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Napoli: "Lucio Amelio dalla modern art agency alla genesi di Terrae Motus (1965-1982). documenti, opere, una storia..."

Questa mostra, dedicata a Lucio Amelio (1931-1994) in occasione dei vent’anni dalla sua scomparsa e organizzata in collaborazione con l’Archivio Amelio, ripercorre la storia di uno degli indiscutibili protagonisti della storia dell’arte contemporanea, che ha contribuito a rendere Napoli uno dei centri più importanti della produzione e della riflessione artistica degli ultimi decenni a livello nazionale e internazionale. Ma è anche la storia dei tanti artisti, collaboratori e compagni di strada che hanno condiviso la loro ricerca con Amelio. Ed è, in qualche modo, anche la storia che conduce, oggi, all’esistenza di un museo come il Madre.
 
La mostra, che si concentra sugli anni dal 1965 al 1982 (ovvero gli anni fondativi di un metodo e di una visione dell’arte culminati appunto con la costituzione della Fondazione Amelio e la genesi di Terrae Motus), presenta opere fondamentali di più di cinquanta artisti, risultato di una meticolosa ricerca d’archivio sulle mostre organizzate da Amelio, insieme a un imponente corredo documentario costituito da una selezione di più di cinquecento documenti storici, molti esposti per la prima volta, provenienti dall’Archivio Amelio e da altri archivi pubblici e privati: lettere autografe, progetti di mostre e schizzi di allestimento, fotografie, inviti, manifesti, libri, cataloghi, brochure, edizioni numerate, progetti architettonici ed ingegneristici.
 
IL PERCORSO ESPOSITIVO. 
Nelle prime sale è documentata la ricerca sui rapporti fra astrazione e figurazione alla fine degli anni Sessanta (con opere, fra l’altro, di Renato Barisani, Lucio Fontana. Piero Manzoni, Paolo Scheggi, fino alla successiva collaborazione con Alberto Burri, culminata nella realizzazione a Capodimonte, nel 1978, del Grande Cretto Nero). Seguono le sale dedicate agli artisti dell’Arte Povera, in cui sono presentate opere fondamentali, fra gli altri, di Pierpaolo Calzolari, Luciano Fabro, Mario e Marisa Merz, Giulio Paolini, Michelangelo Pistoletto, Gilberto Zorio, a partire dalla ricostruzione della mostra personale di Jannis Kounellis con cui, nel 1969, inaugurò la sede della galleria in Piazza dei Martiri e che segnò una svolta anche nella sua programmazione. Questa sezione è approfondita, nella sale seguenti, dalle opere e dai documenti dedicati alla “Nuova Creatività nel Mezzogiorno” e alla ricerca performativa e teatrale (Vito Acconci, Lea Lublin, Charlemagne Palestine, Gruppo XX, Falso Movimento e Teatro Studio di Caserta), alle ricerche concettuali (con un’inedita presentazione di opere su carta di James Lee Byars, insieme a opere di Daniel Buren e Dan Graham), fino alle sale dedicate alla Pop Art e all’arte “rivoluzionaria” e alla “scultura sociale” beuysiana (esposti, fra l’altro, insieme a ritratti, disegni e multipli, due lavori simbolo della collezione Terrae Motus realizzati prima del 1982: Fate Presto, 1982, di Andy Warhol – ispirato alla copertina del “Mattino” del 26 novembre 1980 – e Terremoto in Palazzo, 1981, di Joseph Beuys).

La seconda parte del percorso espositivo si articola fra opere cardine di artisti quali Francesco Clemente, Mimmo Paladino, Nicola De Maria, di Nino Longobardi, Luigi Ontani, Ernesto Tatafiore, accanto alle opere di Tony Cragg, Robert Rauschenberg, Gerard Richter e Cy Twombly. Chiude il percorso espositivo al terzo piano una selezione di opere fotografiche e filmiche, fra gli altri, di Bernd e Hilla Becher, Fabio Donato, General Idea, Gilbert & George, David Hockney, Mimmo Jodice, Wilhem Von Gloeden, e un’ampia sala di documentazione che comprende un ritratto di Amelio di Mario Schifano connesso all’avvio del progetto Terrae Motus. Nell’ambito della mostra è presentato infine, presso la sala che domina il secondo cortile del museo, Delle distanze dalla rappresentazione (1969), installazione ambientale di Carlo Alfano entrata nel 2013, insieme all’opera di Nino Longobardi, Terrae Motus, 1980, nella collezione permanente del Madre.
 
- In alto a destra: Andy Warhol, Lucio Amelio, 1975. Courtesy Collezione Privata, Napoli