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Napoli: visita Tci alla chiesa dei Santi Severino e Sossio

San Severino ha una storia antichissima. Alla fine del V secolo, il terreno, dove sorgerà il complesso, viene donato a San Benedetto dal console Anicio Equitio padre di San Mauro, discepolo prediletto di San Benedetto insieme a San Placido.

Alla fine del IX secolo per ordine del Vescovo Attanasio II, viene fondato un cenobio con 15 monaci che avrebbero seguito la regola di San Benedetto, dedicato a S. Severino Abate Apostolo del Norico (regione montuosa dell’Europa centrale).

Il monastero fu fondato nel X secolo dai monaci benedettini, quando, per le temute incursioni saracene, abbandonarono il vecchio monastero, situato sulla collina di Pizzofalcone, portando anche le reliquie di San Severino e lì vi trasferirono le reliquie di San Sossio, compagno di martirio di San Gennaro, rinvenute tra i ruderi del castello di Miseno.

“La più bella ecclesia che era in la dicta cita” è così che Giulio Cesare Capaccio definisce la chiesa in un saggio del 1643.

Solamente nel 1490 Francesco Mormando segnò le basi per quella che sarebbe stata la moderna chiesa che fu ultimata il secolo seguente da Giovanni Francesco di Palma. L’interno, con pianta a croce latina, è ad unica navata ai lati della quale si impostano sette meravigliose cappelle. In apice l’abside rettangolare, molto profonda, ospita l’altare di Cosimo Fanzago (1640) e la balaustra del presbiterio.

Nel 1783 l’altare maggiore subì modifiche per opera di Giacomo Mazzotti.

La cupola, disegno di Sigismondo Coccapani, con i suoi affreschi fiamminghi, fu eretta nel 1561.

Le ampie decorazioni del soffitto sono geometricamente ripartite mediante modanature in stucco (opera d Giuseppe Scarola).

Elaboratissimo il coro ligneo in noce, concluso nel 1573, fu progettato nel 1560 da Benvenuto Tortelli da Brescia; per gli intagli e l’ornato presto divenne un modello da imitare.

Imponente sull’opera di Tortelli si staglia il monumentale organo. Una vera meraviglia, nello spettacolare contesto napoletano, che con i sui 374 m² di affreschi (seconda metà del ‘600), gli intarsi lignei ricchissimi (‘500) e i preziosi pavimenti cosmateschi (vennero impiegati marmi di 14 provenienze diverse dalla Spagna alla Turchia) si conferma quale fulgido gioiello d’arte e storia; espressione del fasto e della ricchezza dei committenti religiosi e privati.

Le opere d’arte custodite nell'edificio vanno dal XVI al XVIII secolo.

Tra le cappelle si distingue per pregio la cappella Medici di Gragnano.

Nella zona dell’abside si ricordano la cappella Sanseverino e quella di Girolamo Gesualdo.

Un corridoio del XV sec., dall’antisagrestia conduce alla chiesa Inferiore rinascimentale curata da G. F. Mormando nella quale sono numerose tombe del ‘500.
Nel XVIII sec. Giovanni del Gaizo ne curò la facciata. In chiosa si citano i chiostri del monastero: il cortile del Platano; lo spazio del Noviziato ed il chiostro del Marmo.

Il Monastero dal 1835 è sede dell'Archivio di Stato di Napoli.

 

Visita guidata notturna e teatralizzata poi a seguire aperitivo e snack finale.

Quote: 10 € a persona

Altre informazioni utili: 

E’ consigliata la prenotazione presso il Club di territorio di Napoli inviando una mail a:

napoli@volontaritouring.it

Altre informazioni utili: 

. Quote: 10 € a persona

. Numero massimo di partecipanti: 60 persone.