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Napoli, alla scoperta della città: L'albergo dei poveri e il Cimitero delle 366 fosse.

L'Albergo dei Poveri può senza dubbio essere considerato il maggiore intervento pubblico realizzato alla metà del settecento a Napoli per volere dei sovrani borbonici. Nel 1751 Carlo di Borbone affidò all'architetto Ferdinando Fuga la costruzione di un gigantesco edificio, allora detto "Reclusorio", che nelle sue intenzioni doveva svolgere la funzione di ospizio per i poveri e arrivare ad accogliere fino a ottomila persone. Fu costruito lungo la via Foria, che proprio in quegli anni andava assumendo la funzione di ingresso d'onore della città, ma non fu mai compiuto secondo il progetto originario che prevedeva per il fronte principale una lunghezza di 600 metri.

Alla fine dei lavori, che si protassero per tutto il Settecento e i primi decenni dell'Ottocento, la parte costruita con i suoi 350 metri di lunghezza corrispondeva solo a un quinto del volume progettato. Pur incompiuto, l'Albergo dei Poveri resta un "unicum" di eccezionale interesse, da considerare non solo come un episodio architettonico di grandi dimensioni, ma come un vero e proprio progetto urbanistico, un intervento "fuori scala" capace di "segnare" il centro urbano di Napoli, celebrando così la gloria e la munificenza del monarca.

 

Cimitero delle 366 fosse: se l’Albergo rispondeva alle esigenze di vita dei poveri del regno, il Cimitero delle 366 fosse rispondeva all’ultima fase della loro esistenza, la morte. Esso rappresenta un episodio unico non tanto per il suo significato, quanto per la maniera matematica e impersonale con cui l’architetto lo concepì, tanto da farne un macabro e preciso calendario della morte.

 

Riferimenti bibliografici: Guida rossa della città di Napoli, TCI 2007

 

 

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