proprio impegno politico vietandone l’esposizione in Spagna fino alla caduta del regime franchista, manca. Un po’ di delusione, ma si scorge il Ritratto di Dora Maar, la musa francese che con la sua macchina fotografica riuscì a documentare la creazione di Guernica, e più in là Olga in poltrona, la sposa ballerina, e gli effetti delle esperienze fotografiche cominciano a mischiarsi ai papiers collés in un vortice di storie e chiavi di lettura, per poi riconoscere il periodo blu nell’allegoria della Spagna licenziosa con la mezzana Celestina cieca da un occhio e gli studi del periodo africano verso la rivoluzione cubista, in un andirivieni a passeggio nell’arte in fieri di un secolo intero.
Da percorrere accompagnati dai testi della curatrice Anne Baldassari, direttrice del Musée Picasso a Parigi, da cui provengono le opere in mostra. Trovando infine anche Guernica, idealmente a Milano dal 1953, quando urlò il suo messaggio pacifista dalla sala delle Cariatidi devastata dalle bombe.

Elena Cenzato