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MONTONE (Pg) - Settimana della Cultura

I Mulini e la storia del territorio
L'Alta Valle del Tevere, fra Stato della Chiesa e Granducato di Toscana
 
Montone Complesso Museale di San Francesco
sabato 21 aprile 2012, dalle ore 16,30
 
RELATORI: Giovanni Cangi, Alvaro Gragnoli, Adriano Bottaccioli
 
Conferenza - dibattito sui mulini idraulici dell’Alta Valle del Tevere.
 
A seguire spiegazione – degustazione di alcuni piatti cucinati con ingredienti provenienti dal lavoro della macina
 
INGRESSO GRATUITO

Nel contesto storico e ambientale dell’Alta Valle del Tevere i mulini idraulici, assieme alle antiche pievi, abbazie e fortificazioni medievali, costituiscono i cardini dell’organizzazione militare, religiosa, sociale ed economica del territorio. Sebbene non siano annoverati nell’elenco dei beni monumentali veri e propri, i mulini idraulici costituiscono delle testimonianze di indubbio valore culturale e ambientale. Nell’Alta Valle del Tevere i criteri seguiti per la dislocazione di questi manufatti si basa sulle caratteristiche orografiche e idrografiche del territorio di pianura, diverse da quelle delle valli laterali. Fra questa assume particolare significato la valle del Carpina, con i centri abitati di Pietralunga, Montone e Umbertide. Tuttavia il modo di sfruttare le risorse idriche del territorio costituisce anche l’espressione di una diversa organizzazione sociale che emerge oltre il confine storico fra lo Stato della Chiesa e il Granducato di Toscana, dove si distingue il Canale dei Mulini, rappresentato anche da Leonardo da Vinci nel 1502, sullo sfondo della bellissima mappa della Valdichiana.

 

Intervista al Dott. Ing. Giovanni Cangi
 
Ci sono dati storici certi da cui Lei è partito?
I riferimenti storici sui mulini idraulici della Valle del Carpina e più in generale del territorio altotiberino sono costituiti dal numero considerevole di questi manufatti.
La migliore ricerca è quella sul campo; dal rilievo, dall'esame dei materiali utilizzati per la loro costruzione, dallo studio della macchina idraulica e dal confronto si possono trarre dati utili alla comprensione degli aspetti tecnologici e socio-economici che ne hanno determinato la diffusione nel territorio.
 
Che tipo di strutture erano quelle che esistevano nella valle del Carpina?
La tipologia di questi mulini non è specifica della valle del Carpina. In tutta l'Italia centrale, lungo i corsi d'acqua a regime torrentizio, si trovano mulini idraulici con queste caratteristiche, da ricondurre alla tradizione dei mulini a ruota orizzontale (o a ritrecine) e dei sistemi di irrigazione arabi, diffusa nel bacino del mediterraneo già alla fine del primo millennio.
Nel nord Africa, in Sicilia e in Spagna si trovano mulini con queste caratteristiche, mentre i mulini romani sfruttavano soprattutto la forza animale (Erano i cosiddetti "Mulini a sangue").
La turbina a ruota orizzontale, per quanto diffusa, è per molti sconosciuta, forse perchè più nascosta, quindi prevale l'immagine classica del mulino a ruota verticale, complice la pubblicità, che però non si addice proprio alla nostra realtà.
Su questo aspetto sottolineo l'importanza che potrebbero avere le scuole nella riscoperta di questo ricco patrimonio culturale legato alle nostre tradizioni.
 
Ci sono ancora delle "tracce" oltre a quella di Morena?
Sono andato alla ricerca di questi manufatti risalendo la valle del Carpina e solo in parte quella del Carpinella, prendendo spunto dalle cartografie IGM dove sono riportate indicazioni molto precise. Una ricerca sviluppata con il contributo del CAI-Sezione di Città di Castello, della Pro-loco di Montone e di altri appassionati, che ha permesso di individuare almeno dieci siti nella sola valle del carpina, in gran parte abbandonati, se non addirittura cancellati nei pochi casi in cui si è intervenuti con devastanti opere di "ristrutturazione". A riguardo fornisco un elenco, solo per dare qualche indicazione più precisa:
Presso Montone:
- Mulino di Sopra
- Mulino di Sotto
Risalendo il torrente Carpina:
- Mulino del Colle
- Mulino della Casella
- Mulino di Caigisti
- Mulino di Col di Pinzo
- Mulino di Cainardi
- Mulino Corsi (Fonteroccoli)
- Molinacio (Molino delle Valcelle)
- Molino Maccheroni
- Molino della Mandrelle.
Lungo il Carpinella da sottolineare il Molino delle Carpini e tutti gli altri mulini verso Pieralunga.
Il merito di questa ricerca, se posso permettermi, non sta nell'individuazione dei mulini, quanto nell'aver evidenziato il ruolo che questi manufatti hanno assunto fin dal medioevo come poli di aggregazione socio-economica per lo sviluppo del territorio. Il mulino, infatti, non è mai una struttura isolata, ma è a servizio di una comunità. In genere è collocato lungo il torrente a fianco della strada; nelle vicinanze si trova la chiesa e più in alto, in posizione dominante, il sito di un'antica fortificazione.
Un sistema strutturato che comprende la chiesa, la fortificazione e il mulino, come elementi essenziali, serviti da una viabilità adeguata, che hanno dato origine ad una tipologia d'insediamento diffusa nella valle del Carpina e in altre aree locali. Per questo allargherò la visuale sull'Altotevere, presentando uno studio sulle caratteristiche tecnologiche di questi mulini svolto con gli allievi del Corso Geometri del' Istituto "Salviani" di Città di Castello nell'ambito del progetto "Architettura e territori".